Italia
Morto di overdose, pusher incastrato dalla testimonianza del padre
Era già noto alle forze dell'ordine il 55enne arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver venduto droga a Gerardo e Samuele Ventrella
LIDO DI CAMAIORE. I carabinieri avevano puntato gli occhi su di lui sin dall’inizio, ma sarebbe stata la testimonianza rilasciata, al risveglio dal coma, da Gerardo Ventrella, padre di Samuele, il 25enne morto per una overdose di cocaina la notte del primo agosto, a incastrare Paolo Lorenzini, 55enne viareggino, con precedenti legati allo spaccio. Secondo i militari sarebbe stato lui a vendere la droga che poi avrebbe causato la morte del giovane e le lesioni gravi al padre.
Domenica mattina i carabinieri della stazione di Lido di Camaiore hanno perquisito la sua casa, a Viareggio, e lo hanno arrestato. Il gip di Lucca, Riccardo Nerucci, ha emesso nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari poiché ritenuto responsabile dei reati di spaccio di sostanze stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto.
L’indagine non è stata semplice. I militari hanno ascoltato testimoni, analizzato tabulati telefonici, fatto verifiche tecniche e il cerchio sembrava chiudersi su Lorenzini. Ma l’unica persona che poteva confermarlo era in coma all’ospedale Cisanello. Al risveglio, una decina di giorni fa, Gerardo Ventrella avrebbe confermato il nome del pusher ai militari. A quel punto erano stati raccolti tutti gli «elementi probatori – si legge in una nota dell’Arma – che hanno consentito al gip di emettere la misura restrittiva degli arresti domiciliari a carico dell’uomo».
I fatti risalgano al 1° agosto. I due sono originari di Torino, ma il padre vive a Lido da tempo. Samuele è appena arrivato da Rivarolo con il cugino per stare un po’con il padre e godersi la Versilia. È sabato. La sera escono. Sono le 23. 30: i due sono in passeggiata a Lido di Camaiore, uno dei centri della movida versiliese. All’improvviso padre e figlio stramazzano al suolo, uno dopo l’altro. Chi assiste alla scena cerca di soccorrerli, ma non sa cosa fare. Chiamano il 118. A terra il telefono di uno dei due non smette di squillare. È il cugino che li sta cercando. Il medico risponde e gli dà la notizia.
Le condizioni di Samuele appaiono subito disperate. È in arresto cardiaco e non torna. Viene trasferito d’urgenza all’ospedale del cuore di Massa, l’Opa, ma dopo qualche ora se ne va. Il padre, Gerardo, finisce in coma. Viene portato all’ospedale Versilia poi pochi giorni dopo viene trasferito al policlinico Cisanello di Pisa per essere sottoposto a un trapianto di fegato. Nel frattempo, al cimitero Parcodi Torino, vengono celebrati i funerali di Samuele con rito islamico. Gerardo si risveglierà solo un mese dopo con il figlio già seppellito. E lì, sul letto dell’ospedale di Pisa, racconta la sua storia ai militari.
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