Sicurezza
Risorgimento, i cimeli di Antonio Raimondi
Martina Ambrogi
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I documenti (firmato Cavour) dello stato militare di Antonio Raimondi (a cavallo) Norina Marinai custodisce le memorie del bisnonno capitano
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VIAREGGIO. Conservati e appesi in bella mostra in cornici di legno, o ben custoditi in un album di immenso valore, sono i piccoli, grandi frammenti della storia d'Italia preunitaria. Medaglie al valore assegnate da Napoleone e dal Re Vittorio Emanuele II, carteggi con i più importanti politici del tempo, da Camillo Benso Conte di Cavour ad Alfonso La Marmora, fino al generale Enrico Cialdini. A curare questi reperti storici è la signora Norina Marinai, classe 1923, che nella sua casa in Darsena conserva i ricordi appartenuti al suo bisnonno. «Si chiamava Antonio Raimondi - racconta - nato a Reggio Emilia il 1º aprile 1801 e morto a Pisa nel 1885. Fu uno dei protagonisti delle guerre di indipendenza e dell'unità d'Italia. Mio nonno prima, mia madre dopo e, adesso, io, custodiamo gelosamente queste testimonianze risalenti a più di 150 anni fa». Un tuffo indietro nel lontanissimo Ottocento attraverso queste carte, che ripercorrono vita e carriera militare del cavalier Raimondi. Entrato nel reggimento, a soli cinque anni, il 18 luglio 1806, nei suoi documenti si può leggere di tutto: dalle caratteristiche fisiche, ai lineamenti del volto, dal conto corrente, alla fornitura degli effetti di biancheria e calzature (3 camicie ricevute, 3 paia di scarpe, 3 paia di calze a filo, un colletto e quant'altro). «C'è anche questo certificato - mostra la signora Marinai - del reggimento Cavalleggeri di Sardegna, in cui sono elencati servizi e promozioni». Insomma, una sorta di curriculum, come si direbbe oggi. Allievo nella Marina di Venezia, da cui sortì aspirante - si legge - carabiniere pontificio dal marzo 1819, ufficiale nello stesso corpo dal 1º ottobre 1827, capitano nel reggimento Dragoni e nei cavalieri della Romagna nel 1831. E ancora, emigrato in Francia nel febbraio 1832, rientrato nel maggio 1848, diventò comandante della prima colonna bersaglieri; il 19 settembre 1848 fu nominato capitano nel reggimento cavalleggeri lombardo e di quello del Regno di Sardegna nel 1850. Il "curriculum" prosegue con campagne, ferite e azioni di merito e decorazioni conseguite: dal blocco di Venezia nel 1813, ai fatti d'armi di Rimini, Sinigallia e Firenze nel 1831, dalla campagna del 1848 per l'indipendenza d'Italia a quella del 1849 contro gli austriaci. Incorniciate ci sono le onorificenze. «La medaglia di Sant'Elena - afferma la bisnipote - consegnata da Napoleone il 5 maggio 1821, e la medaglia al valore assegnata dal Re Vittorio Emanuele II e dall'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro il 23 ottobre 1862». Ma il cavalier Antonio Raimondi è citato anche su libri di storia. La signora Marinai ne ha uno "L'Italia dal 1820 al 1870" della tipografia Valenti di Pisa, datato 1882, in cui è sottolineato: «A questo assalto notturno presero parte con molta lode i volontari parmensi, guidati dal bravo Antonio Raimondi, avanzo glorioso di Rimini e che dipoi nell'esercito piemontese prese parte a tutte le battaglie combattute per l'indipendenza nazionale». Insomma una memoria storica immensa quella conservata dall'erede di uno dei protagonisti dell'indipendenza italiana. «Per me è un vanto - spiega la signora Norina Marinai - Vorrei approfondire la ricerca per scoprire qualcosa di più su questo mio bisnonno eroe».
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