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Porto, Consorzio Etruria torna in corsa

Porto, Consorzio Etruria torna in corsa

Rompe con Azimut e si allea a Ferragamo contro Teseco e Finedil

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VIAREGGIO. Sorpresissima. Dalla corsa al pacchetto di minoranza della Viareggio Porto esce uno spiffero, anzi una potente raffica di vento che scompagina le carte in tavola. Una sorpresa che porta il nome del Consorzio Etruria, che torna alla ribalta schierandosi al fianco del gruppo Ferragamo.
 Un colpo di scena di cui solo pochi addetti ai lavori erano al corrente, che sarebbe maturato alla fine di giugno quando, di fatto, si è spezzato il feeling tra Azimut e il consorzio con sede a Montelupo Fiorentino, che in prima battuta si erano presentati insieme. Diversità di vedute abbastanza frequenti nel corso di una gara dal piatto ricco come questa. Ma Etruria di mollare la posta in palio proprio non ne vorrebbe sapere. E così, nel corso dell'estate, sembra che sia maturato l'accordo con il gruppo Ferragamo.

Nella compagine che sta provando la scalata al 48% della Viareggio Porto, in realtà, figura il Consorzio Costruttori Ravennate, di cui Etruria è socio da diversi anni. E sarebbe proprio il gruppo empolese, nella prospettiva di una vittoria, a entrare nel grande business del porto turistico.
 La presenza del Consorzio Etruria, che a Viareggio in passato ha realizzato opere abbastanza importanti (case popolari al Varignano e alla Migliarina e diversi parcheggi) rende ancora più appassionante e incerto questo testa a testa tra le due cordate residue. Perché si tratta di un soggetto forte dal punto di vista economico e con solidi rapporti in Regione, e perché si allea con Ferragamo, anch'egli un pezzo da novanta, con soldi e credibilità da mettere sul piatto.

 I rivali. Dall'altra parte, Teseco punta decisamente sulla sinergia tra grande nautica e ricettività alberghiera. L'azienda pisana, che funge da capo-cordata con il suo 50% delle quote, attraverso Cala De' Medici vuole affermare la propria esperienza maturata nel porto di Rosignano. A suo fianco si schierano aziende di peso come la Finedil di Cesare Lazzarini (14% del pacchetto più l'1% del Principe di Piemonte), il gruppo edile Baldassini e Tognozzi con il 6% (collegato a Riccardo Fusi, titolare della catena alberghiera Unahotels). Il resto delle quote appartiene al gruppo Effebi di Giuseppe Balducci, l'uomo che ha inventato Overmarine e i suoi Mangusta.

 La rabbia. Ieri mattina, intanto, Stefano Varia, leader di Sviluppo Porto (cordata esclusa per i famosi sei minuti di ritardo nella presentazione della busta con l'offerta) ha incontrato il presidente Stefano Maestrelli per chiarire la propria posizione. L'imprenditore avrebbe ribadito che due delle ditte che facevano parte del «cartello» hanno rinunciato alla firma, invalidando così l'offerta anche qualora fosse arrivata entro il tempo massimo. Il ricorso che qualcuno aveva ventilato adesso sembra meno probabile. Varia però ha chiesto e ottenuto che l'offerta e la sua documentazione fosse comunque protocollata agli atti.

 Sabato il verdetto. Sabato alle 10 il momento della verità: nella sala "Matteo Valenti" del Comune la commissione composta dal direttore generale Massimo Lucchesi e dai tre saggi dell'Università di Pisa annuncerà il nome del socio di minoranza di Viareggio Porto, alla presenza di un rappresentante per ogni gruppo interessato. Sarà l'atto finale di questo scontro. E si aprirà una nuova pagina, con progetti, realizzazioni e piani finanziari.

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