Il Tirreno

Versilia

La bellezza della città affidata alla burocrazia È l'ora di ribellarci

Marco Dolfi
<b>BELLEZZA.</b> Piazza del Duomo, uno degli angoli pi&ugrave; belli della Versilia
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BELLEZZA. Piazza del Duomo, uno degli angoli più belli della Versilia

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Si parla tanto di arredo urbano, monumenti, cultura, ma mai di bellezza; io credo invece, che ogni città dovrebbe avere un assessorato alla bellezza, perché è più importate di quanto si pensi. Sono sempre più sicuro che siano la cultura e la bellezza a cambiare la città. Il fattore estetico è fondamentale per migliorare i rapporti sociali e per avere una migliore qualità della vita quotidiana, mentre il degrado della vita civile è sempre stato legato a quello della bellezza degli spazi urbani, soprattutto delle periferie. E questo è opera di amministratori sia di sinistra, "purtroppo", che di destra. La bellezza della città è gestita da impiegati di comuni, province, regioni e assessori, trattandosi spesso di persone incompetenti, le quali, non certo per convinzione culturale, anzi per esigenze politiche sbagliate hanno ingigantito la propria presenza nelle scelte urbanistiche e artistiche fino ad averne il monopolio assoluto, con il risultato che tale scelta si è rivelata un totale fallimento. Lo dimostrano le brutture architettoniche, le opere che si trovano nelle piazze e nelle rotatorie di tutta la Versilia.  Certo l'idea di sculture nelle rotatorie come messaggio di introduzione alla città è un'ottima idea, ma in questi casi ci sono alcune opere brutte e altre bruttissime. Come non parlare della piazza di Pietrasanta per esempio, una vera magia di architettura, una piazza unica, svenduta in questi anni a "pseudo sculture".  Perché tanta bruttura intorno alla nostra città? Perché nessuno si sente responsabile della bellezza, civilmente e politicamente? Purtroppo la modernità mira subito all'utile, al concreto, ha sopraffatto l'idea di bellezza come una cosa che non serve più. La società moderna cresce ostile alla bellezza, diseduca ad essa, la considera poco più che secondaria, favorendo solo quel sapere che rende, che è pratico. Basti pensare che nelle scuole alla storia dell'arte sono dedicate sempre meno ore di insegnamento e questo è un grosso errore perché l'uomo ha costruito la propria identità attraverso l'arte; viceversa, dedicandosi poco allo studio delle materie umanistiche si affondano le risorse e la sensibilità dell'uomo. Non si studia per accumulare ricchezza e potere, ma per capire se stessi e il mondo, per imparare a pensare criticamente. Questo è quello che bisogna dire con forza ai giovani: la cultura artistica è la nostra arma per difenderci da tante porcherie che si vedono in giro, è nostro dovere distinguere l'arte da ciò che non lo è e così difenderci da tanta robaccia spacciata per arte.  Non dobbiamo accettare tutto con estrema indifferenza: ribelliamoci, perché si tratta della nostra città e come tale va amata e difesa. Certo un po' di colpa è anche degli artisti, tutti molto concentrati a fare soldi.  Purtroppo questo è il secolo che ha decretato il brutto nell'arte, permettendo che nelle opere potessero essere accettati elementi volgari, di cattivo gusto, considerando il brutto un'interessante novità, che molti dei cosiddetti critici d'arte hanno esaltato in pittura, scultura e architettura. Una volta l'architetto contribuiva a formare il linguaggio del tempo, oggi ci troviamo di fronte a una confusione di stili e non-stili.  Leon Battista Alberti, grande architetto del '400, diceva che l'architettura è nata per renderci felici. Concetti d'altri tempi. Certo nasce anche il problema di chi deve essere il responsabile nel giudicare la bellezza o la bruttezza delle opere che tutti i giorni guardiamo. Non dovrebbero certo essere i politici (chiunque essi siano) ma gli uomini di cultura, qualcuno che se ne intenda, è giunto il momento di fare questa riflessione culturale, cerchiamo di riguadagnare l'autenticità e la dignità che gli artisti hanno perso. Io credo che bisogna operare nel campo della cultura che è la risorsa principale ma purtroppo nella nostra città viene sottovalutata perché l'attenzione è dominata solamente da polemiche (premio Viareggio, Pucciniano, Carnevale); invece è la cultura che fa la differenza in una città.  Cominciamo a pensare che i soldi destinati alla cultura non devono essere considerati una spesa ma un investimento, una mancanza di prospettiva questa che ha portato la nostra città a perdere quel ruolo attivo nel campo della creatività che nel passato le aveva permesso di ricoprire posizioni di primissimo piano nel campo della produzione culturale. Tutte le città hanno bisogno d'arte, è un fattore determinante in quanto espressione del nostro tempo in tutte le sue complessità, su quello che dovrebbe essere, ovvero un vero e proprio motore di sviluppo sociale e crescita turistica. L'uomo non ha perso la sua voglia di bellezza artistica, dove non c'è arte c'è degrado e il degrado ambientale porta delinquenza e droga. Noi dobbiamo essere consapevoli della nostra ricchezza e del modo di proporla e così diventa anche una forte motivazione turistica mentre il peggiore nemico è l'indifferenza dei cittadini ai fatti culturali della nostra città. Il nostro patrimonio culturale avrà un futuro vincente se noi sapremo scuoterci anche contro gli amministratori, per riattivare il nostro atteggiamento verso la cultura e il turismo. Marco Dolfi docente all'Accademia di Carrara

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