Il Tirreno

Versilia

Quei chioschi inaugurati e mai aperti

Giada Menichetti
Quei chioschi inaugurati e mai aperti

Taglio del nastro in pompa magna, ma mancano ancora i bagni

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VIAREGGIO. All’inaugurazione dei chioschi per il pesce, poco più di un mese fa lungo la banchina Maria Luisa, erano intervenute fior di autorità da tutta la Toscana, con il sindaco di Viareggio Marcucci incaricato degli onori di casa e del fatidico taglio del nastro. Un battesimo con tutti i crismi, per un’opera rincorsa quattro anni e destinata a rilanciare l’immagine dei pescatori viareggini. Ma quei sei stalli nuovi di zecca, cinque riservati alla vendita e uno adibito a ghiacciaia, aspettano ancora di alzare la saracinesca. Il motivo è che mancano i servizi igienici, elemento indispensabile per ottenere il via libera dalla Asl. «I lavori sono in corso - conferma Maurizio Acampora, rappresentante della cooperativa “Mare Nostrum” che ha finanziato il progetto -: contiamo di aprire a metà novembre».

Quel che stupisce, però, è che questa non è stata una scoperta “in corso d’opera”, uno di quegli inghippi burocratici capaci di bloccare ogni progetto a pochi metri dal traguardo: fin dal momento dell’inaugurazione, infatti, tutti sapevano che sarebbero trascorse altre settimane prima dell’apertura effettiva, e viene dunque da chiedersi se invece di un battesimo “a rate” non sarebbe stato meglio aspettare qualche giorno in più ma consegnare ai pescatori delle strutture realmente agibili. «È stato un atto formale - spiega lo stesso Acampora - che ci serviva per dare concretezza al nostro progetto. I permessi ci sono tutti, non abbiamo avuto pressioni particolari, è solo questione di scelte».

Voglia di dare un segnale, quindi, magari a qualche scettico di turno visto che la genesi dei chioschi è stata a dir poco sofferta: prima la concessione rilasciata dall’ufficio demanio del Comune alla “Mare Nostrum”, nell’aprile 2003, poi lo stop imposto nel 2005 dall’ufficio infrazioni edilizie, che contestava alla cooperativa presunte violazioni alla normativa urbanistica per la realizzazione abusiva dei manufatti. Intervallati dalla decadenza della concessione e da due differenti versioni del Piano Regolatore Portuale, una che non prevedeva i chioschi e l’altra, approvata con un iter lungo un anno, che invece ne ha consentito l’apertura.

Fino al taglio del nastro, datato 22 settembre 2007, che ha (per ora solo in teoria) battezzato i nuovi chioschi lungo la banchina, destinati ad ospitare la vendita del pescato per alcune delle barche che, storicamente, piazzavano ombrelloni e cassette sul molo, vicino alla passerella. «Queste strutture - prosegue Acampora - nascono prima di tutto per garantire il rispetto delle basilari prescrizioni igienico-sanitarie, sanando una situazione che oggi, sul lungomolo, non è proprio ideale da questo punto di vista, e in seconda battuta per cancellare definitivamente l’immagine del pescatore sporco e disordinato, dando finalmente un’organizzazione stabile alla vendita diretta del pesce».

E, non ultimo, per dare concretezza a progetti e collaborazioni che oggi esistono, ad esempio, fra pescatori e ristoranti, ma senza il conforto dell’ufficialità. Il tutto ad una sola condizione: rendere finalmente operativi i chioschi.

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