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Ddl Porti, il giudizio di Ugl Mare e Porti

di Maurizio Campogiani
Ddl Porti, il giudizio di Ugl Mare e Porti

Il segretario nazionale, Almerico Romano, traccia un bilancio dell’iter parlamentare del disegno di legge ed espone le richieste di modifica che saranno proposte dall’organizzazione sindacale

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Un giudizio complessivamente non negativo, ma ciò non esclude una serie di richieste di modifica. Il segretario nazionale di Ugl Mare e Porti, Almerico Romano, commenta il disegno di legge di riforma del settore portuale, facendo il punto sul dibattito in corso e preannunciando le proposte che saranno avanzate dalla sua organizzazione sindacale.

“Eravamo presenti in Audizione alla Commissione Trasporti della Camera, alla presenza del Viceministro Rixi – esordisce – e i temi sui quali abbiamo avanzato le nostre proposte sono quelle che riguardano soprattutto il ruolo della Porti d’Italia spa. A nostro giudizio, c’è il rischio di sovrapposizione che si potrebbe creare tra AdSP e Porti d’Italia S.p.A., per il quale abbiamo chiesto un monitoraggio costante. A livello generale, per rispondere alle esigenze delle imprese, abbiamo proposto l’istituzione dello Sportello Unico della Portualità sul modello del SUA, così da accentrare gli adempimenti e garantire tempi certi nell'espletamento delle pratiche”.

“Per evitare che il trasferimento di competenze impatti negativamente sul lavoro portuale –prosegue Almerico Romano - abbiamo suggerito l’applicazione obbligatoria della clausola sociale, ai sensi dell’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici. Relativamente alla possibile mobilità del personale, abbiamo proposto di adottare un modello di trasferimento dalle AdSP a Porti d’Italia S.p.A. basato sulla volontarietà, affiancato da incentivi e con il pieno coinvolgimento delle rappresentanze sindacali. Sulle questioni di carattere finanziario, poi, abbiamo chiesto che nel riordino venga chiarito come gli oneri del personale trasferito debbano essere integralmente a carico di Porti d’Italia S.p.A., per non ridurre ulteriormente le risorse a disposizione delle AdSP”.

“In ultimo, per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale – conclude il massimo esponente di Ugl Mare e Porti - abbiamo richiesto che i lavoratori di Porti d’Italia S.p.A. vengano inseriti contrattualmente all'interno di una sezione dedicata del contratto collettivo dei Lavoratori dei Porti. È chiaro che tutte le riforme richiedono tempo per raggiungere un assetto definitivo. A nostro avviso, occorre andare avanti monitorando costantemente i processi, senza avere paura del cambiamento: quest'ultimo non deve diventare un alibi per rimanere fermi, specialmente in un momento in cui il settore portuale richiede infrastrutture moderne e risposte rapide. L’Italia conta oltre 8.000 chilometri di coste che rappresentano il confine con il resto del mondo: un confine che troppo spesso viene visto come una minaccia, ma che costituisce in realtà una straordinaria opportunità per la nostra economia”.

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