Lutto
Il geometra Galliani,l'estate in Versilia e il Milan sul mare
Luca Basile
L'amministratore delegato rossonero si divide tra Forte e Marina: «Ma con Sant'Ermete, ferie finite». Le giornate al Roma di Levante, le serate al Twiga, i ristoranti, la villa in affitto, l'Imperiale...
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FORTE DEI MARMI. Nuvole color catrame danzano beffarde sulla testa di pochi bagnanti coraggiosi: che sia il crepuscolo o una pausa di quest'estate, per il geometra Adriano Galliani, è comunque un “bello stare in riva al mare”. Il Roma Levante, di proprietà di mr Capannina, Gherardo Guidi, è un elegante teatro su spiaggia: cabine verniciate di bianco e giallo, tende in ordine geometrico, sabbia pettinata. «Quando penso alla Versilia mi viene in mente un profumo: quello della resina dei pini, dopo un acquazzone. Un profumo che accompagnava le passeggiate con mia madre, che purtroppo ho perso quando avevo quindici anni».
«Amo la Versilia, amo quell'odore che purtroppo oggi non riesco più nemmeno a percepire, perché tutto questo mi riconduce ad un ricordo caro...».
Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, uomo di fiducia del Cavaliere, grande esperto di affaire televisivi, volto-copertina, icona e potere del football'de noantri', vive da due mesi Forte dei Marmi, lo stabilimento balneare Roma Levante, il Twiga «degli amici Lippi e Brosio», l'Hotel Imperiale della famiglia Cesareo. Una casa in affitto, come appunto un qualsiasi geometra monzese con discrete possibilità economiche, l'amata bicicletta in dote, i nipotini con cui giocare ad un passo dalle onde, le comparsate notturne nei locali che fanno tendenza, i raid culinari a L'Enoteca di Pietrasanta e al Bistrot di Forte.
Ci sediamo ad un tavolo della sala del Roma Levante: un bambino strilla perché vuole il gelato, due ragazzi leggono la Gazzetta, un commerciante di sciarpe sportive personalizzate attende un cenno, il bagnino scruta il cielo irato e scuote la testa.
«Dottore, preparo la tavola per il pranzo?», chiede Massimo, cuore pensante del Roma Levante.
Com'era la Versilia del Galliani ragazzino?
«In realtà poco è cambiato da allora, a mio avviso: qui sono stati bravi a tutelare e mantenere certe caratteristiche innate. Il mio rendez-vous con questa terra, mi riporta indietro ad oltre 50 anni fa, frequentavo la quinta elementare. Mamma, babbo, sorella, nonna ed io tutti stipati in auto: viaggio con una sola fermata Monza-Marina di Pietrasanta. E il cuore che batteva felice. La casetta in affitto nel verde di Focette, gli amici che ritrovavi puntualmente ogni anno, il bagno Giovanni, il bar-ristorante Gallo d'Oro, sempre a Focette, dove adorante mi prostravo davanti alla televisione per seguire riti come Olimpiadi, mondiali di ciclismo, il secondo tempo di una partita di serie A di cui fino all'ultimo niente sapevamo su cosa andasse in onda».
Quanto duravano quelle vacanze?
«Quattro mesi o poco meno, vicini di casa di uno zio che economicamente se la passava sicuramente meglio di noi. Ricordo le schiacciatine e le pizzette divorate su spiaggia, appena fatto il bagno: passava un signore con quel suo bel cestone. Mai mangiato niente di più buono».
Da bambino a ragazzo, con quali occhi vide cambiare la sua Versilia?
«Con lo sguardo e l'animo del piccolo davanti ad una vetrina di giocattoli. Soldi in tasca ne avevo pochi: entravo a La Bussola grazie al barman Roberto. “Dai, prenditi questa tessera”. Ricordo i concerti di Mina, Gegè di Giacomo, Bruno Martino, Lola Falana, Fred Buscaglione, gli uomini in smoking, le signore in abito da sera ed ingioiellate. Che magia. Ah, Bruno Martino: mi piaceva una ragazza di Lucca, Sara, a cui il cantante faceva la corte. Una sera, a La Bussola, cominciai a ballare con lei durante un concerto di Martino. Questi, infastidito, scrisse un biglietto al suo bassista: “Chi è quello s. che balla con Sara?”. Vi lascio immaginare il seguito».
E il calcio era già presente nelle sue giornate?
