Il Tirreno

Versilia

Rumeni, soluzione per la metà delle famiglie

Donatella Francesconi
Rumeni, soluzione per la metà delle famiglie

Una decina di bambini ancora dormono in strada Il sindaco: troppe porte chiuse per pregiudizio

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VIAREGGIO. Una decina di minori, dai pochi mesi ai 14 anni, dopo aver lasciato come le famiglie lo stabile ex Telecom alla Migliarina dormono da domenica notte dove capita. Che significa più o meno all’aperto, più o meno in strada. Inutile girarci intorno, spiega il sindaco Marcucci all’indomani della restituzione dell’immobile alla proprietà: «Avevamo chiesto venti giorni ancora, non ci sono stati concessi». E con i migranti rumeni che hanno abbandonato il rifugio di fortuna, sembra sgomberata anche la “pietas” dovuta ai cuccioli d’uomo senza un tetto sulla testa. A Viareggio, Toscana “felix”, Italia: dove qualcuno che si è reso disponibile ad affittare la propria abitazione, raccogliendo l’appello dell’amministrazione comunale - racconta Marcucci - «si è visto costretto a cambiare idea a causa della gente intorno pronta rendergli la vita impossibile».

Nel ringraziare quanti hanno reso possibile il progetto di accoglienza che al momento ha interessato il 50% dei nuclei familiari ex occupanti dell’ex Telecom (a partire dal vice presidente del Senato, Milziade Caprili e dalla parlamentare Ds Raffaella Mariani), il primo cittadino racconta di «casi di grande generosità senza i quali non avremmo potuto lavorare », ma anche di «una consapevolezza acuta per cui alcune cose non sono state possibili a causa di forti elementi di pregiudizio». E di porte «che sarebbero state anche aperte, ma si sono richiuse a causa del pregiudizio più vario». Lo stesso atteggiamento, ricorda Marcucci, «che ho letto in un comunicato dei residenti alla Migliarina nel quale si sosteneva che non ci può essere integrazione perché si tratta di persone che vivono diversamente. Il nostro lavoro va in senso opposto, affinché si possa vestire ognuno come ci pare, ma un po’ alla volta trovare le condizioni per non dover lavare i vetri, chiedere l’elemosina, o fare di peggio».

Senza chiudere gli occhi davanti al fatto «che, a proposito della “tolleranza zero” con la quale ci riempiamo la bocca, se avessi un bambino di tre mesi e nemmeno una goccia di latte, personalmente credo farei qualsiasi cosa...». Sindaci sceriffi. Il modello Viareggio («meno lavavetri e più condizioni umane stabili»), che Marcucci ha provato a sperimentare coinvolgendo nell’emergenza il proprio assessorato al sociale, non è quello dei “sindaci sceriffi”: «Il che non significa - spiega ancora il sindaco - che non abbiamo bisogno di maggiore severità. Ma che dobbiamo rimboccarci le maniche per politiche di integrazione più serie». La legge italiana, ricorda Marcucci, «impone al cittadino comunitario che voglia risiedere in Italia di dimostrare, trascorsi i primi tre mesi, la condizione di autonomia economica. Ma la norma non dice niente su quello che va fatto per aiutare quel cittadino e su cosa accade se la condizione non è dimostrata». Rifondazione.

«È finita come volevano alcuni cittadini e la solerte circoscrizione», scrive il segretario cittadino, Alberto Giorgi, che continua: «La ex Telecom è stata chiusa. Nessuno vi potrà accedere. Nessuno potrà stare nelle sue stanze fatiscenti con le finestre sprangate da mattoni. O usare i sui bagni senza acqua. O prendere energia dai suoi impianti elettrici appesi ai muri. Tutto ora è silenzio e abbandono. Senza più le fastidiose voci dei bimbi o il chiacchiericcio rumoroso di donne e uomini nullafacenti. L’inutilità del luogo è stata riconfermata. E i rimanenti Rom in pineta. Il clima non è proprio estivo ma lì devono stare. Invisibili. Purché non rubino per mangiare. Siamo nel pieno della legalità e della sicurezza ». Alla contestazione, Marcucci replica: «Primo, in pineta ci vivevano da cinque anni. Invisibili. Secondo, nella loro condizione gli mancava solo un procedimento penale».

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