Attenzione
La rivolta dei giurati«Questa presidente non ci rappresenta»
Due si dimettono, dieci scrivono al sindaco schierandosi contro Rosanna Bettarini
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Dieci giurati del premio letterario “Viareggio-Repaci”, a una settimana dalla premiazione, guidano la rivolta contro la presidente Rosanna Bettarini accusata di «aver agito ripetutamente negli ultimi mesi senza rispettare le regole, lo spirito del premio e il buon senso». La pensano così Maurizio Cucchi, Alba Donati, Giorgio Ficara, Giovanni Gozzini, Raffaele Manica, Carla Moreni, Claudio Piersanti, Elisabetta Rasy, Mario Santagostini e Giorgio Van Straten. Se non bastasse, altri due - l’italianista Alfonso Berardinelli e lo scrittore Ferruccio Parazzoli - ieri hanno rassegnato le proprie dimissioni.
Al centro di un contendere lungo un anno (le diverse anime del Premio si erano già affrontate in occasione della nomina della nuova presidente), si è inserito anche il fatto che Rosanna Bettarini abbia deciso di scegliere, un mese fa, quattro giurati aggiuntivi. Per rimediare - come spiegato nei giorni scorsi - «alle numerose assenze» contate nelle riunioni che hanno portato alla scelta delle rose dei finalisti. Non ultima quella di giugno, nella quale il numero legale sarebbe stato raggiunto a stento. «Tutto è stato inutile - scrivono i dieci giurati “ribelli” in una lettera inviata al sindaco di Viareggio, Marco Marcucci -. Anzi, più la si è invitata a riconsiderare le proprie scelte e più le sue reazioni si sono fatte autoritarie e le mosse meno condivisibili». Ce n’è per dichiarare sfiduciata la presidente che - da più parti viene invece sottolineato - ha riportato i libri negli incontri sulla spiaggia e ha voluto tornare alla formula della premiazione in teatro (l’“Eden”, sulla Passeggiata liberty) per la serata finale del 30 agosto.
Tra le “colpe” di Bettarini viene indicata anche quella di aver «esautorato dal suo ruolo la segretaria letteraria» che è Alba Donati, una delle firmatarie della lettera inviata al primo cittadino. Per annunciare che «a questo punto, e lo diciamo con molta amarezza, si rischia di arrivare al 28 agosto (l’ultima e decisiva riunione dei giurati prima della premiazione, ndr) in un clima che può bloccare l’assegnazione stessa del premio per l’edizione 2007».
Un’ipotesi ventilata, ma respinta al mittente - già a inizio settimana - dall’assessora alla cultura, Cristina Boncompagni. Che aveva dichiarato: «Il compito dell’amministrazione comunale è assicurare il regolare svolgimento del premio. E questo faremo». Anche a costo di un commissariamento che, a questo punto, sembra sempre più vicino. Salvo un repentino cambio di clima, come il fine stagione impone. La lettera al sindaco si conclude con la richiesta di «un passo indietro» della presidente. Immediata la risposta di Marco Marcucci: «Nei prossimi giorni - spiega - parlerò con tutti i membri della giuria, in modo da allontanare ogni rischio dal premio stesso. Mi aspetto, però, un comportamento rivolto a trovare una soluzione». Quale possa essere, nella bufera che si è abbattuta sullo storico evento culturale, sembra davvero difficile intuirlo. Alla domanda se sia plausibile un cambio di rotta della presidente sulle nomine appena fatte, l’assessora Boncompagni non si sbilancia e dichiara: «Dobbiamo ricercare un punto di incontro e nei prossimi giorni faremo una serie di incontri per arrivare ad una mediazione».
Risposte prudenti, quelle degli amministratori, che sembrano uscire dalla bocca di chi ha molto più tempo davanti della risicata settimana davvero disponibile. Apparentemente un controsenso che si spiega solo con le parole del sindaco: «La storia del premio Viareggio dice che le polemiche ci sono sempre state. Quindi, sono ottimista anche se mancano pochi giorni alla votazione ufficiale del 28». Nella “querelle” - che si dice non sarebbe avulsa da contrasti sui rapporti con le diverse case editrici - interviene anche Ciro Costagliola, membro del comitato di gestione del Premio, consigliere provinciale e comunale di Alleanza nazionale, che si schiera con la presidente Bettarini. E accusa una dei giurati dissidenti, la segretaria Alba Donati, di sommare troppi incarichi all’interno del Premio stesso «per diverse migliaia di euro percepite dal Comune». A Giorgio Van Straten, invece, Costagliola ricorda: «Con il precedente presidente Enzo Siciliano, ricopriva una carica non prevista dallo statuto. Dovrebbe, dunque, essere fiero di essere un componente della giuria di un premio importante come questo e dare il proprio contributo, visto che è uno scrittore di successo».
