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Funghi in Toscana, boschi pieni di “fungaioli della domenica”: 63 interventi del Soccorso alpino in un mese. I consigli per non smarrirsi

di Francesco Paletti
Un momento della ricerca di funghi
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Un momento della ricerca di funghi

Da inizio settembre il Soccorso alpino toscano ha effettuato 63 interventi, l’80 per cento per persone impegnate nella raccolta. Il presidente Rinaldelli: «I social fanno sembrare tutto facile, ma il bosco va conosciuto»

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«Consideri che dall’inizio di settembre ad ora abbiamo effettuato 63 interventi e almeno l’80 per cento di essi ha riguardato persone che erano nei boschi e sui monti a fare funghi». Parte da qui Stefano Rinaldelli, dal 2016 presidente del Soccorso alpino e speleologico toscano (Sast). Per dire che sì, «i fungaioli “della domenica”, un po’ improvvisati e con non tantissima esperienza negli ultimi tempi sono davvero aumentati in modo esponenziale».

Che aggiunge: «Credo che c’entri anche l’effetto dei social media. In tanti pubblicano il risultato delle proprie raccolte: si vedono foto di ceste colme di funghi o anche la mano intenta a raccogliere un bellissimo porcino. Sembrerebbe tutto facile: come se bastasse entrare in un bosco per trovare funghi pronti a farsi trovare. Ovviamente, non è così: bosco e montagna sono ambienti che vanno conosciuti, bisogna sapere quando e anche con chi andare e avere l’abbigliamento e l’attrezzatura adatti».

Le zone

Dalla Lunigiana al Mugello, passando per la montagna pistoiese e la Garfagnana, di questi tempi c’è chi non resiste al richiamo dei boschi che finisce per attirare anche i cercatori della domenica, spesso inesperti e ignari dei rischi che si nascondono all’ombra di castagneti, terreni scoscesi, foglie umide e sentieri. Pericoli che sono legati alle attività di ricerca dei funghi così come al loro consumo. Insomma, la raccolta è un’attività affascinante e piacevole che riconnette con la natura ma può essere anche estremamente pericolosa se non viene praticata con attenzione e rispettando delle semplici regole, che possono salvare la vita o evitare situazioni spiacevoli, come smarrimenti, cadute e intossicazioni.

I consigli dell’esperto

«Si dovrebbe evitare d’inoltrarsi nel bosco, per qualunque motivo: quando piove, o, comunque, quando le previsioni meteo indicano maltempo – dice Rinaldelli – . Nei giorni scorsi, con allerta gialla, siamo dovuti intervenire per ritrovare cinque ragazzi, che si erano smarriti dopo che aveva cominciato a piovere. Sarebbe buona norma consultare le previsioni meteorologiche prima di decidere d’inoltrarsi in un bosco: oggi ci sono tantissime App facilmente accessibili da qualunque smartphone. Il rischio di smarrimento, comunque, è un tema importante anche a prescindere dal brutto tempo». Che prosegue: «Capita spessissimo che le persone si perdano, soprattutto se hanno una scarsa conoscenza della zona in cui sono andate a cercare funghi: consideri che circa l’80 per cento degli interventi che abbiamo fatto da settembre ad ora, ha riguardato persone che si erano perse. Spesso ci si sente al sicuro perché si ha il cellulare in tasca, ma si dimentica che in tanta parte dei boschi e delle zone montane, non c’è segnale».

Per i fungaioli, naturalmente valgono le stesse regole da rispettare in materia di sicurezza di coloro che decidono di fare una escursione. «È consigliabile andare con persone che conoscano la zona in cui si è andati a cercare funghi. Poi sarebbe opportuno lasciar detto, almeno in famiglia, in quale zona ci si è recati: per quanto riguarda i fungaioli, infatti, spesso il problema è anche che non si sa precisamente dove andarli a cercare perché, con l’obiettivo di non voler rivelare la propria zona di raccolta, non lasciano alcuna indicazione».

Qui tecnologia e abbigliamento

Per chi si avventura nei boschi viene in soccorso anche la tecnologia. «Ci sono tantissime App con le carte dei sentieri che funzionano anche offline: seguendole, perdersi è assai più difficile. Poi c’è la nostra, che si chiama GeoResQ: registrandosi si possono lanciare segnali di allarme quando ci si sente in pericolo, ma soprattutto è possibile essere tracciati in tempo reale, mostrando l’itinerario che si sta percorrendo. E funziona sempre, anche se non c’è segnale, perché utilizza l’antenna Gps del proprio cellulare. Il consiglio più importante, però, resta sempre di non vergognarsi mai di chiedere aiuto: inutile girovagare e stancarsi, quando si è in difficoltà o ci si è smarriti. È sempre bene fermarsi e lanciare subito l’allarme».

Andar per boschi è anche una questione di abbigliamento e attrezzatura. «Bisogna andare nei boschi adeguatamente equipaggiati: molti, ad esempio, vanno con gli stivali di gomma, ma è sbagliato. Occorrono scarponi da trekking con la suola scolpita perché il piede deve avere stabilità: altrimenti scivolare su un pendìo, magari coperto da foglie secche, è un attimo. Altro errore è quello di andare con cestini per raccogliere i funghi perché è molto importante avere le mani libere per potersi sostenere, in caso di necessità. Molto meglio usare una gerla o uno zainetto per trasportare il raccolto. Altri strumenti molto utili e poco ingombranti sono un fischietto, per segnalare la propria posizione in caso di necessità, una lampada frontale, i bastoncini da trekking e anche un piccolo telo termico che, in caso di smarrimento, consente di mantenere la temperatura del corpo. E non va dimenticata l’acqua».

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