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Porti, l’articolo 17 all’attenzione della Filt Cgil

di Maurizio Campogiani

	Un momento dell'incontro
Un momento dell'incontro

Attivo nazionale della Filt Cgil a Roma sul ruolo che svolgono le compagnie portuali nate dopo l’arrivo della legge di riforma di 32 anni fa. Il segretario Stanziale: «Va riaffermata la centralità del lavoro e del pool di manodopera»

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ROMA. L’articolo 17 della Legge 84/94, quello che ha consentito alle compagnie portuali italiane di poter continuare, sotto diverse forme, la loro attività negli scali marittimi, è stato al centro di un attivo nazionale dei quadri e dei delegati della Filt Cgil svoltosi a Roma presso il Centro Congresso Frentani. Oltre agli esponenti sindacali, l’iniziativa ha visto la partecipazione di Antonio Benvenuti console della Culmv P. Batini di Genova, di Francesco Mariani presidente Alpt di Trieste e di Luca Grilli, presidente Cpr di Ravenna e gli interventi di Mauro Piazza presidente Nuova Cpl di Venezia, di Patrizio Scilipoti, presidente della Cpc di Civitavecchia e di Vincenzo D’Agostino, presidente Cps Flavio Gioia di Salerno.

L’attivo è stato aperto dalla relazione introduttiva del segretario nazionale della Filt Cgil, Eugenio Stanziale, che ha sottolineato come «l’articolo 17 non sia una norma qualsiasi, ma una disposizione che tocca direttamente la vita lavorativa, la dignità del lavoro portuale e l’equilibrio tra flessibilità e diritti».

«Per questo – ha aggiunto – va riaffermata la centralità del lavoro e del pool di manodopera ex articolo 17 come perno di un modello portuale efficiente, giusto e socialmente sostenibile, perché senza il lavoro, senza diritti, senza sicurezza e senza professionalità nessuna riforma potrà dirsi davvero riuscita. Il futuro dei porti italiani passa inevitabilmente dal futuro del lavoro che in quei porti si svolge».

A seguire gli interventi delle delegate e delegati della Filt delle società articolo 17 e le conclusioni del segretario generale Stefano Malorgio che ha sottolineato «come con l’iniziativa, alla quale ne seguiranno altre, riprende un percorso per arrivare a delle soluzioni nazionali attraverso una strategia comune che coinvolga sindacato, cluster e politica per arrivare a rispondere alle sfide sull’assetto futuro dei porti».

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