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**Mo: italo-palestinese arrestato in Israele, legale ‘non può incontrare suo difensore’**
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Roma, 9 set. (Adnkronos) - ‘’Dopo 9 giorni di detenzione a Khaled è stato impedito di interloquire con il proprio difensore di fiducia e non potrà certamente incontrarlo quantomeno fino al 12 settembre. E’ quotidianamente sottoposto a interrogatorio senza la presenza del suo difensore ed è quindi solo mentre affronta domande pressanti poste dai poliziotti nella saletta di un carcere’’. E’ quanto denuncia l’avvocato Flavio Rossi Albertini, legale della famiglia in Italia di Khaled El Qaisi, il cittadino italo-palestinese, trattenuto dalle autorità israeliane al valico di frontiera di Allenby e tuttora detenuto. ‘’Non gli è consentito conoscere gli atti che hanno determinato la sua custodia e la sua possibile durata; non sa chi lo accusa, per quale ragione lo faccia, cosa affermi in proposito – sottolinea Rossi Albertini - Anche i motivi del suo arresto appaiono assolutamente generici e privi di specificità, fondati esclusivamente su meri sospetti e non su indizi gravi di colpevolezza. Tuttavia, ciò che rappresenta maggior ragione di inquietudine e preoccupazione è la facoltà concessa all'autorità israeliana di poter sostituire, in difetto di prove, la detenzione penale con quella amministrativa. Condizione giuridica nella quale si trovano altri 1200 palestinesi ristretti in carcere senza un’accusa formale, senza alcuna prova e senza poter conoscere le ragioni del loro trattenimento’’. Il legale riferisce che giovedì scorso si è tenuta a Rishon Lezion a sud di Tel Aviv, l'udienza al termine della quale è stata decisa la proroga del trattenimento in carcere per altri 7 giorni, quando El Qaisi dovrà comparire nuovamente davanti al giudice. ‘’In questa udienza il detenuto e il suo difensore non hanno potuto comparire congiuntamente, finora impossibilitati per legge a vedersi e comunicare. In questa occasione si è appreso del suo trasferimento presso il carcere di Ashkelon’’ denuncia Rossi Albertini. ‘’La nostra viva preoccupazione è rivolta al totale spregio dei diritti di civiltà giuridica operati dalla legislazione israeliana ovvero alla violazione di quelle tutele, comunemente riconosciute in Italia (art. 13-24-111 della Cost.) e in Europa (art 6 Cedu) e in seno all’Onu (artt. 9-14 Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici), la cui osservanza consente di definire un processo ‘equo’ e un arresto ‘non arbitrario’. ‘’In considerazione dell’allarmante situazione detentiva di Khaled e del mancato rispetto dei suoi diritti umani si chiede che si faccia tutto il possibile per ottenerne l'immediata liberazione e il suo ritorno in Italia’’ conclude il legale.
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