Al centro di un contendere lungo un anno (le diverse anime del Premio si erano già affrontate in occasione della nomina della nuova presidente), si è inserito anche il fatto che Rosanna Bettarini abbia deciso di scegliere, un mese fa, quattro giurati aggiuntivi. Per rimediare - come spiegato nei giorni scorsi - «alle numerose assenze» contate nelle riunioni che hanno portato alla scelta delle rose dei finalisti. Non ultima quella di giugno, nella quale il numero legale sarebbe stato raggiunto a stento. «Tutto è stato inutile - scrivono i dieci giurati “ribelli” in una lettera inviata al sindaco di Viareggio, Marco Marcucci -. Anzi, più la si è invitata a riconsiderare le proprie scelte e più le sue reazioni si sono fatte autoritarie e le mosse meno condivisibili». Ce n’è per dichiarare sfiduciata la presidente che - da più parti viene invece sottolineato - ha riportato i libri negli incontri sulla spiaggia e ha voluto tornare alla formula della premiazione in teatro (l’“Eden”, sulla Passeggiata liberty) per la serata finale del 30 agosto.
Tra le “colpe” di Bettarini viene indicata anche quella di aver «esautorato dal suo ruolo la segretaria letteraria» che è Alba Donati, una delle firmatarie della lettera inviata al primo cittadino. Per annunciare che «a questo punto, e lo diciamo con molta amarezza, si rischia di arrivare al 28 agosto (l’ultima e decisiva riunione dei giurati prima della premiazione, ndr) in un clima che può bloccare l’assegnazione stessa del premio per l’edizione 2007».
Un’ipotesi ventilata, ma respinta al mittente - già a inizio settimana - dall’assessora alla cultura, Cristina Boncompagni. Che aveva dichiarato: «Il compito dell’amministrazione comunale è assicurare il regolare svolgimento del premio. E questo faremo». Anche a costo di un commissariamento che, a questo punto, sembra sempre più vicino. Salvo un repentino cambio di clima, come il fine stagione impone. La lettera al sindaco si conclude con la richiesta di «un passo indietro» della presidente. Immediata la risposta di Marco Marcucci: «Nei prossimi giorni - spiega - parlerò con tutti i membri della giuria, in modo da allontanare ogni rischio dal premio stesso. Mi aspetto, però, un comportamento rivolto a trovare una soluzione». Quale possa essere, nella bufera che si è abbattuta sullo storico evento culturale, sembra davvero difficile intuirlo. Alla domanda se sia plausibile un cambio di rotta della presidente sulle nomine appena fatte, l’assessora Boncompagni non si sbilancia e dichiara: «Dobbiamo ricercare un punto di incontro e nei prossimi giorni faremo una serie di incontri per arrivare ad una mediazione».
Risposte prudenti, quelle degli amministratori, che sembrano uscire dalla bocca di chi ha molto più tempo davanti della risicata settimana davvero disponibile. Apparentemente un controsenso che si spiega solo con le parole del sindaco: «La storia del premio Viareggio dice che le polemiche ci sono sempre state. Quindi, sono ottimista anche se mancano pochi giorni alla votazione ufficiale del 28». Nella “querelle” - che si dice non sarebbe avulsa da contrasti sui rapporti con le diverse case editrici - interviene anche Ciro Costagliola, membro del comitato di gestione del Premio, consigliere provinciale e comunale di Alleanza nazionale, che si schiera con la presidente Bettarini. E accusa una dei giurati dissidenti, la segretaria Alba Donati, di sommare troppi incarichi all’interno del Premio stesso «per diverse migliaia di euro percepite dal Comune». A Giorgio Van Straten, invece, Costagliola ricorda: «Con il precedente presidente Enzo Siciliano, ricopriva una carica non prevista dallo statuto. Dovrebbe, dunque, essere fiero di essere un componente della giuria di un premio importante come questo e dare il proprio contributo, visto che è uno scrittore di successo».
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