Sicurezza
Industria: in 2022 ottimi risultati di bilancio, lusso e tecnologia spingono export
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Milano, 7 nov.(Adnkronos) - L’industria italiana ha chiuso il 2022 con ottimi risultati di bilancio. Come testimonia l’analisi eseguita su un campione di circa 40.000 imprese, la crescita è stata sostenuta e diffusa a tutte le classi dimensionali. L’Ebitda si è confermato sugli ottimi livelli del 2021, nell’ordine del 10% in rapporto al fatturato, grazie anche ai provvedimenti di contrasto al caro energia. Tali risultati, cui si aggiunge anche la prosecuzione della fase di crescita degli investimenti, confermano il rafforzamento del tessuto manifatturiero. La competitività delle imprese italiane nell’alto di gamma e nelle nicchie a elevato contenuto tecnologico ha consentito una tenuta dell’export italiano (in crescita del 3,6% a valori correnti, nei primi 7 mesi del 2023, stabile a prezzi costanti), nonostante il rallentamento del commercio mondiale, con effetti positivi sul saldo commerciale. La propensione all’export si attesterà su livelli stabilmente superiori al 50%, consentendo all’attivo commerciale di oltrepassare i 106 miliardi di euro nel 2025. Il traino del canale estero e la spinta inflativa ancora intensa nel 2023 sosterranno il fatturato a valori correnti dell’industria italiana, che a fine anno dovrebbe confermare il raggiungimento di un massimo storico a 1169 miliardi di euro. Il fatturato deflazionato dell’industria manifatturiera italiana ha mostrato un ripiegamento tendenziale di poco inferiore al 2% nei primi sette mesi del 2023, un calo meno intenso rispetto a quello registrato dalla produzione industriale (- 3,1% nel periodo gennaio-agosto). Il venir meno dei fenomeni di shortage di componenti e input produttivi, che avevano caratterizzato la fase di rimbalzo post-Covid, ha infatti consentito a molte imprese di completare le produzioni in magazzino e soddisfare gli ordini rimasti inevasi, attenuando il calo del fatturato. Dagli indicatori che monitorano il sentiment delle imprese emerge un quadro di peggioramento delle attese sulla produzione e sugli ordini interni ed esteri. Tuttavia, il confronto con un’ultima parte del 2022 già deteriorata contribuirà a ridimensionare i cali tendenziali nei prossimi mesi, portando a una chiusura d’anno a -0,6% per il fatturato manifatturiero a prezzi costanti. La spinta inflativa continua a sostenere il fatturato manifatturiero, che nel complesso del 2023 si stabilizzerà sui livelli di massimo storico raggiunti lo scorso anno (1.169 miliardi di euro, +0,7% secondo le nostre stime). I prezzi alla produzione sono aumentati del 3,9% nei primi otto mesi dell’anno, con spinte inflazionistiche ancora forti nei settori a valle delle filiere produttive: Alimentare e bevande (9,1%, la crescita dei prezzi nel periodo gennaio-agosto), Mobili (7,4%), Largo consumo (7,3%), Sistema moda (7%) ed Elettrodomestici (6,7%). Emerge, tuttavia, anche un progressivo raffreddamento dell’inflazione nelle rilevazioni più recenti (+0,6% nel trimestre giugno-agosto 2023), guidato dai settori produttori di intermedi, in particolare Metallurgia (-13,9% tra gennaio e agosto); fanno eccezione i Prodotti e materiali da costruzione, con listini di vendita ancora in aumento in doppia cifra (13,3%). I vincoli alla crescita di consumi e investimenti penalizzano l’attività industriale nel 2023 Sul rallentamento del ciclo manifatturiero pesano soprattutto le difficoltà legate ai consumi interni. Il deterioramento del potere d’acquisto delle famiglie e l’aumento dei tassi d’interesse stanno penalizzando i beni durevoli per la casa (dopo l’exploit degli anni pandemici) e gli alimentari (tendenza solo marginalmente spiegabile con la normalizzazione dei consumi 'fuori casa'), in parte compensati dal recupero del mercato degli autoveicoli dai livelli di minimo toccati nel triennio 2020-22. Segnali di difficoltà emergono anche dagli investimenti in costruzioni che, a causa della rimodulazione degli incentivi fiscali e del rialzo dei tassi, hanno segnato una flessione nel secondo trimestre del 2023. I livelli restano però elevati (+31,5% rispetto al primo