Gioco
Conferenza sulla Costituzione con il procuratore Manzione
Isotta Boccassini
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Domenico Manzione 2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. La Costituzione italiana vista con gli occhi di un addetto ai lavori, il Procuratore Domenico Manzione, non a caso ospite d'onore alla serata indetta dal Lions Club, che sta consacrando l'anno in corso alla riflessione nei confronti di un testo soggetto, soprattutto di questi tempi, alla richiesta di vorticose modifiche. Un'esigenza impellente quella del Club, di cui si è fatto portavoce il Presidente Raimondo Meneghetti. «La costituzione - esordisce l'ex Procuratore di Lucca - non è un feticcio che si possa cambiare in base ai propri interessi o credo politici; e la domanda principale che ci dobbiamo porre è, perché cambiarla?». Poche sono state le risposte che si è dato Manzione, secondo il quale le diverse motivazioni esplicitate da più parti politiche, come il fatto che il testo sia ormai "stagionato ed anziano" oppure che sia stato il frutto di una serie di scelte di compromesso, non reggano. Ma la questione è assai più complessa. «Costituzioni molto più antiche rispetto alla nostra - prosegue il Procuratore - sono tutt'ora vigenti, ed hanno subito dei minimi cambiamenti nel corso dei secoli, come quella americana e quella francese, che si basavano all'epoca, come oggi, sull'affermazione di diritti fondamentali dei cittadini e la divisione dei poteri di derivazione montesqueiana. Purtroppo, lo sbaglio che si fa in Italia, è quello di guardare la Costituzione nella logica della legge ordinaria e non il contrario». Molti gli applausi e le domande a Manzione, che ha trovato il pieno appoggio nella sua esposizione del Primo Cittadino Luca Lunardini, socio del Lions Club, che si è dichiarato vicino alla visione dell'ospite d'onore, affermando che «La Costituzione non è un elemento di riferimento adattabile ai propri interessi o linee politiche». La serata nel prestigioso Plaza e De Russie si è conclusa con l'augurio del Procuratore d'Alba di conservare e non cambiare un testo portatore di un significato politico, etico e culturale preciso, frutto di un alto compromesso, che risale al 1948, votato all'unanimità da diversi schieramenti politici che guardavano al bene comune di una popolazione appena uscita da una guerra straziante.
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