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IL LIBRO
Giù da noi: Sandro Tonini racconta il Forte che fu
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La copertina di Giù da noi scritto da Sandro Tonini per i tipi di Gli Arsellanti 2 MINUTI DI LETTURA
FORTE DEI MARMI. «C'era un paese, una volta, giù da noi, piccolo piccolo, che aveva un nome invece lungo lungo. E anche se poi, chi gli voleva bene, lo chiamava però soltanto Forte. E c'erano una volta anche dei ragazzi, in quel paese. Ma è passato ormai così tanto. Quel paese adesso non c'è più, e nemmeno quei ragazzi. Però era bello, sapete? Era bellissimo, anzi. E quei ragazzi allora divertenti. Un po' disgraziati, magari, però anche divertenti. E questa allora anche, è una piccola storia, che parla proprio di quel paese piccolo piccolo che non c'è più. E di quei ragazzi». Così si legge nella quarta di copertina di «Giù da noi», il romanzo scritto da Sandro Tonini. Tonini, pittore, è personaggio molto noto a Forte dei Marmi (e nel resto della Versilia). Proprio la storia (sognata e vissuta) del Forte è stata raccontata da Tonini in questo libro edito dalle edizioni Gli arsellanti. Tonini è artista e uomo di mondo, affabulatore sommo e lo dimostra nelle pagine di questo libro che sembra edito apposta perchè i versiliesi lo comprino e se lo regalino sotto le feste. Quando si sta in famiglia e c'è più voglia e tempo di leggere, ma anche di raccontare la nostra vita e le nostre avventure. «Beh sapete, non so se ricordate un desolante pastrocchio che successe qui, che i giornali chiamarono poi della Circe, e che tanto li occupò». Così Tonini inizia la righe dedicate al caso di Maria Luigia Redoli. «Beh, francamente - racconta Tonini - allora devo dire che interessò molto più gli altri, che invece noi. Non so se mi spiego: una storia di alberghetti e albergucci, maghi e magucci, cene e cenucce, trombatacce e trombatucce, grandi macchinoni però usati e motorini, e naturalmente allora anche soldi - che venendo però spesi in quegli albergucci per farsi quelle cenucce e pagare dei magucci al solo fine di farsi poi delle sane trombatucce era allora anche quelli dei solducci - e per concludere anche gabbie di polli, allora, e con le chiavi di case nascoste dentro!». Insomma una prosa dissacrante, tavolta amara, ma anche un epiraffio per una Forte che non c'è più. P.L.
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