Il Tirreno

Versilia

Primo casting per il baby protagonista di Spike Lee

Giada Menichetti
Primo casting per il baby protagonista di Spike Lee

Iniziati i provini per trovare il bambino che dovrà interpretare l’unico scampato alla strage nazista di Sant’Anna di Stazzema

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VIAREGGIO. Un grido, come quelli che il 12 agosto del ’44 squarciarono l’alba a Sant’Anna di Stazzema. E un sorriso, il sorriso dell’innocenza, accompagnato da poche, semplici parole. «Perché certe volte può bastare anche il silenzio», spiega la selezionatrice del Fbi Casting, Cristina Raffaeli. Incaricata di scovare, fra le decine e decine di piccoli sguardi che ieri hanno affollato sale e corridoi della Biblioteca dei Ragazzi, a Viareggio, quello del “Miracle at St. Anna”, il bambino scampato alla furia dell’eccidio nazista che rivivrà, nei prossimi mesi, fra i ciak di Spike Lee. Grida e sorrisi, insieme al crepitio metallico di mitra e fucili, furono infatti le voci della strage. E proprio un grido e un sorriso sono stati chiesti ai giovanissimi protagonisti del casting, iniziato con largo anticipo rispetto alle 9,30, orario stabilito per inaugurare la sessione mattutina. Non più di 3-4 minuti, una foto, qualche semplice domanda e il “provino” espressivo, cercando l’orrore di una fuga a piedi nudi, fra sangue, fuoco e polvere, incalzata dalle truppe tedesche, e la speranza di un abbraccio, del ricongiungimento ai familiari e della vita che continua.

Com’è stato per Sant’Anna di Stazzema, travolta dalla 16º SS Panzergrenadier Division Reichsfuhrer e risorta, non più schiava del suo atroce passato, il 22 giugno 2005, con la sentenza di condanna per 10 nazisti emessa dal Tribunale Militare di La Spezia. Sui tavoli e gli scaffali della biblioteca viareggina, letteralmente sommersi di schede da compilare e liberatorie da firmare per i genitori dei piccoli candidati, facevano di tanto in tanto capolino pieghevoli e pubblicazioni sulla storia di Sant’Anna, dell’ultima notte prima della strage e di quell’inaudita violenza che cancellò quasi seicento vite in appena quattro ore. E spuntava anche qualche domanda, di quelle che solo l’ingenuità dei bambini riesce a pensare, con mamma e papà che, nascondendo a fatica l’emozione per l’evento, iniziavano a raccontare quelle tristi vicende di 63 anni fa. Il tutto nella confusione del “mettersi in lista”, con qualche sgomitata di routine (fra i più grandi) per accaparrarsi il turno più vicino.

Pur affermando, in molti, che l’audizione del figlio era “solo un gioco”, e con le responsabili della biblioteca che confessavano di aver trovato genitori e candidati in fila davanti al portone già dalle ore 7,30. La parte burocratica, con la comunicazione di dati anagrafici, altezza e peso del bambino, seguita dall’assegnazione del “numero” di chiamata, si svolgeva nel grande salone adiacente alla reception della biblioteca, mentre la sala scelta da Cristina Raffaeli per il casting, con pannelli blu alle pareti e macchina fotografica d’ordinanza, era all’estremità opposta dello stabile, ben lontana dalla calca di aspiranti attori. Che non mancavano d’inventarsi partite a nascondino, letture o improbabili duelli di scherma, per ingannare il tempo, riempiendo quasi tutti i corridoi della biblioteca senza tradire tensioni ed emozioni di sorta ma guadagnandosi invece qualche (bonario) rimprovero dai genitori.

Poco dopo le 11, per evitare inutili attese, lo staff del Fbi decideva di chiudere le iscrizioni, dando appuntamento alla sessione pomeridiana: cartello affisso al portone e operazioni velocizzate al massimo, con i bambini chiamati anche a gruppi di due o tre, per “smaltire” entro le 13 gli oltre 170 nomi che avevano conquistato un posto sulla griglia dell’audizione. Operazione che è sostanzialmente riuscita, e alle 15 partiva il secondo “turno” con identico clichè: stavolta erano 95, i giovanissimi pretendenti che riuscivano a mettersi in lista d’attesa. Prima dello stop alle iscrizioni, ufficializzato dai responsabili della Fbi alle 17,20.

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