Riforma porti, Ancip: «Al primo posto i lavoratori del settore e il ruolo delle Adsp»
Il direttore generale, Gaudenzio Parenti, ribadisce la posizione dell’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali alla vigilia dell’audizione in Parlamento
Il lavoro portuale al primo posto. Alla vigilia dell’audizione in Parlamento prevista per martedì prossimo, Gaudenzio Parenti, direttore generale di Ancip, l’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali, ribadisce le priorità rispetto al disegno di legge di riforma dei porti.
«Martedì – esordisce – andremo in Parlamento per ribadire, tra le altre cose, il ruolo strategico delle Autorità di Sistema Portuale. Proprio perché crediamo nella loro importanza, anche come interfaccia operativa e regolatoria, riteniamo però altrettanto doveroso affermare che le stesse devono, tutte, esercitare fino in fondo le prerogative che il Legislatore, nel corso degli anni, ha messo a loro disposizione. Tra queste, quella di difendere il Lavoro portuale».
Per Parenti, è arrivato il momento di superare una certa retorica. «Tutti, soprattutto ultimamente – continua – parlano della centralità del lavoro portuale, delle imprese, delle professionalità, della sicurezza, delle lavoratrici e dei lavoratori. Troppo spesso, però, la più grande risorsa, e vero asset strategico, della portualità nazionale resta l’ultima a essere realmente finanziata, programmata e sostenuta. La fortuna e la grandezza di un porto non sono date soltanto dalle infrastrutture, pur fondamentali. Un porto vive e si sviluppa grazie al lavoro portuale: grazie alle imprese, alle maestranze, alle competenze e alla capacità quotidiana di garantire continuità operativa, sicurezza, efficienza e transito delle merci e dei passeggeri».
«Senza imprese portuali che a vario titolo sono autorizzate e concessionarie ad operare nei porti, senza lavoratrici e lavoratori qualificati – incalza Parenti – non ci sono traffici, non ci sono operazioni e servizi, non ci sono entrate per le Autorità di Sistema Portuale e, conseguentemente, non ci sono neppure i “generosi” premi economici, per carità legittimi, legati al raggiungimento degli obiettivi dirigenziali. Ma, soprattutto, non c’è vera efficienza del sistema. Per questo, consideriamo miope ogni impostazione che collochi il lavoro portuale dopo “altro”, quasi fosse una voce residuale. Quel “ben altro” non può continuare a venire sempre prima degli strumenti creati a supporto dell’asset principale. Mi riferisco a tutto ciò che il Legislatore, in questi anni, ha voluto creare e confermare a supporto del lavoro portuale, inteso sia dal versante delle imprese sia da quello delle maestranze. Dalla grande potenzialità e specialità giuridica dell’articolo 17, comma 15-bis, ai poteri del Presidente dell’AdSP, al Piano dell’Organico del Porto e, parallelamente, alle prorogate disposizioni di cui all’articolo 199 del decreto-legge n. 34 del 2020. Sono strumenti speciali, che dovrebbero essere utilizzati con decisione dalle AdSP e che invece, salvo alcuni esempi virtuosi, ancora troppo pochi, non vengono valorizzati nella misura necessaria. Questa è la vera specialità del lavoro portuale: non una formula da richiamare nei documenti ufficiali o nei convegni, ma una leva concreta di politica portuale, industriale e occupazionale».
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