Il Tirreno

Versilia

La meritocrazia che non piace ai carristi

Claudio Vecoli
La meritocrazia che non piace ai carristi

Svelate le trattative per il rinnovo del bando. «No» all'aumento dei premi

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VIAREGGIO. Un incremento più contenuto per il compenso dei carri in cambio di un più robusto aumento dei premi in denaro per i primi tre classificati. È la proposta scritta nero su bianco alla fine di maggio dalla Fondazione Carnevale (e recapitata in quei giorni a tutti i costruttori) al momento di riscrivere il nuovo bando di concorso. Ma che all’epoca fu rigettata dai carristi. A renderla pubblica e riportarla così in auge è il presidente della Fondazione Carnevale, Elio Tofanelli. Di fronte alle accuse di scarsa meritocrazia pronunciate dal leader dell’Assocarristi, Fabrizio Galli, prima della presentazione dei bozzetti dei carri (poi disertata da tutti i costruttori), Tofanelli risponde indirettamente rendendo nota una proposta partorita dalla Fondazione con la quale si volevano premiare i meriti dei carristi più bravi ma che proprio i carristi hanno di fatto restituito al mittente. Nel documento del maggio scorso, infatti, Palazzo delle Muse ventilava l’ipotesi di «aumentare del 50 per cento l’ammontare dei premi ritennendo, per questa via, di stimolare ulteriormente la competizione e la valorizzazione del merito».

Ma la proposta, evidentemente, non fu accettata dai costruttori. Che hanno preferito «spalmare» un aumento consistente su tutti i costruttori anziché premiare (anche economicamente) soltanto i più meritevoli. Il ragionamento - sia pure non esplicitato da parte del presidente della Fondazione - è dunque chiaro. I costruttori che (oggi) accusano la Fondazione di non aver utilizzato il criterio della meritocrazia nell’applicazione del nuovo bando di concorso, sono stati i primi (a maggio) a non volere che fosse riconosciuto un incentivo in denaro ai costruttori più capaci. E poiché fra le accuse rivolte dai carristi alla Fondazione Carnevale c’è anche il metodo ritenuto sbagliato circa l’assegnazione dei carri (e, in particolar modo, la scelta di Enrico Vannucci per un carro sperimentale di prima categoria e l’esclusione di Giovanni Maggini dai carri di seconda categoria), Tofanelli rende pubblici anche i bozzetti dei tre carri che sono stati esclusi dal consiglio di amministrazione: quello di Giovanni e Libero Maggini dedicato al grande Totò, quello della Decorart di Servetto e Lazzari che prende in giro i politici che si divorano il Belpaese e quello di Adolfo Milazzo sul Carnevale e il mare.

Una (rara) operazione di trasparenza, quasi a voler sottoporre le scelte fatte dalla Fondazione Carnevale al giudizio della città. E visto che un nuovo fronte di polemica fra carristi e Fondazione sembra già aprirsi sulla riammissione in concorso del carro doppio di Roberto Vannucci e Carlo Lombardi, si cerca di disinnescarle all’origine rendendo pubbliche le proposte fatte a maggio ai carristi. Qui, infatti si sollecitava «la sperimentazione di associazioni fra i carristi per la realizzazione di “spettacoli” composti anche da più carri, complessi o mascherate oltre alla ricerca di contaminazioni con forme spettacolari diverse come il teatro di strada, il circo ed altre». Sollecitazione subito raccolta da Vannucci e Lombardi.

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