Il dolore
La mia idea vincente è finita in testa a Balotelli
Un giovane stilista di Pietrasanta disegna il cappellino del calciatore
PIETRASANTA. Quel cappellino calato sugli occhi come un elmo a marcare le distanze dal resto del mondo, Mario Balotelli lo ha ostentato in ogni dove durante il Mondiale brasiliano: prima delle partite, su Instagram mentre dichiarava amore alla sua Fanny, al ritorno della tragicomica spedizione azzurra.
Un cappellino, con impresso un logo simile al cancelletto dei social network, ideato, quasi per gioco, in terra di Versilia, da Michele Leonardi, 23 anni, di Pietrasanta. Ed oggi, quel gioco, si è trasformato in business. «Quando ho visto in tv e sui giornali che Balotelli indossava il cappellino mi sono stupito fino ad un certo punto: del resto era stato il fratello di Balotelli, Enoch, a contattarmi tempo fa, a chiedere informazioni sulla mia linea di abbigliamento, a farsi spedire del materiale. Enoch era in Versilia in vacanza, giusto un anno fa, e lo vide in vetrina di un negozio di Lido di Camaiore. Il tempo di adocchiarlo, acquistarne alcuni e poi di chiamarmi».
In realtà, Leonardi, sempre un anno fa, non aveva una vera e propria linea di abbigliamento. «Figuriamoci: lavoravo e lavoro nel bar di famiglia e la moda è sempre stata una passione a margine. Poi l'idea di puntare su questa sorta di cancelletto-social da imprimere sul cappello, realizzandone di vari colori e tessuti. Ho contattato un'azienda, ho registrato il marchio e il resto lo hanno fatto il passaparola e appunto i social. Quanto costa? Fra i 35 e i 40 euro. Con le richieste il prezzo è aumentato». La griffe si chiama " #maisenza" e non ha più i contorni, come detto, del gioco fra amici: Leonardi ha due nuovi soci - Manuel Ferrari e Vittorio Cucurnia - sta per lanciare una linea invernale, sempre con il logo in evidenza, di felpe, t-shirt, polo e non riesce ancora ad abituarsi a vedere il suo passatempo in testa a personaggi da copertina: Alessia Fabiani, Valentina Vignali, i protagonisti dello Zoo di 105 e altri giocatori.
Ma la differenza, nel bene come nel male, la fa sempre Balotelli. «Con Mario ho parlato telefonicamente in alcune occasioni, ma non posso dire di conoscerlo: chiedeva informazioni, voleva capire cosa c'era dietro a questo progetto, anche se il contatto resta Enoch. È nata una sorta di collaborazione: fa piacere, anche se tutto mi sembra molto più grande rispetto a solo quello che osavo immaginare. Però un po' di orgoglio c'è, è chiaro, soprattutto quando vedi che le ordinazioni crescono», confessa Leonardi.
Anche se poi, alla fine, logo o non logo, il Mondiale di Balotelli, e quello della Nazionale, è finito miseramente: un pensiero che sembra però solo sfiorare Michele, che ha ben altro in testa, cappellino a parte. «Da noi è piena stagione, devo pensare a dare una mano nel bar. Il resto si vedrà. Per ora mi godo il presente e come, talvolta, i sogni diventino realtà».
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