Sicurezza
Futuro premier? Amato si defila ed è contrario al governo breve
Nel convegno organizzato da "Ideali" a Livorno si è parlato di Italia e d’Europa ma Giuliano Amato concede poco alla quotidianità anche perché sa bene che la strada è tempestosa e piena di difficoltà - Amato e Profumo contestati a Pisa
Alla domanda del direttore del Tirreno, la risposta di Giuliano Amato, ieri impegnato in una conferenza a Livorno, si fa spiritosa ma non solo.
«Si dice che sarà lei a guidare la barca», chiede Roberto Bernabò. E all’ex presidente del consiglio oggi nuovamente accreditato come inquilino di Palazzo Chigi viene in mente un aneddoto di oltre mezzo secolo fa: «Niente barca, soffro il mal di mare. Come studente ero sulla nave che da Le Havre mi portava a New York, dodici giorni di traversata trascorsi steso a letto: ogni mattina , nella cabina, si presentava una splendida bionda, mi dava una supposta e mi rimboccava il lenzuolo».
Tutti ridono di gusto, però quell’idea della supposta rode nella testa e riporta a certe vignette con l’ombrello di Altan. E lo stesso Amato si fa serio ribadendo che «il mio nome viene fuori molte più volte di quanto venga fuori io».
Insomma la prospettiva di tornare a fare il premier non sembra attrarlo più di tanto e, incalzato da Bernabò, spiega perché: «La rielezione di un eccellente Presidente della Repubblica viene dopo una bandiera bianca, lui stesso ha spiegato che averlo rieletto “significa che un intero Paese si riconosce in un solo uomo e della mia età”. Conoscendolo – aggiunge Giuliano Amato- vi assicuro che di sacrificio vero si è trattato e che si è convinto solo perché ha visto che le forze politiche non erano in grado di eleggere un capo dello Stato: questo è il punto grave».
Si parla d’Italia e d’Europa («Che poi sono la stessa cosa», sottolinea il professor Pier Giorgio Curti ) nel convegno organizzato da “Ideali” l’associazione di cultura politica e sociale presieduta da Marida Bolognesi.
L’ospite è l’uomo del giorno nel mondo dei commentatori politici. Ma lui concede poco alla quotidianità anche perché sa bene che la strada è tempestosa e piena di difficoltà. Non ultimo il quadro politico che vede il Pd imploso verso possibili scissioni. Amato augura per sé e il Paese che «resista una forza politica che riesca ad amalgamare le differenze, io vengo da un partito nel quale vivevano massimalisti e riformisti».
Serve stabilità e autorevolezza per stare in Europa in questi anni terribili: «O si riesce a dare una svolta all’Europa - dice - o non so cosa resterà dell’Ue, c’è il rischio di autodistruzione. L’euro oggi ha bisogno di politiche economiche e fiscali coordinate. Se non completiamo il percorso - aggiunge - ne abbiamo solo i danni. Oggi possiamo solo andare avanti». Se ne uscissimo sarebbe rovinoso per i mercati».
E dopo aver ragionato del ruolo dell’Europa per far ripartire il Pil delle nazioni, rispondendo all’intervento del pubblico, Amato fa trasparire che non perde d’occhio mai per un momento le sorti del futuro governo.
Così, pur con le debite cautele istituzionali, sottolinea: «Non ho sentito Napolitano ma credo che un governo non possa durare due o tre mesi, ma debba avere il tempo sufficiente perché il Paese si rimetta in moto».
Andrea Lazzeri
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