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Economia e territorio

La Toscana è la più imitata anche nel vino: da “Mamma Toscana” a “Toscanello”: le fake del marchio. E il Consorzio va a caccia di falsi

di Maria Meini

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(foto di repertorio)

Tra le novità, la categoria spumanti, prodotti sia con metodo classico che Charmat, ma fatti solo nel granducato

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Il nome Toscana per la prima volta è stato registrato come marchio enologico (classe 33) negli Stati Uniti. Sembra incredibile ma nel mercato dell’export più importante per il vino del Granducato, Toscana non esisteva. La registrazione l’ha fatta il Consorzio Vino Toscana, che nel giugno scorso ha ottenuto il riconoscimento ufficiale erga omnes dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (il Masaf).

Caccia i marchi fake

Uno dei ruoli chiave del consorzio guidato da Cesare Cecchi, il più grande della regione, che vanta marchi di eccellenza (dal Masseto al Tignanello) è infatti la lotta per la tutela del nome geografico Toscana, contro contraffazioni, usi illeciti o impropri. È scattato così un monitoraggio internazionale, parallelo alle registrazioni del marchio, negli Usa, e alla firma di trattati bilaterali, con i Paesi del Mercosur (America del sud), Giappone, Canada e Australia. E il risultato è incredibile.

Un florilegio di nomi e nomignoli che cercano di usurpare il vero Toscana. Il Consorzio ha contrastato e impedito l’uso o la registrazione dei marchi “Bella Toscana”, “Donna Toscana”, “Etichetta Toscana”, “I’Toscanone”, “Mamma Toscana”, “Miracolo Toscano”, “Pantoskano”, “Tenimenti in Toscana”, “Toscana Cordobesa” (in Spagna) , “Toscana Wine” (in Russia) , “Toscanello”, “Toscanino”, “Toscanizzazione” (in Polonia) , “Toscanotto”, “Tuscan tree” (in Inghilterra) , “Tuscany Ollio e Vinegar”. Sono attualmente in corso opposizioni contro la registrazione dei marchi “Alicante of Tuscany” (in Germania) , “Distilleria Toscana” e “Vinhos Toscana” (in Brasile).

Una vera caccia al tesoro, dove il tesoro è minacciato da mille tentativi di contraffazione. «Il nostro obiettivo è quello di portare il nome Toscana nelle grandi fiere e negli eventi promozionali – spiega il presidente Cecchi –: i compiti del Consorzio sono la tutela e la promozione del nostro vino e l’informazione al consumatore». Prima l’Igt si chiamava indifferentemente Toscano o Toscana, adesso l’unica denominazione è quella che coincide con il territorio di produzione. Unica e immediatamente riconoscibile. Per questo il Consorzio ha deciso di ribadire questo concetto attraverso il claim “Il mio nome è Toscana”, che diventerà anche il nome della giornata delle prossime anteprime dei vini di Toscana che si svolgerà il 4 marzo 2027.

Arriva lo Spumante Igt  

Il Consorzio Vino Toscana ha avviato anche le procedure per apportare sostanziali modifiche al Disciplinare di Produzione del vino Toscana Igt già a partire dalla vendemmia 2026: attualmente il nuovo Disciplinare è all’esame della Commissione Europea per l’approvazione definitiva, attesa entro febbraio 2027.

«Due i grandi temi su cui si è intervenuti – aggiunge il direttore del Consorzio Stefano Campatelli –: la modifica del nome con il solo utilizzo del termine “Toscana” per rafforzare la territorialità, e l’introduzione della categoria “Spumante”, sia il Metodo Classico prodotto con la rifermentazione in bottiglia, sia il Metodo Martinotti o Charmat con la rifermentazione in autoclave. Una determinazione, quest’ultima, che rappresenta un notevole impulso alla crescita delle aziende viticole toscane». Con una regola “paletto” introdotta dal Consorzio: vinificare anche lo spumante in Toscana, per rafforzare la filiera del territorio.

