Il Tirreno

Milano: pm, 'errore lampante da gip, alleanza tra mafie drena enormi soldi allo Stato'

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Milano, 26 ott. (Adnkronos) - Non riconoscere l'associazione mafiosa "è un errore lampante" del gip di Milano Tommaso Perna, non solo perché la pubblica accusa "ha prodotto centinaia di elementi derivanti dalle attività intercettive, dalle videoriprese, ma anche dalle acquisizioni documentali, dalle testimonianze e dalle denunce delle parti offese" sui rapporti tra gli indagati, sul potere intimidatorio e sui legami con il mondo politico e imprenditoriale, ma anche perché considerare mafia solo quella protagonista di "attività violente, vale una retrocessione trentennale nell’evoluzione giudiziaria ed investigativa". E' quanto sostiene il pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti nella richiesta al Riesame della misura del carcere per 79 degli indagati nell'inchiesta sulla presunta presenza in Lombardia di una confederazione tra Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra. Nelle oltre 1100 pagine, la rappresentante della procura elenca i presunti episodi estorsivi, i 21 summit, i settori economici d'interesse (il settore logistico, quello edilizio con l'Ecobonus, le forniture legate all’emergenza Covid, il servizio ambulanza per il trasporto dializzati, le piattaforme e-commerce, la ristorazione, la gestione di parcheggi aeroportuali, l'importazione di gasolio e di materiali ferrosi), ma anche le "aderenze politico-istituzionali" e le "connivenze nell’ambito della pubblica amministrazione ed in particolare con appartenenti delle forze di polizia italiane ed estere, con funzionari o incaricati dell'Agenzia delle entrate ed Equitalia od ancora con medici, infermieri e personale operante in strutture ospedaliere pubbliche e private o in cooperative sociali". Tutte evidenze investigative che - a dire del pm - sono state "parcellizzate, sminuite e mortificate dal gip" nell'ordinanza con cui ha respinto 142 arresti. Dopo aver 'bacchettato (in due righe) il giudice reo di aver scritto "una premessa in diritto" priva di originalità perché presa da un sito, il pm sottolinea come sia un errore sottovalutare la circostanza "che la stessa appartenenza a quella compagine mafiosa rende non necessarie minacce esplicite". Oltre ai reati finanziari, il sistema mafioso lombardo "ha manifestato la propria operatività anche attraverso i tradizionali reati fine delle associazioni di stampo mafioso, ovvero, reati in materia di armi, stupefacenti, contro la persona ed il patrimonio" sostiene la procura che rifiuta l'etichetta di "super associazione mafiosa" e parla di mere 'componenti' delle tre tradizionali associazioni mafiose, operative sul territorio milanese", e solo della città e dei dintorni, "che si alleano strutturalmente tra loro per aumentare le possibilità di profitto". Una struttura orizzontale, senza vertici, costituita da componenti delle principali organizzazioni mafiose nazionali, riunite da un vincolo operativo (non strutturale) costituito da un progetto unitario di realizzazione del profitto, attraverso una serie indeterminata di attività. Una confederazione che ha le basi nel capitale sociale e sulla convergenza di cassa su cui, per la procura, occorre intervenire con gli arresti stante il pericolo di fuga e la presunta capacità degli indagati di potersi garantire una latitanza anche lunga, come sembrano dimostrare alcune intercettazioni riportate nella richiesta al Riesame. E la cattura di Matteo Messina Denaro del 16 gennaio scorso è tra gli elementi espressamente citati dalla procura di Milano. "Il pericolo di fuga è divenuto ancora più pregnante all’esito della cattura dell’ex latitante" poiché "si sono ampiamente dimostrate le cointeressenze" dello stesso "negli affari illeciti posti in essere dal sistema mafioso lombardo e come il Mandamento di Castelvetrano (a lui riconducibile) sia rappresentato, all’interno della associazione mafiosa lombarda, da Paolo Errante Parrino, che a lui riferisce delle questioni esiziali per l’associazione stessa". L'enorme rilievo mediatico della cattura di Matteo Messina Denaro "ha, all’evidenza, innescato meccanismi che inducono a rivalutare l’attualità e concretezza del pericolo di fuga per più di un indagato". Non solo: si evidenzia che gli indagati "hanno dimostrato una elevatissima pericolosità resa evidente dalla premeditazione, dal coinvolgimento di più complici, dall’accurata programmazione di ogni dettaglio delle varie condotte criminose", tra cui un caso di lupara bianca ma anche di episodi che arrivano fino al settembre scorso e che rendono il pericolo di reiterazione di reati a base violenta "attualissimo ed elevatissimo". Va, infine, considerato, scrive la pm Cerreti "che il sistema mafioso lombardo, attraverso il fitto reticolo societario e l’imponente numero di intestatari fittizi, con il meccanismo criminale uso alla incessante creazione e cessione di falsi crediti di imposta, drena continuamente enormi flussi di denaro pubblico in settori nevralgici dell’economia nazionale, così alterando le regole del libero mercato. Meccanismo che è assolutamente necessario interrompere".

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di Redazione web