Il Tirreno

**Pd: Schlein punta a 'modello Abruzzo' ma puzzle coalizioni tutto da comporre'**

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Roma, 6 ott. (Adnkronos) - Il 'modello Abruzzo'. Questo è lo schema a cui punta Elly Schlein. Nella regione si è già raggiunta la quadra su alleanze e candidato per le prossime elezioni. Sarà un civico, l'ex-rettore dell'Università di Teramo Luciano D'Amico. E sarà sostenuto da una coalizione che va da Azione a M5S. E' di stamattina la conferma di Carlo Calenda: "C’è un bravo professore universitario. Sì, andremo in quella direzione”, ha detto in tv. Peccato, però, che il 'modello Abruzzo' per il momento resti un unicum. Nel resto delle regioni al voto e anche nei comuni, a partire dai 6 capoluogo di regione, il puzzle delle alleanze è ancora tutto da comporre e in alcuni casi la trattativa appare molto in salita. "Non vorrei che fosse la prima volta che le perdiamo", ha avvertito ieri Stefano Bonaccini richiamando all'esigenza di stringere accordi perchè i tempi non sono stretti ma, chiusa la sessione di bilancio, si entrerà ufficialmente in campagna elettorale. Ieri alla Camera, durante un vertice del centrodestra dedicato alle amministrative, è stata indicata la data del 10 marzo come quella possibile per le regionali. Le comunali - si vota in quasi 4000 città- potrebbero invece essere accorpate alle europee di giugno 2024. Appuntamenti di cui ieri si è parlato durante la Direzione Pd con Schlein. "Dobbiamo lavorare con ostinazione alla costruzione di alleanze", ha detto la segretaria, citando appunto il 'modello Abruzzo'. "Quando il Pd si mette con generosità con forze politiche e civiche, si riesce a stare insieme e siamo più competitivi". Una 'generosità', chiesta dalla segretaria, che però talvolta si scontra con le dinamiche dei territori tra equilibri locali, dialettica tra correnti e richiesta di primarie. Il caso Monza insegna: anche lì c'è un'ampia coalizione a sostegno di Marco Cappato per le suppletive del 22 ottobre, ma sull'accordo c'è stata una mezza rivolta dei dem locali che puntavano a una candidatura Pd espressione del territorio. Non a caso proprio ieri Igor Taruffi, responsabile Enti Locali dem, è stato piuttosto duro sul punto: "Siamo impegnati a costruire per allargare fuori, non per contarci al nostro interno. E le primarie possono essere utili quando si fanno al termine di un percorso, insieme agli altri, per allargare; non certo per pesare i nostri dirigenti in conte domestiche". E invita i quadri locali evitare "strappi e accelerazioni". Le primarie, per dire, sono state al centro della direzione del Pd regionale in Sardegna qualche giorno fa. Nell'isola è stato impostato un accordo con i 5 Stelle che vedrebbe la candidatura alla presidenza della regione per la pentastellata Alessandra Todde. Un patto che prevede che non si facciano le primarie, sulle quali i 5 Stelle hanno posto il veto. E i dem sardi, all'unanimità, hanno deciso di rinunciare ai gazebo. "È più importante la tenuta e l'unità della coalizione con M5s, Progressisti e indipendentisti per battere il centrodestra rispetto alle primarie", hanno spiegato in una nota. La decisione che però lascia l'amaro in bocca a quanti erano pronti a sostenere il ritorno di Renato Soru. L'ex-presidente della regione aveva dato la disponibilità a correre alle primarie. Si candiderà comunque? A quanto pare, sì. L'annuncio è di ieri sera, durante un dibattito a Cagliari, l'ex-governatore ha confermato che sarà in pista con o senza Pd e con o senza primarie. Una spina nel fianco per i giallorossi. Insieme ad Abruzzo e Sardegna si voterà anche in Umbria, Basilicata e Piemonte, qui la distanza tra Pd e M5S è storicamente radicata e difficile da superare. Nel Pd ha già bruciato i tempi il vicepresidente del consiglio regionale, Daniele Valle, che si è autocandidato. Mentre alcuni giorni fa Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd e vicina a Schlein, ha rotto gli indugi. "Non mi posso sottrarre, in Piemonte ci attende una battaglia difficile e, senza voler fare fughe in avanti, sono a disposizione", ha detto Gribaudo. Mentre per i 5 Stelle sembra che in prima linea ci sia l'ex-sindaca di Torino, Chiara Appendino, ferma nell'intenzione di candidarsi. Alto mare anche nelle città principali al voto dove i sindaci uscenti in molti casi sono in predicato di una candidatura alle europee: Antonio Decaro a Bari, Dario Nardella a Firenze, Matteo Ricci a Pesaro, Giorgio Gori a Bergamo, Matteo Biffoni a Prato solo per citarne alcuni. A Bari la situazione è al momento in stallo. In pista ci sono ben 3 esponenti Pd: il deputato Marco Lacarra e i due assessori comunali Paola Romano e Pietro Petruzzelli. In una recente visita in Puglia, Schlein avrebbe chiesto ai dem locali di muoversi su un solco preciso: un unico candidato Pd, anche in caso di primarie. Al momento però tutti e 3 i potenziali candidati restano in campo. Se ne parlerà in una riunione del partito barese convocata per il 21 ottobre, alla quale il Nazareno sarà rappresentato da Francesco Boccia che parteciperà all'incontro. Anche nell'altro capoluogo più importante al voto, ovvero Firenze, si è ancora ai nastri di partenza. Intanto sono da registrare i rapporti tesi in comune tra Pd e Iv: i renziani nei giorni scorsi hanno votato con il centrodestra contro la delibera 'stop Airbnb' della giunta Nardella. Iv pensa alla vicepresidente della regione, Stefania Saccardi, come candidata ma il sindaco di Firenze sembra orientato a spingere per la sua assessora al sociale, Sara Funaro. Per quanto riguarda i 5 Stelle fiorentini, al momento, tutte le opzioni sono aperte: andare con il Pd, con la sinistra (divisa dai dem) o soli.

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