Il Tirreno

Versilia

INTERVENTI

Alessandro Volpe

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L'Auser non è responsabile di chi entra in pineta  Ho letto sulla stampa che l'Auser di Viareggio avrebbe (o utilizzerebbe) qualche non meglio identificato spazio come area di sosta per l'accesso alla struttura associativa collocata nella pineta di ponente. A tale riguardo vorrei precisare che da tempo l'Auser di Viareggio ha fatto richiesta per avere la possibilità di definire (ai margini della pineta, nei pressi della struttura), un qualche posto auto per facilitare il parcheggio dei mezzi degli anziani ma che ad oggi non ha ancora ricevuto alcuna risposta. L'unico accesso alla struttura dell' Auser è da via M. Polo lato mare rispetto alla "pista dei cavallini": tale accesso è normalmente chiuso da una catena con lucchetto, ma da circa due settimane il lucchetto non c'è più favorendo quindi anche l'entrata di eventuali mezzi non autorizzati. Fatto, questo, che è stato prontamente e a suo tempo, segnalato ai vigili urbani. Infine, per chiarezza, faccio presente che l'associazione dispone dei pass per il mezzo attrezzato (trasporto non autosufficienti) e per lo scarico e carico delle merci (ritengo come ogni altra attività presente nella pineta). Niente di più. Marzio Francesconi presidente Auser della Versilia La vita di lavoro di Giuseppe Scartabelli  Giuseppe Scartabelli il prossimo 7 settembre compirà novant'anni e ieri ha passato il monte con la sua automobile per ritirare il Premio Speciale che la Camera di Commercio di Lucca gli ha assegnato per la lunga e qualificata attività nel mondo del commercio. È davvero il caso di dire che Beppe nella sua lunga vita s'è levato la voglia di lavorare. Come sua moglie Rosina proviene dai boschi della montagna pistoiese, più precisamente da Villa di Baggio. Appena sposati lavorarono nei boschi maremmani come carbonai e nel dicembre del 1946 a Massa Marittima nacque il loro primo figlio Sergio. Arrivarono a Viareggio nel 1949, abitando da uno zio in via Galvani e nel 1956 affittarono un quartiere e un fondo sulla Via Trieste in Darsena dove ammucchiavano legna e carbone. Per l'inesorabile incalzare del progresso gli spazi dove depositavano i profumati ciocchi d'olivo per le cucine "economiche" e la carbonella per gli scaldini, i trabiccoli e i preti, vennero pian piano occupati dalle bombole per i fornelli a gas, dalle tanche di gasolio per il riscaldamento e dai sacchetti di carbon cook per le stufe "warm-morning". Dopo il primato nelle vendite del carbone e della legna, Beppe conquistò anche quello delle bombole di propano liquido, del gasolio e, un po' più tardi, del carburante per il bunkeraggio alle navi da diporto. Nel 1959 costruì una palazzina in Via Paolo Savi dove, al piano terra, sistemò la sede definitiva della sua attività ora nota come Termopetroli e in un quartiere al piano primo l'abitazione della sua famiglia, nel frattempo accresciuta per la nascita di Maria Grazia.  I due fratelli continuano ad esercitare con competenza e dedizione le attività impiantate dai genitori e, mentre Sergio si occupa della Termopetroli, Maria Grazia gestisce lo stabilimento di loro proprietà in Darsena, il Bagno Arizona; tutti e due vivono nel ricordo della mamma, accudendo con amorevole cura Beppe nonostante egli dimostri di essere ancora una solida quercia. La Darsena e Viareggio sono fiere di uomini come lui.

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