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Versilia

La poliziotta e il boss camorrista

Claudio Vecoli
La poliziotta e il boss camorrista

È uscito per Einaudi «Rosa elettrica», ultimo noir di Giampaolo Simi

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VIAREGGIO. Una agente di polizia e il pericoloso detenuto che deve sorvegliare. Sono i due protagonisti di Rosa elettrica, il nuovo romanzo noir dello scrittore viareggino Giampaolo Simi uscito in questi giorni per la collana «Stile libero» di Einaudi. Una storia avvincente, dal ritmo serrato e incalzante. E che potrebbe ben presto diventare un film, visto che due importanti case di produzione italiane si sono contesi i diritti cinematografici a suon di euro.

 Cominciamo con una piccola delusione per il tuo pubblico viareggino. Stavolta niente Versilia a far da scenario alla storia.
 «Beh, sì. La vicenda è ambientata in gran parte nella nostra regione, ma a differenza de «Il corpo dell'inglese» (primo romanzo di Simi per Einaudi, ndr) questa volta non ci sono riferimenti a Viareggio. A far da sfondo al libro c'è infatti infatti la Toscana dell'entroterra. E, anche se non ci sono riferimenti geografici specifici, mi sono rifatto a certi paesi fra Cecina, Volterra e Pontedera».

 Protagonista del romanzo è la Rosa del titolo, una agente di polizia alle prime armi...
 «È la prima volta che mi cimento con una protagonista donna. E devo dire che pensare - e poi scrivere - al femminile è stata una sfida sicuramente interessante. Anche se non credo che in futuro ripeterò questa esperienza. Il mondo della letteratura noir, fra l'altro, è molto maschile. E per certi versi stereotipato. È raro, invece, trovare una storia incentrata su una donna».

 Lo stile, invece, è rimasto lo stesso?
 «A parte il protagonista femminile, direi proprio che questo è un noir classico. Semmai, a differenza de «Il corpo dell'inglese» in cui la storia era raccontata da più punti di vista, questo nuovo romanzo ha una trama più lineare».

Dopo il terrorismo, la camorra. Anche questa una novità? «In realtà, più che la camorra, in questo libro mi rifaccio alla criminalità organizzata del sud. Cocìss, il giovanissimo boss che Rosa ha in custodia, potrebbe arrivare a Napoli come in un quartiere degradato di Bari o Catanzaro. E l'organizzazione criminale di cui fa parte potrebbe essere al tempo stesso la camorra, come la ‘ndrangheta o la sacra corona unita».

 «Rosa elettrica» è il secondo romanzo per Einaudi. Come è nato il soggetto? È legato ad una storia vera?
 «No, non mi sono ispirato a fatti realmente accaduti. Quanto alla storia, l'avevo in testa da parecchio tempo, ma non mi ero mai messo a scriverla. Un giorno, mentre mi trovavo al tavolo di un locale a Roma, ne ho parlato ad un amico che lavora nel mondo del cinema. E lui mi ha subito spinto a scriverla. Diciamo che mi mancava la molla per lavorarci su».

 A proposito di cinema: il libro potrebbe presto diventare un film.
 «È successo un fatto abbastanza inconsueto per il mondo dell'editoria. Prima ancora che il romanzo uscisse nelle librerie, due case di produzione si sono contese i diritti cinematografici. Ne è nata una sorta di asta e adesso la vincitrice - una delle case italiane più importanti - ha acquisito i diritti per un anno. Questo naturalmente non significa che il libro diventerà necessariamente un film. Ma indubbiamente, visto l'interessamento, ci sono buone probabilità che accada. E io, ovviamente, me lo auguro».

 Uscito il libro, stai già lavorando al prossimo romanzo?
 «Adesso vediamo come va in libreria. Anche perché i rapporti con le case editrici sono legati anche all'andamento delle vendite. Per il momento mi attende un piccolo tour de force promozionale in giro per il centro e il nord Italia che inizierà proprio in questi giorni da Livorno. Poi, naturalmente, ci rimetteremo al lavoro».

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