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**Iv: veleni, ricorsi e soldi, Renzi chiude con Calenda ma il divorzio è teso**
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Roma, 19 ott. (Adnkronos) - "La telenovela è finita". Matteo Renzi chiude con Carlo Calenda ma l'annuncio, stamattina davanti ai suoi 6 senatori, rischia di dover essere quanto meno posticipato. Azione ha infatti presentato ricorso contro la decisione, a maggioranza, dei senatori Iv di cambiare il nome al gruppo a Palazzo Madama: 'Italia Viva- Il centro- Renew Europa'. Scompare 'Azione' dalla denominazione. Una decisione non legittima secondo il partito di Calenda, che si è rivolto al presidente Ignazio La Russa per dirimere la controversia. Comunque vada, 'carte bollate' a parte, stavolta la separazione dei gruppi sembra davvero cosa fatta. Non solo a palazzo Madama, ma anche alla Camera. Almeno così dicono da Iv. E come accade nelle separazioni non consensuali, di mezzo ci entrano anche i soldi. Al Senato, Iv ha 7 senatori e Azione solo 4, non sufficienti per formare un nuovo gruppo: oltre a Calenda ci sono Mariastella Gelmini, Marco Lombardo e Giusy Versace. "E non è detto che non diminuiscano...", si dice tra i renziani accreditando i rumors su un certo attivismo di Letizia Moratti per riportare gli ex verso Forza Italia. Niente gruppo equivale niente fondi. O meglio, se i senatori di Azione entrassero nel Misto come componente, ne avrebbero molti meno. Per questo Calenda ha fatto ricorso, sibilano i renziani, "perchè il nodo vero sono i soldi. Sono mesi che noi sosteniamo tutte le spese di Azione, a partire dallo staff, con i soldi del gruppo". Alla vigilia della campagna elettorale per le europee, Renzi chiuderebbe così i rubinetti all'ex-alleato Calenda. Lo dice in chiaro via social Francesco Bonifazi: "Calenda ha paura di andare al gruppo Misto e perdere risorse e spazi televisivi che gli venivano assicurati da Italia Viva. E dunque prova a creare il caos con il suo avvocato azzeccagarbugli". L'addio dovrebbe consumarsi anche alla Camera. Anche se il capogruppo Matteo Richetti dice non di non aver avuto nessuna comunicazione in merito. Ma qui sebbene i rapporti di forza siano invertiti (12 con Calenda e 9 con Renzi), se i deputati di Iv uscissero dal gruppo non avrebbero il problema dei fondi: 9 parlamentari sono infatti sufficienti per chiedere al presidente Lorenzo Fontana la deroga per formare un nuovo gruppo. A metà pomeriggio si fa sentire Calenda, in silenzio da ieri quando era uscita la notizia della riunione e del cambio di nome del gruppo al Senato: "Per Azione non vi è alcun problema ad accettare la richiesta di Renzi di sciogliere i gruppi. Ci sembra anzi un fatto conseguente alle numerose dichiarazioni di Iv e dello stesso Renzi fatte ripetutamente nei mesi scorsi. Fino ad ora però nessuna formalizzazione di questa volontà è arrivata da Iv. In soldoni Renzi non ha mai chiesto di sciogliere i gruppi se non a mezzo stampa. Cambiamenti di nome in violazione dello Statuto e altri giochini infantili, non sono invece accettabili. Cerchiamo di chiudere questa storia presto, bene e in modo il più possibile decoroso. Non mi pare il momento di riaprire polemiche inutili". La "violazione" di cui parla Calenda è quella alla base del ricorso che renderebbe nulla la decisione oggi al Senato di cambiare nome al gruppo. "Abbiamo scritto al Presidente del Senato per segnalare una doppia violazione dello statuto operata oggi dal Capogruppo del gruppo Azione-Italia Viva - Renew, Enrico Borghi", dicono da Azione. "La prima violazione riguarda l’inclusione nel gruppo della senatrice Musolino senza la proposta cofirmata da Borghi e Gelmini esplicitamente prevista dallo statuto del gruppo; la seconda riguarda la mancanza dei 2/3 dei voti, anche considerando impropriamente la Senatrice Musolino, per deliberare un cambio di statuto. Le deliberazioni assunte oggi sono da considerarsi nulle". Italia Viva ribatte parlando di appartenenza "a pieno titolo" al gruppo della senatrice Musolino (transitata in Iv dal movimento di Cateno De Luca che, tra l'altro, non l'ha affatto presa bene). Dice Raffaella Paita: "La senatrice Dafne Musolino fa parte del gruppo parlamentare a pieno titolo. Fra l’altro, come sempre Calenda smentisce se stesso: Carlo ha accolto personalmente Dafne attraverso messaggi di benvenuto nella chat dei senatori e la senatrice Musolino è intervenuta in aula a nome del gruppo e in question time". Borghi parla di "ricorso da azzeccarbugli" e stigmatizza il fatto che oggi i senatori di Azione non si siano presentati alla riunione del gruppo. "Abbiamo cambiato la dizione del gruppo -spiega- perché siamo in una condizione politica diversa rispetto a maggio quando avevamo deliberato la lista unitaria per le europee. Spiace la fuga di Calenda”. E nella riunione del gruppo lo ha sottolineato anche Renzi: "Abbiamo chiesto e richiesto a Calenda di fare la lista unitaria alle europee e ha sempre risposto 'no'. Ora basta, la telenovela è finita. I gruppi si dividono. Ora parliamo di cose serie". Intanto due ex 'di rango' come la ex-ministra Elena Bonetti e Ettore Rosato che è stato vicinissimo per anni a Renzi, nella scelta tra Iv e Calenda non solo imboccano la strada di Azione ma oggi hanno presentato un'associazione 'Per, Popolari Europei Riformisti' che si propone di portare avanti il progetto del Terzo Polo andando a creare una 'gamba popolare' di Azione in vista delle europee. Oggi alla presentazione al Senato c'era anche l'ex-segretario della Cisl, Raffaele Bonanni.
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