Sicurezza
«Polemica sterile sul film di Lee»
Silicani: «Non è un documentario sull'eccidio di S.Anna»
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PIETRASANTA. «Una ricostruzione cinematografica fasulla, che non tiene conto della realtà storica». Contro il film di Spike Lee sull’eccidio di Sant’Anna si alzano gli strali dell’Associazione Partigiani, la sezione Lombardi di Pietrasanta, con una nota a firma di Moreno Costa, Enio Mancini, Giovanni Cipollini e dell’ex sindaco di Stazzema Gianpiero Lorenzoni. Che parlano di «falso storico quando si sostiene che l’eccidio sarebbe stato causato dalla volontà delle Ss di cercare un partigiano rifugiatosi nei boschi». Una stilettata che trova l’immediata replica del sindaco di Stazzema, Michele Silicani. «Non è il caso di alimentare polemiche su questa vicenda- sostiene Silicani- La produzione si è avvalsa di consulenze autorevoli, come quella del prof. Pezzino, e ha avuto a disposizione il materiale emerso dalle testimonianze del processo tenutosi al Tribunale Militare di La Spezia.
Non ho letto la sceneggiatura che, è bene ribadirlo, si basa sul romanzo di James McBride “Miracle at St.Anna”, in quanto la produzione gode di diritti d’autore: non si dovrebbe turbare l’equilibrio raggiunto né porre dubbi sulla qualità di un progetto che farà conoscere gli accadimenti di Sant’Anna in tutto il mondo. A La Spezia- prosegue Silicani, avvalendosi degli atti- ha testimoniato anche un’ ex Ss, il caporale dell’VIII compagnia Beckerth, il quale ha dichiarato che l’ufficiale presente sulla piazza della chiesa disse alle persone condotte sul sagrato, circa 140, che se trascorso l’ultimatum non avessero indicato dove si trovavano i partigiani, gli uomini, allora sarebbero stati fucilati: ma le Ss adoperarono questo sistema per coprire una strage in realtà pianificata in ogni dettaglio, perché è stato dimostrato che di partigiani a Sant’Anna non ce ne era più da diverso tempo.
E non è il caso di turbarsi per un nome inventato, come quello di Papalla: il film, e questo è l’aspetto chiave, si basa sul romanzo di McBride e non è un documentario sull’eccidio. Quindi se da parte di uno dei più grandi registi al mondo vengono adoperate delle licenze artistiche non c’è nulla di male: si vuole mettere in dubbio lo spessore morale di Spike Lee, pacifista dichiarato e capace di denunciare con forza drammatici episodi di discriminazione razziale? Bisogna giudicare il prodotto finito: trovo sbagliato che qualcuno voglia cercare ad ogni costo un motivo di critica o di polemica, attaccando per giunta una produzione internazionale che consentirà la divulgazione dell’eccidio verso milioni di persone, contribuendo in maniera determinante alla conservazione della memoria.
Sia il regista che gli attori stanno lavorando con estrema serietà e alcuni di loro si sono detti favorevoli a organizzare insieme eventi e manifestazioni per Sant’Anna, come Favino o de Santis. Infine non credo che il pensiero dei quattro firmatari sia quello dell’intero Anpi versilese o ancorpiù toscano: io stesso sono tesserato come antifascista e mi riconosco in questi valori».
Non ho letto la sceneggiatura che, è bene ribadirlo, si basa sul romanzo di James McBride “Miracle at St.Anna”, in quanto la produzione gode di diritti d’autore: non si dovrebbe turbare l’equilibrio raggiunto né porre dubbi sulla qualità di un progetto che farà conoscere gli accadimenti di Sant’Anna in tutto il mondo. A La Spezia- prosegue Silicani, avvalendosi degli atti- ha testimoniato anche un’ ex Ss, il caporale dell’VIII compagnia Beckerth, il quale ha dichiarato che l’ufficiale presente sulla piazza della chiesa disse alle persone condotte sul sagrato, circa 140, che se trascorso l’ultimatum non avessero indicato dove si trovavano i partigiani, gli uomini, allora sarebbero stati fucilati: ma le Ss adoperarono questo sistema per coprire una strage in realtà pianificata in ogni dettaglio, perché è stato dimostrato che di partigiani a Sant’Anna non ce ne era più da diverso tempo.
E non è il caso di turbarsi per un nome inventato, come quello di Papalla: il film, e questo è l’aspetto chiave, si basa sul romanzo di McBride e non è un documentario sull’eccidio. Quindi se da parte di uno dei più grandi registi al mondo vengono adoperate delle licenze artistiche non c’è nulla di male: si vuole mettere in dubbio lo spessore morale di Spike Lee, pacifista dichiarato e capace di denunciare con forza drammatici episodi di discriminazione razziale? Bisogna giudicare il prodotto finito: trovo sbagliato che qualcuno voglia cercare ad ogni costo un motivo di critica o di polemica, attaccando per giunta una produzione internazionale che consentirà la divulgazione dell’eccidio verso milioni di persone, contribuendo in maniera determinante alla conservazione della memoria.
Sia il regista che gli attori stanno lavorando con estrema serietà e alcuni di loro si sono detti favorevoli a organizzare insieme eventi e manifestazioni per Sant’Anna, come Favino o de Santis. Infine non credo che il pensiero dei quattro firmatari sia quello dell’intero Anpi versilese o ancorpiù toscano: io stesso sono tesserato come antifascista e mi riconosco in questi valori».
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