Il Tirreno

Covid: procuratore capo Bergamo, 'in nostra indagine errori e omissioni, sia considerata'

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Milano, 12 ago. (Adnkronos) - Sulla gestione della pandemia di Covid 19, il procuratore capo di Bergamo Antonio Chiappani non intende entrare nel merito delle decisioni del Tribunale dei ministri che ha archiviato le posizioni dell’ex premier Giuseppe Conte, dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza, di ex dirigenti e membri del Cts, sente la necessità di fornire alcune precisazioni dopo il grande impegno profuso dalla Procura per ricostruire le risposte delle autorità sanitarie e civili alla pandemia nella Bergamasca e nelle zone limitrofe. E in una intervista al Giornale spiega che nell’informativa di reato di oltre 2.400 pagine venivano evidenziate le criticità, le omissioni e la sottovalutazione del rischio epidemico, con riferimento alla mancata Zona rossa: "A tre anni di distanza -dice- c’è ancora discussione su chi spettasse la decisione", che era politica, insindacabile in sede giudiziaria. E allora "mi chiedo: potranno essere sindacate, in altra sede, anche politica?". Alcuni rilievi contenuti nell’archiviazione di Brescia, sulla non configurabilità del reato di epidemia colposa o sulla mancanza del nesso causale con le morti sono trancianti, ma l’evidente ed accertata impreparazione e sottovalutazione delle autorità sanitarie impongono la necessità di interventi da parte del legislatore, per evitare che la debacle sanitaria si ripeta. Anche per i parenti delle vittime, persone rimaste senza affetti, senza risposte e (ancora) senza risarcimenti, ora, a distanza di tre anni, abbandonate con parole di circostanza e qualche sommesso mea culpa "fino al prossima cerimonia, al prossimo Requiem al Gaetano Donizetti". La procedura avanti il Tribunale dei ministri, osserva il procuratore, non prevedeva infatti la partecipazione delle persone offese, in contrasto con il disposto dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione sul contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità: "È come se i morti non esistessero più. Quando vedo la foto delle bare sui camion, penso al fatto che i morti di Bergamo al tribunale dei ministri non hanno avuto voce. Non si tratta di una censura giuridica, né procedurale, ripeto, ma nessuno ha pensato a loro. Nessuno lo ha fatto notare, neanche le Camere Penali, così sensibili a questi argomenti". Qualcuno sostiene che ciò che è successo era ineluttabile, imprevedibile, come le alluvioni: "Chi dice che la colpa è del buon Dio -commenta Chiappani- non vuole ammettere che l’Italia non era preparata, ma avrebbe dovuto esserla. Per legge. Come se i disastri ambientali o sanitari non possano essere oggetto di investigazione. È 'populismo giudiziario' cercare di ricostruire, ai fini di individuare eventuali responsabilità?", si chiede. "È tra i compiti di una procura o, come mi è stato contestato, non si doveva fare? Qui ribadisco che il materiale raccolto, come ho sempre sostenuto, non serviva solo a dare delle risposte giudiziarie, ma anche scientifiche, epidemiologiche, politiche". "Gli italiani, ed i bergamaschi in particolare, avevano ed hanno il diritto di sapere come è stato affrontato l’annunciato pericolo della diffusione di una pandemia e sapere degli eventuali errori -osserva-. Perché nel futuro maturi finalmente una cultura della preparedness anche al ministero". Sullo sfondo resta la commissione d’inchiesta: "Ritengo che valutazione giudiziaria e valutazione politica o scientifica non siano sovrapponibili -sostiene il procuratore capo- ma il materiale raccolto nella nostra inchiesta ritengo possa essere preso in considerazione. Del resto, anche se mi si contesta che non era nostro compito, siamo stati gli unici a ricostruire esattamente cos’è successo e come è stata gestita la prima fase della pandemia, quella che ha cagionato migliaia di morti nel nostro territorio, quando ancora nelle altre parti del Paese il virus non era ancora diffuso". E poi c’è la necessità di riscrivere il reato di epidemia: "Il tribunale di Brescia ha stabilito che per il nostro ordinamento è previsto solo come reato a condotta vincolata, che si realizza solo con la volontaria o colposa diffusione degli agenti patogeni. L’omissione delle misure sanitarie e sociali previste per arginare, se non prevenire, comunque ostacolare il diffondersi di un’epidemia non costituisce un illecito. Se è così -conclude- mi preoccupa".

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