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Scuola in Toscana, Nardini: «Con una delibera diciamo “no” ai tagli chiesti dal governo»


	L'assessora regionale durante una manifestazione
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L'assessora regionale durante una manifestazione

L’assessora regionale: «Indichiamo ai territori di mantenere invariato, per l’anno scolastico 2026/27, il numero di istituzioni autonome»

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FIRENZE. «Stiamo conducendo da oltre due anni una battaglia contro il dimensionamento scolastico del Governo Meloni. Il Ministro Valditara ha imposto tagli a tutte le Regioni, anche a realtà come la Toscana che aveva già dimensionato correttamente creando istituti comprensivi per garantire continuità verticale. Ci viene chiesto di accorpare scuole per risparmiare: noi diciamo no, e continuerò a farlo fino all’ultimo giorno del mio mandato da assessora regionale». A rimarcarlo, in una nota è l’assessora regionale Alessandra Nardini.

«Il decreto interministeriale 2023 ha previsto tagli nel triennio 2024–2027: per l’anno scolastico 2024/25 da 470 a 455 istituzioni scolastiche in Toscana, poi 452 nel 2025/2026, e per il 2026/27 446, aggiornato poi a 450. In sostanza: 20 istituti accorpati in Toscana. Il primo anno, a fronte di 15 tagli richiesti, li abbiamo ridotti a 4 grazie a una dura opposizione e a due ricorsi (Corte Costituzionale e TAR). L’anno successivo, lo scorso anno, ci siamo rifiutati di tagliare: il Governo è arretrato, salvaguardando tutte le attuali 466 autonomie che altrimenti sarebbero state 14 in meno», riepiloga ancora.

E arriva a oggi. «Sui criteri per il prossimo piano, il Ministero chiedeva 16 tagli: anche stavolta ci opponiamo e abbiamo presentato un terzo ricorso. Con la delibera approvata nell’ultima Giunta su mia proposta, indichiamo ai territori di mantenere invariato, per l’anno scolastico 2026/27, il numero di 466 istituzioni autonome in Toscana, e ribadiamo la necessità di salvaguardare da qualsiasi fusione le scuole nei Comuni delle aree interne periferiche o ultraperiferiche», aggiunge.

E commenta: «Davvero questo Governo pensa che si possa tagliare e risparmiare sulla scuola senza compromettere la qualità dell’istruzione? Davvero pensano che dirigenti scolastici con plessi sparsi su più Comuni e centinaia di studentesse e studenti, in alcuni casi sfiorando persino quota 2.000, talvolta anche superandola, possano svolgere al meglio il proprio lavoro? Davvero pensano che nei piccoli Comuni, nelle aree interne e nei territori montani, si possa rinunciare ad avere una propria autonomia scolastica, magari dove ci sono già comprensivi su più Comuni? Il Governo – continua – racconta che tutto questo sarà a saldo zero, a livello occupazionale, ma è una bugia. La scuola ha bisogno di investimenti, non di tagli e il risultato di questo assalto di Valditara-Meloni alla scuola pubblica sarebbe un peggioramento della qualità della didattica, dell’organizzazione delle scuole e anche una perdita di posti di lavoro. E i territori più periferici hanno bisogno di tutele, non vedere le proprie scuole accorpate».

E conclude l’assessora regionale Nardini: «Fino all’ultimo minuto continuo convintamente a oppormi: contro il dimensionamento, contro le nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione, contro il valore educativo della scuola possa essere piegato alle esigenze del mercato e del profitto, contro il mancato investimento in edilizia scolastica. In questi anni sono orgogliosa di non essere mai rimasta in silenzio e di aver difeso la scuola pubblica, sempre».

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