Suppletive Monza: Cappato, 'Galliani teme astensione? Sa che potrebbe andare male'
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Milano, 19 ott. (Adnkronos) - "Adriano Galliani recentemente ha detto di avere paura dell'astensione; evidentemente si è accorto che qualcosa potrebbe andare storto. E allora ha iniziato a lavorare sul potere e sullo spauracchio del voto cattolico. Dall'apericena con la Santanché ad Agrate Brianza a Salvini alle giostre di Lissone, sono arrivati tutti in Brianza, ministri e personaggi perché hanno pensato che occorreva serrare i ranghi". Così Marco Cappato nel suo intervento all'Arengario di Monza per la chiusura della sua campagna elettorale in vista delle elezioni suppletive del prossimo weekend. "Che questa sia una partita aperta lo si vede dal comportamento degli avversari politici -dice Cappato-; Adriano Galliani si è rifiutato di tenere un confronto elettorale; sarebbe stata una questione di lealtà nei confronti degli elettori e di rispetto per la democrazia e invece non gliene è interessato nulla. Non ne ha neanche fatto mistero, ha detto 'non mi ricandido perché voglio seguire il Monza Calcio'. Per un mese è stato sui social a spiegare come si fa il risotto, a parlare di calcio, del dialetto, replicando anche al candidato che aveva detto di voler fare la sua campagna elettorale in 500 che lui preferisce farla in bicicletta, quando in Brianza le piste ciclabili finiscono sui muri. Ha anche firmato il manifesto del Popolo della Vita e della Famiglia che aveva lanciato un appello contro "la pericolosa candidatura di Marco Cappato": un insulto alla comprensione delle persone perché la si può pensare diversamente, ma almeno il beneficio del riconoscere che si sta cercando di risolvere il problema in modo diverso. E invece no; loro sono per la vita, ma vogliono proibire la fecondazione assistita. Noi che siamo per l'aborto, invece, abbiamo ottenuto il superamento di alcune logiche che hanno permesso la nascita di 12mila bambini". "a una settimana dal voto, si accorgono dell'esistenza della campagna elettorale e promettono soldi, strutture e progetti; addirittura il ministro degli esteri, il vicepremier, ha detto che questo collegio è l'eredità di Silvio Berlusconi. Questa cosa non si può sentire; non si può dire 'questo seggio è l'eredità di Berlusconi' perché si eredita la roba, non le idee, le speranze e gli obiettivi della gente. La democrazia così si spegne. Perché -conclude- nessuno più ci crede".
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