Il Tirreno

Versilia

GOLFO ARANCI

I versi di Viani per la tragedia

Roy Lepore
Il monumento per la tragedia
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Il monumento per la tragedia

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 VIAREGGIO. Lunedì alle 10 organizzata anche dall'Associazione medaglie d'oro di Lunga Navigazione si terrà nella chiesa del Sacro Cuore in via Zanardelli una Messa in suffragio dei marinai periti il 9 gennaio 1896 durante una furiosa tempesta lungo le coste occidentali della Corsica e della Sardegna.  Si trattava della bilancella Ida, del cutter Efigenia e della tartana Fenice, in quella notte scomparsero 18 marinai ed è stata senza dubbio la più luttuosa tragedia di mare subita dalla marineria viareggina. Nei giorni successivi l'avvenuta tragedia il mare restituì i corpi dei marinai che vennero seppelliti dai pastori sul luogo del ritrovamento con dei tumuli di sassi. Con il tempo le tombe furono ricoperte dalla vegetazione e dimenticate sino a quando poco tempo fa grazie ad un incendio tornarono alla luce.  Questo rinvenimento risveglò in tutti il ricordo di quella lontana tragedia tanto da far nascere tra la gente di Viareggio e di Golfo Aranci, dove un comitato ha cura di queste tombe, un'amicizia tale da portare al gemellaggio delle due città.  Sono numerose le storie di naufragi che ebbero a subire questi uomini che tra il '700 e l' '800 si inventarono per necessità marinai e affrontrarono il mare con umili barche a vela. Oggi dopo sedici anni viene ricordata questa tragedia. Nella foto la tomba più facile da raggiungere è quella dell'undicenne mozzo della Fenice, Clodoveo Cupisti. Qui ogni anno nell'anniversario si svolge una cerimonia. Sullo sfondo la Costa Smeralda, Porto Rotondo e Porto Cervo, un luogo meraviglioso, un paradiso testimone di numersose tragedie del mare.La lapide in marmo bianco è quella inviata in occasione del gemellaggio da Viareggio con su scolpita la frase di Lorenzo Viani della Benedizione dei morti in mare. «Pace a voi che non trionfaste sull'ira del mare, sul furore delle tempeste, che nel grembo delle vele di fortuna e di speranza non poteste imprigionare i venti onde tragittare gli abissi, che di terrore in terrore vedeste le chiglie dei vostri barchi abissarsi verso l'Erebo e chiudersi su di voi il pelago per l'eternità».

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