Proteste
**Sicurezza: Barbieri (Confcommercio Milano), ‘cosi abbiamo risolto problemi Corso Como’**
3 MINUTI DI LETTURA
Milano, 24 nov. (Adnkronos) - "Che ci sia un problema di sicurezza a Milano è un dato visibile; continuare a cercare un colpevole però non serve a niente; piuttosto sediamoci tutti attorno a un tavolo e, ciascuno per il proprio ruolo, diamo un contributo per trovare una soluzione". Così all’Adnkronos Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi e Monza-Brianza, che rappresenta oltre 40mila imprese del mondo del terziario per un totale di 390mila occupati, parlando della questione sicurezza a Milano. Un invito, dunque, a rimboccarsi le maniche e lavorare tutti in un’unica direzione, così come è stato fatto dai commercianti e dai titolari di locali notturni in una delle zone della movida milanese, con il risultato di una notevole diminuzione di eventi di criminalità a danno dei cittadini: "E' giusto e importante porre l’attenzione su questo problema ed è necessario intervenire". Ciò che serve, spiega Barbieri, è più di tutto "un cambiamento di approccio e di metodo", perché "se si continua a dire 'la colpa è di questo o la colpa è di quell’altro', ma poi non ci si rimbocca tutti le maniche e non si prova, ognuno per il proprio ruolo, a risolvere le cose, si rischia di far perdere di credibilità l’immagine di Milano". Allora, esorta il segretario generale di Confcommercio milanese, lanciando un appello, "mettiamoci tutti intorno a un tavolo, ognuno per il proprio ruolo e per il proprio compito, guidati ovviamente dagli esperti sul tema, le forze dell’ordine, la questura, la prefettura, che fanno un lavoro nascosto, ma fondamentale in una città come Milano. E ognuno cerchi di dare il proprio contributo". Il mondo del commercio, ad esempio, può dare un contributo con la stessa presenza sul territorio: “Noi siamo sentinelle -dice-; possiamo segnalare quali sono le problematiche della città e delle vie, visto che il commerciante è sul posto non dico 24 ore su 24, ma quasi". E cita l’esempio di Corso Como, una delle zone più 'in' della movida milanese, dove è nata una collaborazione pubblico-privato: "C’è stato un investimento dei privati per risolvere il problema dei fatti di illegalità che stava crescendo vertiginosamente. Sono state ideate formule, con agenzie di sicurezza private, che hanno portato ad implementare la presenza di forze dell’ordine. Il Comune di Milano ha lanciato un bando, fornendo un contributo alle imprese per supportarle nella lotta alla cosiddetta ‘movida selvaggia’. Le attività commerciali hanno quindi messo mano al portafoglio e hanno potuto adottare delle misure di sicurezza alternativa, ad integrazione di quelle delle forze dell’ordine". In sostanza "è stato creato un presidio pubblico-privato che, in questo caso, ha determinato una sensibile diminuzione dei reati predatori". E allora, conclude, "è inutile continuare a perdere tempo nella ricerca di qualcuno a cui dare la colpa perché non serve assolutamente a niente. Piuttosto, mettiamoci tutti attorno a un tavolo e, coordinati dalle forze dell’ordine che, lo ribadisco, fanno un lavoro prezioso, ognuno faccia la propria parte per contribuire a mantenere alta l’immagine e l’attrattività di Milano". Anche perché "il tema della sicurezza non è né di sinistra, né di destra. Riguarda la vivibilità e la civiltà di una città. E’ per questo che tutte le forze in gioco, gli stakeholder, devono dare il proprio contributo".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google