Distese di pannelli: quali zone della Toscana rischiano di più l’assalto del fotovoltaico? Tutte le aree nel “mirino green”
Territori sotto pressione, progetti sovrapposti e una pianificazione che fatica a tenere il passo dell’ondata ambientalista
Ci sono un prima e un dopo. E raccontano la stessa storia. Sul fronte delle fonti energetiche rinnovabili non basta chiedere di “accelerare”. Sembra inutile anche indicare il punto di arrivo: 4.250 Mw di nuova capacità di produzione che la Toscana dovrebbe centrare entro il 2030. Ci sono zone assediate da decine di progetti. Un caso su tutti è la provincia di Grosseto. Stando alla somma delle produzioni dichiarate sulla carta, e nel caso in cui tutti gli impianti venissero realizzati, la sola area tra la Maremma e l’Amiata sarebbe in grado di produrre 380 Mw in più rispetto all’obiettivo che l’intera regione deve centrare entro il 2030. Non va meglio in Val di Cornia. Qui c’è addirittura chi ha proposto di installare torri eoliche distribuite sul territorio, tra cui una che finirebbe per svettare a breve distanza dal golfo di Baratti. L’ultimo caso, in ordine di cronaca, sono i tralicci di un nuovo elettrodotto che taglierebbero in due il viale di Bolgheri.
Il cambio di scenario dopo la guerra in Ucraina
A segnare il passaggio tra il prima e il dopo è lo scoppio della guerra in Ucraina, quattro anni fa, a cui è seguita l’emergenza energetica. Chi ha memoria ricorda oltre alle bollette fuor di misura le iniziative di ristoratori che proponevano cene al buio pur di non chiudere. Il caro gas e quello dei carburanti. Il presupposto dell’allora governo Draghi di spingere anche sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili con incentivi e semplificazioni si è scontrato con la realtà. E non ha fatto di meglio chi è venuto dopo. La legge che si propone di fare un po’ di ordine è la numero 4 del 20 gennaio di quest’anno.
Le critiche della Regione Toscana
«La legge numero 4 del 2026 con cui l’Italia ha inteso recepire la direttiva Red III è stata fortemente contestata da parte di tutte le Regioni, nell’ambito di rapporti con il governo, prima che fosse approvata – afferma l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini –. Anche come Toscana, avevamo proposto una serie di correttivi volti in particolare ad assicurare alle Regioni un ruolo determinante nella pianificazione energetica, emendamenti che non sono stati presi in considerazione». Che prosegue. «Il risultato è che dobbiamo confrontarci oggi con il testo di legge in vigore, che fa un gran passo indietro rispetto alla precedente normativa perché di fatto limita, e di molto, la possibilità delle Regioni di incidere sul territorio. La precedente proposta di legge non può quindi che essere accantonata per essere sostituita da una nuova, su cui stiamo lavorando. È ovvio che non intendiamo disperdere tutto il lavoro tecnico e di confronto fatto allora, che ricordo fu partecipato dai Comuni, le Province e tutte le principali associazioni e rappresentanze di categoria. Abbiamo quindi una buona base di partenza su cui lavorare, per quanto gli spazi di manovra sono piuttosto limitati».
Il punto di vista dei Comuni
Al tavolo che ha contribuito al lavoro tecnico della precedente proposta di legge regionale sedeva per Anci Toscana il sindaco di Cascina Michelangelo Betti. «In questi anni sarebbero serviti dei correttivi ma sono arrivati a rilento creando uno sviluppo spinto in particolare del fotovoltaico – sostiene –. L’individuazione delle aree idonee avrebbe potuto rappresentare un punto di equilibrio. C’è comunque un elemento cardine: si toglie di fatto il potere di pianificazione ai Comuni. E sarebbe stato più semplice dare degli obiettivi per singolo territorio. Si deve conciliare l’emergenza energetica con la pianificazione di lungo periodo, ma è un’esigenza che sconta indirizzi contrastanti dati da sentenze della giustizia amministrativa e un quadro normativo non adeguato».
Le aree più esposte e il rischio consumo di suolo
Betti sottolinea che «ci sono zone più esposte». Non tutta la Toscana fa i conti con l’affollarsi di progetti. «Le aree pianeggianti della Maremma, la Val di Cornia e parte della provincia pisana sono tra le più appetibili dove si trovano terreni a poco prezzo e gli investimenti sono più semplici rispetto a farli per esempio in aree industriali dismesse. Si consuma suolo agricolo senza porsi il tema della capacità produttiva che va perduta e del paesaggio».
L’allarme dei sindaci e la nascita dei comitati
Molti sindaci della Maremma e dell’Amiata, facendosi portavoce dei propri concittadini, lo hanno detto e ripetuto in più occasioni arrivando anche a lanciare un allarme speculazione contro il proliferare di progetti per impianti di fonti di energia rinnovabili, spesso monstre, presentati da proponenti che non hanno la capacità economica per realizzarli. È un film che si ritrova in Val di Cornia. Anche qui si sono mobilitati i sindaci e si sono presentati in Regione con una proposta di aree condivise in cui poter installare gli impianti senza stravolgere il territorio. L’affollarsi di progetti tra fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico dal 2024 è stato tale che è nato il Comitato Terre di Val di Cornia per accendere i riflettori sul fenomeno e chiedere regole.
La pressione sui territori e la necessità di una visione
Zone della Toscana particolarmente affollate di progetti la Maremma e la Val di Cornia, dove si corre il rischio per centrare l’obiettivo di produzione fissato al 2030 di stravolgere il territori senza accompagnare il processo con una visione ordinata ed equilibrata. Ne è convinto anche l’assessore Barontini. «È assolutamente così – dice –. Purtroppo l’assenza di un quadro regolatorio stabile dal 2021 ad oggi, per colpa dei ritardi con cui il Governo ha operato sul tema aree idonee, ha reso il territorio della nostra regione un territorio su cui non è stata possibile alcuna programmazione. La conseguenza è che il mercato degli operatori si è spostato laddove c’era più disponibilità di terreni in pianura, più sole, minor costi, allacci alla rete elettrica più convenienti, andando quindi a generare una forte pressione. La nostra legge regionale sicuramente, per quanto possibile, proporrà un diverso modello di sviluppo delle rinnovabili».
Il caso Bolgheri e il tema del coinvolgimento dei territori
L’urgenza di un equilibrio è tutta nel nuovo elettrodotto che finirebbe per tagliare in due il viale di Bolgheri. «Il parco eolico in questione è un esempio perché si tratta di un impianto che, per normativa nazionale, è oggetto di valutazione di impatto ambientale e autorizzazione di livello nazionale. Gli impianti offshore, se opportunamente concertati e dimensionati, possono costituire una grande opportunità, quello che chiediamo è che la Regione e gli enti locali siano coinvolti nelle decisioni».
