Il Tirreno

Versilia

Amina e Nerino, nozze di diamante nell'uliveto: una bella storia

Giuseppe Vizzoni
Nerino e Amina: nozze di diamante
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Nerino e Amina: nozze di diamante

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 SERAVEZZA. Domenica pomeriggio, presso l'uliveto Domenici, in località le Cascine di Pozzi di Seravezza, Nerino Gasperi e Amina Polidori hanno festeggiato, fedeli all'antica tradizione di far festa all'aperto e in mezzo alla natura, le nozze di diamante: sessanta anni di matrimonio.  Si sposarono il 9 settembre 1950 nella Pieve di S. Sisto di Pomezzana. Lui, allora giovane ventiseienne di Mulina di Stazzema, vi nacque il 16 aprile del 1924, lei avvenente ventunenne di Pomezzana, paese in cui venne alla luce il 9 giugno del 1929.  Una vita insieme che ieri Nerino e Amina hanno festeggiatato con i figli Domenico e Oreste, la nuora Giovanna (anche lei di Pomezzana), i nipoti Daniele e Giacomo, la piccola e bellissima pronipote Aurora e la sua giovanissima mammina Sara, i parenti più stretti, primi fra tutti i cognati Telma (sorella di Amina) e Roberto Domenici.  Un pezzettino di Pomezzana trapiantatosi in quel di Pozzi.  Sono 54 anni che i "novelli sposini" abitano in questa frazione di Seravezza. Ma a Stazzema e ai due paesi di origine sono restati sempre attaccati.  Se la moglie già sente le difficoltà dell'età, l'indomabile Nerino, grande lavoratore, muratore come mestiere della vita (ma fu anche operaio presso i polverifici Pocai e Deri), nonostante gli acciacchi alle gambe non tradisce la sua tempra di non darsi mai per vinto, tanto che considera i dolori dell'età così: «Qualcuno ce lo avevo con me anche prima, qualche altro m'è venuto ultimamente. Ma basta non ascoltarli quando ti chiamano!».  Gli è stato donato il libro sul sito archeominario di Calcaferro, ultimamente edito come n. XVI di Studi Versiliesi.  Il volume tratta dei polverifici che furono suo posto occupazionale subito dopo guerra, quando abitava a Mulina di Stazzema.  La pubblicazione gli ha riportato alla mente le esplosioni che nel 1938 e nel 1961 coinvolsero rispettivamente i polverifici Pocai (Moilnette) e Deri (Campo di Calcaferro).  Lui vide ciò che fu trovato dei corpi delle vittime. Nella prima esplosione morirono tre addetti (due donne e un uomo), nella seconda un uomo.  Si è ricordato anche dei sacchi di salnitro da 75 e 100 kg che trasportava sulle spalle alle due polveriere. Il proddotto veniva per lo più dalla Germania ed era uno dei tre elementi, gli altri due sono lo zolfo e la carbonella, che occorrono per fabbricare l'esplosivo della Polvere Nera e i vari tipi di miccia.  Il libro venne presentato domenica 21 agosto scorso, nella chiesa di San Rocco, alle Mulina di Stazzema.

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