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Toscana

Il report

In Toscana è sparito un artigiano su quattro: così muore il saper fare. Le zone, i numeri e le ragioni del fenomeno

di Massimiliano Frascino

	Lo studio sugli artigiani in Italia
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Lo studio sugli artigiani in Italia

I numeri messi in fila dall’Associazione artigiani e piccole imprese sono preoccupanti anche nel Granducato: il calo più vistoso? A Lucca

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TOSCANA. Artigiani “specie” economica in via d’estinzione anche in Toscana? A giudicare dal report di mezzo agosto diffuso dall’ufficio studi della Cgia di Mestre sembrerebbe di sì. I numeri messi in fila dall’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre sono preoccupanti. Partiamo da quelli nazionali: in undici anni – dal 2012 al 2023 – in Italia si è passati da un milione 867mila titolari, soci o collaboratori familiari iscritti all’Inps come artigiani, a un milione 457mila. Con una perdita secca di 410mila imprenditori, 73mila dei quali nel 2023, ultimo anno rilevato. Numeri assoluti corrispondenti a un drastico -22% in undici anni.

I numeri

Questa perdita di peso in termini di artigiani, inoltre, trova un riscontro anche nella diminuzione del numero delle imprese rilevato dal sistema Infocamere/Movimprese: da un milione 486mila aziende nel 2008 (anno del picco massimo) a un milione 258mila dello scorso anno. Anche se è lo stesso ufficio studi di Cgia Mestre a sottolineare che «questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione o acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/9, 2012/13 e 2020/21».

La graduatoria

Nella graduatoria nazionale, poi, la Toscana è la quinta regione italiana per perdita di artigiani: passando dai 159mila del 2012 ai 120mila del 2023, con una riduzione dello stock imprenditoriale di 39mila unità. Sopra la media italiana (-22%) con un significativo -24,5%. Non solo, su 103 province considerate dallo studio Cgia, nelle prime 50 posizioni ci sono ben 7 province toscane, con l’impressionante 3° posto assoluto di Lucca (-30,8%), seguita da Massa Carrara al 9° (-28,8%), Pistoia al 16° (-27,1%), Siena al 27° (-24,8%), Arezzo al 33° (24%) e Prato al 37% (-23,8%), Firenze al 48° (23,2%). In media o sotto la media nazionale Pisa al 54° (-22%), Grosseto al 77° (-20%) e Livorno all’87° (-19,2%).

Questo contesto, decisamente poco esaltante, è ben riassunto dall’ufficio studi della Cgia di Mestre con lo slogan “in Italia ci sono più avvocati che idraulici” – 273mila i primi, 180mila i secondi, secondo una stima - a sottolineare proprio la carenza conclamata di imprenditori che hanno un know how manuale, inteso come sinonimo di artigianale, nel proprio bagaglio culturale e imprenditoriale.

I perché

Diversi i motivi di questo declino. La Cgia Mestre individua i principali «nello scarso interesse che molti giovani hanno nei confronti del lavoro manuale; la mancata programmazione formativa verificatasi in tante regioni del nostro Paese e l’incapacità di migliorare/elevare la qualità dell’orientamento scolastico che, purtroppo, è rimasto ancorato a vecchie logiche novecentesche di gentiliana memoria».

Alcuni mestieri artigiani, in particolare, sono ormai ridotti al lumicino: calzolai, corniciai, fabbri, falegnami, fotografi, lavasecco, orologiai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici e Tv, sarti, tappezzieri. Si tratta di «attività nella maggioranza dei casi a conduzione familiare, che hanno contraddistinto la storia di quartieri, piazze e vie delle nostre città». Realtà la cui rarefazione ha «contribuito fortemente all'aumento del degrado urbano e del senso di insicurezza».

Il ricambio

Invecchiamento dei titolari e mancato ricambio generazionale, concorrenza di grande distribuzione e commercio elettronico, insieme all'incremento degli affitti dei fondi e delle tasse, sono le cause principali del declino. Anche se, soprattutto nei centri urbani e nelle realtà a forte vocazione turistica, ci sono mestieri artigiani in controtendenza. Quelli del benessere e dell’informatica, primi fra tutti. Con un costante aumento di acconciatori, estetisti e tatuatori; quindi, sistemisti, addetti al web marketing, videomaker ed esperti in social media. Altrettanto bene il comparto alimentare, con risultati significativamente positivi per gelaterie, gastronomie, tintolavanderie a gettone e pizzerie.

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