Il Tirreno

Falcone: Grasso lo ricorda e si commuove, 'quell'accendino mai restituito...'

31 gennaio 2024
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Roma, 31 gen. (Adnkronos) - "Questo accendino, lo vedete? Questo accendino me lo consegnò Giovanni durante il nostro ultimo viaggio in aereo verso Palermo. Mi disse: 'Piero, tienimelo tu. Bada che non è un regalo. Oggi ho deciso di smettere di fumare. Se dovessi riprendere so che ce l’hai tu e me lo restituirai'. Lo riposi con cura nella borsa in una tasca con cerniera. Quell’accendino di argento non ebbi più modo di restituirlo". Così l’ex magistrato ed ex presidente del Senato Piero Grasso ricorda, con la voce rotta dalla commozione, uno degli ultimi incontri con Giovanni Falcone nel corso della Lectio magistralis che ha svolto alla John Cabot University con gli studenti dell’ateneo americano, 'Da Pizza Connection al Maxi processo: l'eredità di Giovanni Falcone'. Il magistrato, simbolo dell’antimafia, dopo poche settimane fu ucciso nella strage di Capaci. "Appena seppi la notizia- rievoca Grasso- stavo nella mia casa a Palermo, e sento ancora con angoscia i passi trafelati dei miei agenti che venivano ad avvisarmi. Andai in ospedale lì incontrai l’amico Paolo Borsellino. Dalla sua espressione capii tutto. Non c’era più niente da fare. Ci abbracciammo, piangemmo. Disperato mi sussurrò: “Una parte della mia, della nostra vita, è finita”. Tornai a casa e mi ricordai di quell’accendino che non avrei mai più restituito a Falcone. Andai nello studio, iniziai a frugare nella mia borsa. Lo accesi. Ogni volta che attraverso momenti difficili, basta che lo tenga in mano e mi sembra di sentire i suoi consigli. Questa scintilla di fuoco ha la forza, l’intelligenza la determinazione che ricorda gli occhi del mio amico Giovanni. Spero che possa accendere tante fiaccole che illuminano il cammino di voi giovani per portare avanti con le vostre gambe le idee di Giovanni". Così è nata ‘Scintille di futuro’, la fondazione che Piero Grasso ha creato "per spiegare ai giovani che cosa è stata la mafia e chi è stato Giovanni Falcone". Nel corso della Lectio magistralis, Grasso ripercorre gli albori della lotta dello Stato alla mafia che soltanto grazie alla genialità investigativa di Falcone fu finalmente riconosciuta e combattuta come tale. "La mafia – rivendica Grasso - esisteva davvero ed era un’organizzazione criminale ben strutturata con ramificazioni ovunque fino negli Stati Uniti". Fu dalla collaborazione con gli Stati Uniti che nacque l’inchiesta ‘Pizza Connection’ che fece emergere lo sviluppo tentacolare della mafia italiana anche Oltreoceano. L’ Fbi fu determinante. "La prima volta che andammo lì, Giovanni si presentò con un quaderno pieno di appunti, collegamenti, nomi, fotocopie di assegni. Loro, gli americani, invece aprirono il computer…". Nonostante la differenza di strumenti investigativi i dati a mano scritti in italiano e nel pc scritti in inglese combaciavano perfettamente. L’ammirazione per Falcone negli Stati Uniti era enorme e lo è tutt’ora. "Pensate – dice Grasso- che nel cortile dell’Academy Fbi a Quantico c’è un busto in bronzo di Giovanni che accoglie giovani che vogliono diventare tra i più bravi poliziotti del pianeta. La colonna su cui sorge è spezzata – sottolinea Grasso – si riferisce a un lavoro interrotto. A terra, uno scudo sul quale è scolpita una bilancia, simbolo della Giustizia. Ancora: il Senato americano, all’indomani della morte di Giovanni, approvò una risoluzione che definiva la morte di Falcone 'una profonda perdita per l’Italia, per gli Stati Uniti, per il mondo'. Di più: al congresso – insiste l’ex presidente del Senato- c’è un’intera scalinata con le pareti tappezzate delle foto di Falcone con i poliziotti americani, articoli di stampa. E in alto- cosa rarissima negli Usa– la bandiera italiana intrecciata a quella americana". Diverso il trattamento in Italia. Un magistrato di quel livello doveva essere osannato. Invece fu osteggiato, la testimonianza di Grasso. "Dopo quei successi, la politica lo attaccò, il Csm si mise di traverso. – ricorda - Alcuni dissero che voleva fare lo sceriffo, che si era montato la testa, che si era addirittura fatto da solo l’attentato alla sua villa al mare, all’Addaura. Accuse infamanti. A quel punto, quando capì che non avrebbe potuto succedere a Caponnetto, decise di accettare l’invito del ministro Martelli che gli aveva proposto di dirigere l’ufficio affari penali presso il Ministero di Giustizia. E fu lì, a Roma in via Arenula, che mi chiamò a lavorare con lui". Il periodo romano fu tra quelli più sereni della sua vita. "Falcone riusciva addirittura a sorridere. Fu in questa fase che mettemmo mano alla legislazione antimafia - ricorda ancora Grasso -: la legge sui pentiti, la legge sui sequestri di persona, le leggi bancarie antiriciclaggio, la Dia, le direzioni antimafia nelle varie procure. Fu creato tutto l’impianto delle leggi che oggi sono imprescindibili e che speriamo non venga smantellato in questa nuova stagione". "La sera – sospira Grasso - andavamo a mangiare nei ristoranti vicino al ministero, dopo aver liberato la scorta. Quando però la Cassazione confermò la condanna all’ergastolo contro la cupola mafiosa, nelle strade della Capitale fu inviato un comando di killer che avrebbe dovuto spararci. Ma fummo fortunati. Grazie alla cucina romana ci salvammo. Gli informatori mandarono il commando al ristorante ‘Amatriciana’ vicino al Viminale, ma noi stavamo al ristorante ‘la Carbonara’ a Campo de’ Fiori. Dopo 10 giorni, il capo della mafia di allora, Totò Riina li richiamò: 'Tornate giù. Abbiamo trovato un altro modo'". Il modo "era il tritolo di Capaci con cui iniziò la fase stragista dell’organizzazione criminale".
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