semestre del 2019), sostenuti dal buon dinamismo del mercato delle opere pubbliche. Gli investimenti in beni strumentali sono rimasti in territorio ampiamente positivo nei primi due trimestri dell’anno, grazie anche alla componente mezzi di trasporto, in forte accelerazione. Rallentano gli scambi mondiali, ma l’export italiano si conferma sugli ottimi livelli del 2022. Gli scambi con l'estero sono in deciso rallentamento, sia nei mercati emergenti sia nelle economie avanzate, con dati più negativi per l’Asia rispetto al Nordamerica; malgrado l’affievolirsi del commercio internazionale, nei primi sette mesi dell’anno l’export italiano di beni manufatti è tuttavia rimasto stabile sui livelli del 2022 a prezzi costanti, ed è cresciuto del 3,6% a valori correnti. Il parziale rientro dell’import penetration, guidato dal rallentamento della domanda interna (stabili le importazioni a prezzi costanti nel periodo gennaio-agosto 2023, +1,1% a valori correnti), permetterà comunque un miglioramento del saldo commerciale dell’industria italiana nel 2023, che stimiamo in 96,6 miliardi di euro. Pochi settori presenteranno un fatturato deflazionato in crescita nel 2023, a partire da quelli legati alla transizione digitale ed energetica. Gli Autoveicoli e moto (+7,9%) beneficiano di immatricolazioni in aumento sul mercato interno (anche se i ritmi di crescita si stanno facendo via via meno brillanti), dopo un 2022 condizionato dai colli di bottiglia lungo le catene di fornitura. Seguono nel ranking Elettronica (+2,9%), Elettrotecnica (+2%) e Meccanica 3 (stabile sui risultati 2022, con un +0,3%), favoriti dalla messa a terra degli investimenti infrastrutturali nel mercato interno e, più in generale, dallo sblocco di commesse rimaste inevase nel corso del 2022. Nella parte alta della classifica 2023 si collocano inoltre Largo consumo (+2,7%) e Farmaceutica (+2,5%), che possono contare su una cospicua dote del primo semestre dell’anno, che li ha visti crescere a ritmi molto brillanti, soprattutto sui mercati esteri. Nella parte bassa della graduatoria 2023, invece, con fatturato deflazionato in contrazione, vi sono i settori più sensibili al ciclo dell’edilizia: il ripiegamento tendenziale più marcato coinvolgerà i Prodotti e materiali da costruzione (-4,6%), ma anche i produttori di beni durevoli per la casa chiuderanno l’anno in calo (Elettrodomestici -4,4%, Mobili -2,4%). In difficoltà anche Intermedi chimici (-7.8%), filiera dei metalli (Metallurgia -3,3%, Prodotti in metallo -0,9%) e Altri intermedi (-1,5%), penalizzati dalla prudenza nella ricostituzione delle scorte di magazzino in questa fase di grande incertezza. Chiudono la panoramica settoriale Sistema moda e Alimentare e bevande, con fatturato deflazionato in calo rispettivamente del -2,5% e -1,1%. Alla sostanziale tenuta dei primi mesi dell’anno fa da contraltare un secondo semestre decisamente più problematico, soprattutto sul fronte interno, con consumi condizionati dai vincoli di bilancio delle famiglie. Dopo la battuta d’arresto del 2023, il fatturato deflazionato dell’industria manifatturiera italiana è atteso evidenziare un moderato rimbalzo nel corso del 2024 (+0,5%), per poi accelerare al +1,3% l’anno successivo. Si tratta comunque di una crescita inferiore a quella del biennio 2021-’22, condizionata dagli effetti delle politiche monetarie restrittive e soggetta a rischi al ribasso per via di tensioni geopolitiche che potrebbero mettere nuovamente sotto pressione i prezzi dei prodotti energetici. Lato consumi, i prezzi elevati si sommeranno al venir meno dei provvedimenti di sostegno al reddito e all’erosione dell’extra-risparmio accumulato con la pandemia, spingendo le famiglie ad attuare strategie di contenimento delle spese voluttuarie e di rinvio degli acquisti di beni ad elevato importo medio di spesa. L’effetto traino esercitato dal ciclo edilizio si depotenzierà ulteriormente: la crescita del genio civile, sostenuta dal Pnrr, non sarà sufficiente ad arginare il ridimensionamento dell’edilizia residenziale che, in assenza di nuovi incentivi, porterà a una flessione degli investimenti in costruzioni.
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