«Come no. A 15 anni, il mio primo filarino con una ragazza, fu proprio rovinato dal pallone. “Devo accompagnare mia sorella a casa” le dissi mentre stavamo insieme, mano nella mano, su spiaggia. In realtà caricai mia sorella sulla canna della bici, la abbandonai poche centinaia di metri dopo e poi mi precipitai al Gallo d'Oro per vedere il famoso tempo della partita. Destino volle che quella ragazza passasse per il bar: il giorno dopo, giustamente, mi lasciò».
Oggi la vediamo scorrazzare placidamente sul lungomare con la bicicletta: come 50 anni fa.?
«Certo... anche se allora andavo più veloce. Parecchio più veloce. Una volta, ero un ragazzo, alla radio dissero che Ercole Baldini, il mio ciclista preferito, durante un'edizione di campionato del mondo su strada, era andato in fuga ed aveva un vantaggio di 8 minuti sul gruppo. Presi la mia bicicletta e cominciai a pedalare come un forsennato lungo le strade di Marina per 8 minuti in modo da capire quanto fosse, in km, quel potenziale vantaggio. Riuscii a coprire 5 km, figuriamoci quindi quanto, nello stesso spazio di tempo avrebbe fatto Baldini. Esultai, in solitudine, come poco dopo fece veramente il grande Baldini».
Perché, dopo 10 anni di vacanze estive, non venne più in Versilia?
«Nessun motivo particolare: diciamo i fatti della vita. In realtà, nell'estate del 1979 tornai da queste parti. Poi subentrò l'innamoramento per la Sardegna. Un giorno, non molto tempo fa, è riemersa la voglia di rivivere Forte dei Marmi, Pietrasanta, Focette: ho chiamato, fissato e portato i miei in vacanza. Come facevano babbo e mamma con noi».
Com'è la sua giornata tipo in terra di Versilia?
«E' scandita dal rituale della bicicletta. A Milano, proprio non si può: qui è un bel vivere e allora l'auto in garage e via a pedalare. Lettura dei giornali al mattino, giocare con i nipotini, sa sono un nonno, gli spaghetti alle arselle mangiati al bagno Roma Levante che sono i più buoni di questo mondo, le chiacchiere con la gente che ti ferma, ti fa domande e mai è invadente, le serate, di tanto in tanto al Twiga per mangiare, cantare e ballare. E poi i ristoranti: le mitiche zuppe dell'Enoteca, Lorenzo, Maitò, La Barca, Osteria del Mare, Orlando, Pizzino. Avete dei gran cuochi da queste parti, teneteveli cari. E poi la passeggiata a Pietrasanta centro, che è un gioiello prezioso, una nicchia privilegiata: arte, cultura, una piazza meravigliosa».
(D'improvviso l'inno del Milan dalla suoneria del cellulare di Galliani: ci sfugge un sorriso).
«Che dire, è più forte di me», sussurra. Un cliente del Roma Levante racconta che in occasione dell'amichevole Betis Siviglia-Milan di alcuni giorni fa, “il Dottore” ha portato a casa sua, nel centro di Forte, una decina di bambini, ospiti dello stabilimento balneare, qualche genitore «e poi tutti insieme si sono messi in giardino, a vedere su maxi-schermo, il match, mangiando popcorn e bevendo aranciata. Ha una passione incredibile per il Milan».
Un suo, quasi, vicino di tenda, si chiama Massimo Moratti: vi siete mai incontrati a Forte?
«No, purtroppo. Ci siamo sentiti al telefono, ripromettendo di vederci. Al di là della rivalità sportiva, siamo in buoni rapporti. Poi, le circostanze, ci hanno impedito di dare seguito a quell'appuntamento».
E' vero che, come Milan, darete vita ad una collaborazione con il Forte dei Marmi calcio, proprio dopo anni di Inter-campus?
«E' presto per parlarne. Ci sono le premesse per farlo, ma al momento non c'è il nero su bianco. Quindi aspettiamo».
Forte dei Marmi epicentro del calciomercato estivo con Adriano Galliani protagonista: le fa piacere?
«Certo. Ne ho parlato con il sindaco Umberto Buratti, vero milanista. Andare in vetrina, per una località turistica, è sempre un bene, se ovviamente parliamo di realtà di richiamo come il mercato».
Parliamo del campionato: si ripeterà il copione di una squadra sola al comando? E Kakà, e Ronaldinho?
«In ordine alfabetico vedo Inter, Juventus, Milan e Roma. Sì, anche la Juve perché non ha la Champions che sottrae energie, ma che è sempre nei nostri pensieri. Kakà resta, su questo mai c'è stato dubbio. Ronaldinho è nei pensieri del presidente Berlusconi, ma non è argomento attuale».
