Il Tirreno

Riforme: Boccia, 'lezione Matteotti è centralità Parlamento, destra va in direzione opposta'

30 maggio 2024
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Roma, 30 mag. (Adnkronos) - "Il rafforzamento della vita democratica della Repubblica passa anche attraverso giornate come questa. La commemorazione di questa mattina a Montecitorio di Giacomo Matteotti a cent’anni dal suo ultimo discorso parlamentare impone una riflessione seria sulle nostre radici e sulle nostre responsabilità attuali. Altrimenti non saremmo all’altezza della storia che viviamo". Così Francesco Boccia, presidente dei Senatori Pd, a Cellamare (Bari), insieme al candidato sindaco Gianluca Vurchio. "E se oggi abbiamo condiviso le parole che furono di Giacomo Matteotti, pronunciate magistralmente da Alessandro Preziosi, beh allora non possiamo non chiederci se quella frase quasi finale con la quale chiuse l’ultimo dei suoi ultimi interventi alla Camera sia oggi rispettata fino in fondo. 'Signor presidente, io chiedo di parlare né prudentemente né imprudentemente, ma solo parlamentarmente’, così Giacomo Matteotti, replicava con sdegno al presidente della Camera, il fascista Alfredo Rocco, subentrato da pochi giorni a Enrico De Nicola, che – interrotto Matteotti, da minacce e ironie dai banchi dei fascisti - invece di garantirgli la possibilità di parlare lo invitava a essere più prudente nel suo argomentare". "Ecco oggi quello che chiediamo alla destra che insiste a testa bassa sulla riforma della nostra Costituzione è di rispettare la centralità del Parlamento e di non contribuire all’indebolimento della principale istituzione del Paese a vantaggio del rafforzamento di un’unica persona che è il Presidente del Consiglio. Consentire di intervenire nelle istituzioni non prudentemente ma parlamentarmente come chiedeva Matteotti significa difendere fino in fondo la centralità del Parlamento. Insistiamo e lo faremo fino alla fine rivolgendoci alla maggioranza: non è con i numeri che si modifica la Costituzione ma solo con la politica, quella alta, che impone la massima condivisione. Solo così potremo dire di aver imparato, dopo cent’anni, non solo il sacrificio di Matteotti, Amendola e tutti gli altri ma di essere all’altezza della nostra storia”.
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