Il Tirreno

Versilia

Prestiti a strozzo con i soldi delle elemosine

Claudio Vecoli

Offrivano denaro agli immigrati a tassi annui del 150%: in carcere tre rumeni

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VIAREGGIO. Con i soldi raccolti grazie alle elemosine ai semafori avevano racimolato un sostanzioso gruzzoletto che avevano utilizzato come «fondo» per poter fare prestiti a connazionali e - più in generale - a cittadini immigrati in difficoltà economiche. Pretendendo tassi d'interesse annui superiori al 150 per cento. E utilizzando poi maniere assai rudi per tornare in possesso del denaro. Grazie però alla segnalazione circostanziata di una delle vittime, gli agenti del commissariato di Viareggio sono riusciti a far venire a galla l'incredibile vicenda. Arrestando tre rumeni - due donne e un uomo, tutti di età compresa fra i 24 e i 33 anni - con l'accusa di usura, esercizio abusivo di attività finanziaria, minacce ed estorsione.

I tre - secondo quanto ricostruito dagli agenti - avevano messo in piedi una vera e propria attività di strozzinaggio. Da una parte raccoglievano denaro contante chiedendo l'elemosina alle auto ferme ai semafori o lungo le strade di maggior transito. Dall'altra parte di quello stesso denaro veniva utilizzata e «reinvestita» concedendo prestiti a immigrati (spesso rumeni, ma anche extracomunitari dell'Est Europa) che si trovavano in difficoltà economiche. E non certo per una sorta di mutuo soccorso di stranieri. Al momento di «erogare» il prestito, infatti, venivano fissate modalità e condizioni per il rimborso delle somme. Con tassi di interesse che superavano abbondantemente il 150 per cento annuo. E se il debitore risultava insolvente, ecco che per farsi restituire il denaro prestato a strozzo scattavano forme di persuasione tutt'altro che occulte. I tre, infatti, non si facevano scrupoli a ricattare la loro vittima minacciandola di rifarsi in primis su moglie e figli nella loro patria d'origine (specie quando si trattava di connazionali). Tutto questo fino all'altro ieri. Ovvero fino a quando gli uomini del commissariato - informati di quanto accadeva da una delle vittime, terrorizzata dalle minacce contro i familiari - non sono riusciti a mettere gli occhi sul trio di «cravattari» rumeni. E a studiarne mosse e comportamenti. Poi, finalmente raccolti elementi sufficienti per intervenire, l'altro ieri i poliziotti sono passati all'azione nella zona nord della Pineta di Levante (non lontano dallo stadio dei Pini e dal parco giochi «Inaco Biancalana», dove i tre rumeni vivevano in una specie di baraccopoli). Essendo a conoscenza che quel pomeriggio era prevista la riscossione di una «rata» del prestito, gli agenti hanno aspettato che una delle vittime consegnasse fisicamente un assegno di alcune migliaia di euro a due dei tre strozzini e li hanno bloccati.

A finire per primi in carcere sono stati i due incaricati della riscossione dell'assegno: Frant Bruma, 28 anni, e Meda Majaru, 32 anni. Le indagini hanno però dimostrato anche il coinvolgimento di Daniela Gabriela Maradin, ventiquattro anni. Per tutti è tre è così scattato il fermo con le accuse di usura, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, minacce ed estorsione. Ma le indagini della polizia non si sono certo chiuse qui. Da una parte si cerca di capire quante possano essere state le vittime di questo giro di usura messo in piedi dai tre rumeni. Dall'altra si sta cercando di capire se il trio - nel raccogliere denaro tramite elemosina (o piccoli servizi come la tergitura dei vetri delle auto) - abbia utilizzato anche altri connazionali e se fra questi vi fossero anche dei minorenni. Eventualità, queste ultime, che renderebbero ancor più grave le loro posizioni. «Al momento non possiamo dire di più», spiegano in commissariato. Ma l'impressione è che le inchieste possano portare a nuovi, importanti sviluppi.

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