E l'anno prossimo? Sardegna oppure Versilia?
«Con i fuochi di Sant'Ermete cala il sipario sulla mia estate. Ma io ho ancora una gran voglia di Forte dei Marmi, della sua spiaggia, dei suoi posti dove puoi divertirti o riposarti, delle passeggiate a Pietrasanta. E vorrei tanto riassaporare, ancora una volta, quell'odore di resina di pino. Io torno qui».
«Amo la Versilia, amo quell'odore che purtroppo oggi non riesco più nemmeno a percepire, perché tutto questo mi riconduce ad un ricordo caro...».
Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, uomo di fiducia del Cavaliere, grande esperto di affaire televisivi, volto-copertina, icona e potere del football'de noantri', vive da due mesi Forte dei Marmi, lo stabilimento balneare Roma Levante, il Twiga «degli amici Lippi e Brosio», l'Hotel Imperiale della famiglia Cesareo. Una casa in affitto, come appunto un qualsiasi geometra monzese con discrete possibilità economiche, l'amata bicicletta in dote, i nipotini con cui giocare ad un passo dalle onde, le comparsate notturne nei locali che fanno tendenza, i raid culinari a L'Enoteca di Pietrasanta e al Bistrot di Forte.
Ci sediamo ad un tavolo della sala del Roma Levante: un bambino strilla perché vuole il gelato, due ragazzi leggono la Gazzetta, un commerciante di sciarpe sportive personalizzate attende un cenno, il bagnino scruta il cielo irato e scuote la testa.
«Dottore, preparo la tavola per il pranzo?», chiede Massimo, cuore pensante del Roma Levante.
Com'era la Versilia del Galliani ragazzino?
«In realtà poco è cambiato da allora, a mio avviso: qui sono stati bravi a tutelare e mantenere certe caratteristiche innate. Il mio rendez-vous con questa terra, mi riporta indietro ad oltre 50 anni fa, frequentavo la quinta elementare. Mamma, babbo, sorella, nonna ed io tutti stipati in auto: viaggio con una sola fermata Monza-Marina di Pietrasanta. E il cuore che batteva felice. La casetta in affitto nel verde di Focette, gli amici che ritrovavi puntualmente ogni anno, il bagno Giovanni, il bar-ristorante Gallo d'Oro, sempre a Focette, dove adorante mi prostravo davanti alla televisione per seguire riti come Olimpiadi, mondiali di ciclismo, il secondo tempo di una partita di serie A di cui fino all'ultimo niente sapevamo su cosa andasse in onda».
Quanto duravano quelle vacanze?
«Quattro mesi o poco meno, vicini di casa di uno zio che economicamente se la passava sicuramente meglio di noi. Ricordo le schiacciatine e le pizzette divorate su spiaggia, appena fatto il bagno: passava un signore con quel suo bel cestone. Mai mangiato niente di più buono».
Da bambino a ragazzo, con quali occhi vide cambiare la sua Versilia?
«Con lo sguardo e l'animo del piccolo davanti ad una vetrina di giocattoli. Soldi in tasca ne avevo pochi: entravo a La Bussola grazie al barman Roberto. “Dai, prenditi questa tessera”. Ricordo i concerti di Mina, Gegè di Giacomo, Bruno Martino, Lola Falana, Fred Buscaglione, gli uomini in smoking, le signore in abito da sera ed ingioiellate. Che magia. Ah, Bruno Martino: mi piaceva una ragazza di Lucca, Sara, a cui il cantante faceva la corte. Una sera, a La Bussola, cominciai a ballare con lei durante un concerto di Martino. Questi, infastidito, scrisse un biglietto al suo bassista: “Chi è quello s. che balla con Sara?”. Vi lascio immaginare il seguito».
E il calcio era già presente nelle sue giornate?
«Come no. A 15 anni, il mio primo filarino con una ragazza, fu proprio rovinato dal pallone. “Devo accompagnare mia sorella a casa” le dissi mentre stavamo insieme, mano nella mano, su spiaggia. In realtà caricai mia sorella sulla canna della bici, la abbandonai poche centinaia di metri dopo e poi mi precipitai al Gallo d'Oro per vedere il famoso tempo della partita. Destino volle che quella ragazza passasse per il bar: il giorno dopo, giustamente, mi lasciò».
Oggi la vediamo scorrazzare placidamente sul lungomare con la bicicletta: come 50 anni fa.?