Un Consorzio con 642 soci

La storia del Consorzio Igt va di pari passo con l’evoluzione del settore enologico. Con il cambiamento climatico, i dazi e le eccedenze, l’Igt rappresenta un’opportunità per i produttori che possono “declassare” il vino eccedente delle Doc ma soprattutto possono utilizzare il disciplinare Igt per immettere nuove produzioni sul mercato, in grado di assorbire anche le perdite economiche. L’Igt ammette ben 98 vitigni. Secondo il concetto di libertà enologica, che si affianca a quello di toscanità integrale.

Un avvertimento. «Il Consorzio comprende 642 associati – dice Cecchi –, per noi un motivo di vanto, ma molti di questi sono piccoli e piccolissimi produttori, con i quali è difficile programmare le quantità di produzioni per evitare grandi rese. Mentre nelle Doc più importanti come Chianti Classico, Brunello e Bolgheri le rese sono ridotte da anni, a vantaggio della qualità». L’Igt Toscana vanta una produzione di 91 milioni di bottiglie, ma rispetto alle Igt di altre regioni (come il Piemonte) ha una particolarità: fin dalla sua nascita comprende infatti il top delle etichette. Sono Igt alcuni dei più famosi Supertuscan: Masseto, Ornellaia, Tignanello, Solaia... È in fase di sviluppo anche un progetto per approfondire le conoscenze sui vini bianchi: nel progetto sono coinvolti l’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, e il Crea sezione Viticoltura di Arezzo. 

I numeri: 91 milioni di bottiglie

Il Consorzio Vino Toscana nasce ufficialmente il 10 giugno 2019 come trasformazione dell’Ente di Tutela dei Vini di Toscana a sua volta costituito il 22 dicembre 1984. Contava 64 soci, dei quali 58 aziende singole e 6 cantine cooperative. La rappresentatività si attestava al 14,24% dei produttori e al 42,37% della produzione. Nel 2023 il Consorzio raggiunge i numeri per il primo grado di riconoscimento da parte del Masaf: il 39,68% dei produttori e il 58,65 della produzione. Tre anni dopo, nel giugno del 2026, si è giunti al definitivo riconoscimento da parte del Masaf, il cosiddetto “erga omnes”, dato che il Consorzio rappresenta il 40,23 dei produttori e il 66,39 della produzione, superando i limiti imposti dalla legge.

I Supertuscan Igt

Del Consorzio fanno parte i principali produttori di vino toscano, da Antinori a Frescobaldi, Banfi, Corsini, Ruffino. La denominazione Toscana Igt si posiziona al primo posto per i volumi di imbottigliamento nella regione, con il 36,27%. La produzione media degli ultimi cinque anni corrisponde a 91 milioni di bottiglie. Il valore della produzione del Vino Toscana Igt ammonta a oltre 458 milioni di euro, di cui il 31% - corrispondente a 28,2 milioni di bottiglie commercializzate - viene assorbito sul mercato italiano. Il restante 69% (62,8 milioni di bottiglie) è indirizzato all’export: l’Europa mercato principale con il 46% dell’export, seguita dagli Stati Uniti con il 33% e l’Asia con il 6%.

Nel Consorzio Vino Toscana, dagli iniziali 64 soci del 2019, anno in cui ebbe inizio il progetto di rinnovamento sviluppato con l’inizio della presidenza di Cesare Cecchi, oggi sono rappresentati ben 642 soci - che raggiungono il numero di oltre 1.50 se consideriamo i viticoltori afferenti alle cooperative. Le tipologie delle bottiglie Toscana Igt: vini rossi 77%, vini bianchi 18%, vini rosati 5%. La produzione del vino Toscana Igt del 2025 è significativamente più bassa dal punto di vista quantitativo attestandosi a 649.000 hl prodotti in 14.600 ha di vigneto. La diminuzione sul 2024 è del 21,10%, dato largamente atteso a causa della rilevanza produttiva dell’annata 2024, che aveva superato gli 820.000 hl.

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