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Milano: patto mafie in summit e contatti politici, gip 'nessuna prova dell'associazione'
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Milano, 25 ott. (Adnkronos) - Una confederazione mafiosa in Lombardia che raggruppa clan siciliani, calabresi e campani in un'unica associazione che condivide affari e società. Un unicum a livello nazionale sostenuto dalla procura di Milano, dal pm Alessandra Cerreti e dal Nucleo investigativo dei carabinieri, e smantellato invece dal gip Tommaso Perna. Sono 11 gli arresti eseguiti rispetto alle 153 richieste nell'inchiesta, nata nel 2019, che parte dal tentativo della riorganizzazione della locale di 'ndrangheta di Lonate Pozzolo (Varese) e coinvolge le cosche della famiglia Fidanzati e il mandamento di Castalvetrano, con i fedelissimi dell'ex boss Matteo Messina Denaro, e che sul fronte della camorra vede citati i presunti emissari del clan Senese, radicato in particolare a Roma. Nomi di organizzazioni diverse che nel corso di 21 "summit", tra il marzo 2020 e il gennaio 2021, avrebbero creato un'alleanza in cui le singole componenti hanno dato vita a "un'unica associazione, all'interno della quale ciascuna componente mafiosa ha apportato capitali, mezzi (mobili ed immobili), risorse (anche umane), background, reti relazionali e quant'altro" necessario alla nascita, allo sviluppo e all'affermazione sul territorio dell'associazione. Un organismo, che per la pubblica accusa rappresentata dal pm della Dda Alessandra Cerreti trova nell'imprenditore Gioacchino Amico, arrestato, "il suo fulcro" nell'area milanese, bustocca e magentina. Nei comuni di Cinisello Balsamo, Cambiago, Dairago, Inverno e Busto Garolfo, l'associazione "si è dotata addirittura di una rete logistica costituita da uffici commerciali e società, ove si sono svolte riunioni, summit, e dove si è assistito alla programmazione, all'ideazione ed alla direzione di tutte le attività criminose (e non)". Un gruppo che pur nel rispetto dei legami con le cosche d'origine, "gode di propria organizzazione, di un proprio e autonomo programma, di proprie regole e ritorsioni per chi le viola, di propri sodali che apertamente ne manifestano l'appartenenza ed agisce in modo indipendente rispetto alle singole componenti". E non solo: sa mantenere "contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario, in modo da attenerne favori, notizie riservate, erogazione di finanziamenti, rete di relazioni, tutti in grado di fornire un contributo rilevante al mantenimento in vita, al rafforzamento dell' organizzazione e ad aumentarne il prestigio". Filippo Crea, presunto 'ndranghetista, indagato, in una delle copiose intercettazioni che riempiono le oltre 2mila pagine dell'ordinanza firmata dal gip Tommaso Perna, si vanta che "abbiamo un bel pacchetto di voti, perché posso portare o senatori in Europa". Gli affari ricoprono i settori più vari, dalla sanità alla gestione dei parcheggi, secondo quanto ricostruito dall'indagine che ha portato alla fine solo a 11 arresti con le accuse, a vario titolo, di porto d'armi, due estorsioni aggravate dal metodo mafioso, minaccia aggravata, traffico di droga ed evasione fiscale. Nessuna associazione. Per il gip Perna "una volta affermata la natura innovativa, addirittura unica nel panorama storico e geografico della nazione, della consorteria in disamina, sarebbe stato onere dell'organo requirente, quello di individuare e tipizzare un'autonoma associazione criminale, che mutui il metodo mafioso da stili comportamentali in uso a clan operanti in altre aree geografiche, ciò al fine di accertare che tale associazione si sia radicata in loco con le peculiari connotazioni descritte, acquisendo, in particolare, la forza d'intimidazione richiesta per l'integrazione degli estremi dell'associazione di tipo mafioso", ma tale prova "è nel caso di specie del tutto assente".
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