Gioco
Giorgio Di Giorgio apre da domani lo studio per presentare una selezione delle ultime tele
Paolo Fornaciari
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Il pittore Giorgio Di Giorgio nel suo studio 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Viareggio e la Versilia, da tempo costituiscono un territorio vivace e fertile, dove nascono e dove vengono ospitate interessanti iniziative culturali di ogni genere, ma è nel settore delle arti figurative che le manifestazioni si caratterizzano, per qualità e quantità degli eventi, proposti nei molti e qualificati spazi espositivi pubblici, nella fitta rete delle gallerie private e negli atellier dei numerosi artisti, che hanno scelto questa terra, dove vivere e lavorare. Ma se per molti artisti esporre le proprie opere in una mostra allestita a Viareggio o in Versilia rappresenta una tappa importante, destinata ad arricchire il curriculum, così non è per il nostro artista. Giorgio Di Giorgio, invece, preferisce aprire le porte dello suo studio per un appuntamento, che si rinnova ogni anno, che rappresenta il momento di verifica dell'intenso lavoro svolto, spesso anche sofferto, ma sempre sincero, e soprattutto, il pretesto per illustrare i motivi che stimolano la sua creatività e per avviare una riflessione critica sulle dinamiche che oggi caratterizzano il panorama artistico e culturale. Così, da domani, (inaugurazione alle ore 17) e fino al 14 maggio, Giorgio Di Giorgio presenta, nei locali del proprio studio, in via S. Andrea 183, una selezione di dipinti della recente produzione, che sono la sintesi della sua originale ricerca artista, che fonde sensibilità poetica ed impegno sociale. L'esposizione propone lavori che documentano, come nel percorso dell'elaborazione del segno e del colore alla ricerca di una spiritualità laica, l'artista ha liberato le sue composizioni da ogni riferimento reale, per ricercare soluzioni pittoriche che si realizzano nella sintesi di costruzioni quasi astratte, dove il colore, che sembra liquefarsi o che si accende di rapide ed intense esplosioni cromatiche, evoca una dimensione, dove non ci sono luci e ombre, ma solo improvvisi lampi luminosi di intensa poesia. Fra le opere esposte, che si caratterizzano per la trama dei segni e delle gamme cromatiche e che svelano la sua visione poetica di alberi scheletrici, di marine appena accennate dalla presenza solitaria di una cabina o di un ombrellone, di evanescenti presenze floreali e scorci di pinete, di architetture che si fondono nella luce diffusa che rischiara le tele senza creare ombre, spiccano una serie di studi, realizzati per la rappresentazione di una chitarra (che fa bella mostra di sé nella sala), che documentano come lo strumento sia stato reiterato infinite volte, esasperando la sintesi del segno per restituire, nel minimalismo delle linee, più che la dimensione della forma, la sua potenziale armonia musicale.
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