Il Tirreno

Versilia

Mario Botta, l'architetto che ama l'Altissimo

Martina Ambrogi
<b>FIRMA.</b> Mario Botta l&#146;architetto svizzero italiano di fama mondiale ha tenuto una lezione al Centro arti visive di Pietrasanta
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FIRMA. Mario Botta l’architetto svizzero italiano di fama mondiale ha tenuto una lezione al Centro arti visive di Pietrasanta

Celebrato in tutto il mondo ha avuto poca fortuna in Versilia

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 PIETRASANTA. Capelli bianchi, sguardo vispo e occhialini sulla punta del naso si aggira affascinato tra il verde dell'ex convento dei Frati tra gli sguardi attoniti degli studenti che ieri hanno invaso la sede del Centro Arti Visive.  Sessantotto anni, oltre trecento progetti alle spalle tra luoghi di preghiera, spazi per il pubblico e i privati. E' lui, l'archistar "svizzero-italiano" - come ama definirsi - Mario Botta che sabato è stato il protagonista e la guida del corso propedeutico all'interno del centro di eccellenza della piccola Atene della Versilia.  Perfezionista e infaticabile come il rigore svizzero richiede, passionale come vuole la tradizione mediterranea ha realizzato progetti come il Mart di Rovereto, il Nuovo Casinò di Campione d'Italia, la ristrutturazione del teatro alla Scala di Milano solo per rimanere in Italia.  E il contributo artistico di questo architetto di fama internazionale è arrivato fino in Versilia con la realizzazione nel 2000 della Cappella di Azzano a Seravezza della fondazione Mite Giannetti D'Angiolo, senza dimenticare i progetti mai approvati dell'ex Casa del Fascio a Viareggio e dell'area ex Galeotti sulla Provinciale a Forte dei Marmi.  Architetto Botta lei ha già lavorato in Versilia, cosa ne pensa di questi territori da un punto di vista artistico-architettonico?  «La Versilia è un luogo magico che vive in questo stretto rapporto tra le Alpi Apuane con il loro fascino e la loro storia e il mare. Questi posti hanno una memoria storica che la città globale non può dare: le cave di marmo, il lavoro degli artigiani, i laboratori degli artisti e quei materiali che sembrano velluto e che portano con sé la bellezza che oggi sfugge. Sono elementi unici».  Quale luogo versiliese ha trovato più affascinante?  «Sicuramente il monte Altissimo. Quando ho lavorato per la Cappella di Azzano mi incantavo sui suoi colori e non riuscivo a non pensare al suo passato, alle cave e ai caduti della montagna».  Ci sono dei progetti che non sono andati a buon fine (ex Casa del Fascio, area ex Galeotti). Si è mai chiesto il perché?  «Sì, ma non mi sono mai dato risposta. Le idee della vita sono sempre più forti di quelle degli architetti».  Cosa ne pensa del Centro Arti Visive?  «E' una bellissima e molto indovinata iniziativa ed è importante che gli studenti vengano su questi territori ricchi di storia. E' un modo per far vivere queste città medio-piccole della vecchia Europa che hanno queste tradizioni e questa memoria arrivando ad una globalizzazione intelligente».  C'è la Versilia nei suoi progetti futuri?  «Per il momento no, ma non nascondo che se ci fosse un progetto verrei molto volentieri da queste parti. A breve, invece, partirò per la Cina per l'inaugurazione della biblioteca universitaria a Pechino».  

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