Toscana
**Rai: il dg Rossi, 'con Roberto Sergio amicizia personale e collaborazione al di là del gossip'**
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Roma, 11 nov. (Adnkronos) - "Io e Roberto Sergio ci conosciamo da tantissimi anni. Faccio presente che l'ad della Rai è nominato dal Mef e il direttore generale è nominato dall'ad, quindi io sono stato nominato da Roberto Sergio. A lui mi lega un'amicizia personale e una straordinaria collaborazione". Lo ha detto il dg Rai Giampaolo Rossi al convegno annuale della Fondazione Iniziativa Europa, interpellato sulle ricostruzioni giornalistiche che lo vorrebbero in competizione con l'amministratore delegato Roberto Sergio, anche in ordine all'avvicendamento di ruolo che spetterebbe a Rossi al termine del mandato dell'ad, previsto per il prossimo luglio. "Questo percorso, che comunque arriverà a luglio cioè alla fine del mandato del consiglio di amministrazione, è stato fatto con l'idea di provare mettere in questi nove mesi in sicurezza l'azienda -sottolinea Giampaolo Rossi- L'obiettivo fondamentale è riuscire a costruire un percorso virtuoso di un'azienda che in questi ultimi 10 anni, vi assicuro, non è stata particolarmente curata, né dai governi, né da molti di coloro che l'hanno governata". Nello specifico, spiega l'ad Rai, "siamo arrivati a giugno scorso e ci troviamo in un'azienda che aveva approvato un budget di 650 mln di debito. Un'azienda che ha l'obbligo oggi di ripensarsi" in una "logica moderna, una ottimizzazione dei processi produttivi e di restare un baluardo del sistema radiotelevisivo italiano, che si regge sul ruolo della Rai e di Mediaset, Mediaset come polo commerciale e Rai come polo culturale". Il lavoro svolto con Roberto Sergio "al di la del gossip giornalistico, è quello di reindirizzare la Rai al centro di questo processo, dal quale oggi è stata fortemente marginalizzata", aggiunge Rossi. Che si toglie un altro sassolino dalla scarpa in merito alle polemiche sui bassi ascolti della tv del servizio pubblico: "Di fronte a queste sfide, il ragionamento sullo 0,1% di share in più o in meno è un ragionamento surreale. L'auspicio di Rossi è "che il mondo giornalistico si renda conto che "difendere la Rai significa difendere un pezzo della nostra democrazia".
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