«Certo... anche se allora andavo più veloce. Parecchio più veloce. Una volta, ero un ragazzo, alla radio dissero che Ercole Baldini, il mio ciclista preferito, durante un'edizione di campionato del mondo su strada, era andato in fuga ed aveva un vantaggio di 8 minuti sul gruppo. Presi la mia bicicletta e cominciai a pedalare come un forsennato lungo le strade di Marina per 8 minuti in modo da capire quanto fosse, in km, quel potenziale vantaggio. Riuscii a coprire 5 km, figuriamoci quindi quanto, nello stesso spazio di tempo avrebbe fatto Baldini. Esultai, in solitudine, come poco dopo fece veramente il grande Baldini».
Perché, dopo 10 anni di vacanze estive, non venne più in Versilia?
«Nessun motivo particolare: diciamo i fatti della vita. In realtà, nell'estate del 1979 tornai da queste parti. Poi subentrò l'innamoramento per la Sardegna. Un giorno, non molto tempo fa, è riemersa la voglia di rivivere Forte dei Marmi, Pietrasanta, Focette: ho chiamato, fissato e portato i miei in vacanza. Come facevano babbo e mamma con noi».
Com'è la sua giornata tipo in terra di Versilia?
«E' scandita dal rituale della bicicletta. A Milano, proprio non si può: qui è un bel vivere e allora l'auto in garage e via a pedalare. Lettura dei giornali al mattino, giocare con i nipotini, sa sono un nonno, gli spaghetti alle arselle mangiati al bagno Roma Levante che sono i più buoni di questo mondo, le chiacchiere con la gente che ti ferma, ti fa domande e mai è invadente, le serate, di tanto in tanto al Twiga per mangiare, cantare e ballare. E poi i ristoranti: le mitiche zuppe dell'Enoteca, Lorenzo, Maitò, La Barca, Osteria del Mare, Orlando, Pizzino. Avete dei gran cuochi da queste parti, teneteveli cari. E poi la passeggiata a Pietrasanta centro, che è un gioiello prezioso, una nicchia privilegiata: arte, cultura, una piazza meravigliosa».
(D'improvviso l'inno del Milan dalla suoneria del cellulare di Galliani: ci sfugge un sorriso).
«Che dire, è più forte di me», sussurra. Un cliente del Roma Levante racconta che in occasione dell'amichevole Betis Siviglia-Milan di alcuni giorni fa, “il Dottore” ha portato a casa sua, nel centro di Forte, una decina di bambini, ospiti dello stabilimento balneare, qualche genitore «e poi tutti insieme si sono messi in giardino, a vedere su maxi-schermo, il match, mangiando popcorn e bevendo aranciata. Ha una passione incredibile per il Milan».
Un suo, quasi, vicino di tenda, si chiama Massimo Moratti: vi siete mai incontrati a Forte?
«No, purtroppo. Ci siamo sentiti al telefono, ripromettendo di vederci. Al di là della rivalità sportiva, siamo in buoni rapporti. Poi, le circostanze, ci hanno impedito di dare seguito a quell'appuntamento».
E' vero che, come Milan, darete vita ad una collaborazione con il Forte dei Marmi calcio, proprio dopo anni di Inter-campus?
«E' presto per parlarne. Ci sono le premesse per farlo, ma al momento non c'è il nero su bianco. Quindi aspettiamo».
Forte dei Marmi epicentro del calciomercato estivo con Adriano Galliani protagonista: le fa piacere?
«Certo. Ne ho parlato con il sindaco Umberto Buratti, vero milanista. Andare in vetrina, per una località turistica, è sempre un bene, se ovviamente parliamo di realtà di richiamo come il mercato».
Parliamo del campionato: si ripeterà il copione di una squadra sola al comando? E Kakà, e Ronaldinho?
«In ordine alfabetico vedo Inter, Juventus, Milan e Roma. Sì, anche la Juve perché non ha la Champions che sottrae energie, ma che è sempre nei nostri pensieri. Kakà resta, su questo mai c'è stato dubbio. Ronaldinho è nei pensieri del presidente Berlusconi, ma non è argomento attuale».
E l'anno prossimo? Sardegna oppure Versilia?
«Con i fuochi di Sant'Ermete cala il sipario sulla mia estate. Ma io ho ancora una gran voglia di Forte dei Marmi, della sua spiaggia, dei suoi posti dove puoi divertirti o riposarti, delle passeggiate a Pietrasanta. E vorrei tanto riassaporare, ancora una volta, quell'odore di resina di pino. Io torno qui».
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