Finanza
La memoria esclude il perdono
Le parole di monsignor Benotto sulla strage e il dovere di coltivare una memoria ferma e senza concessioni che non ceda al rancore e alla vendetta
Anche gli uomini di Chiesa, talvolta, non sono infallibili. Possono sbagliare anche loro. E l’arcivescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, ha sbagliato. A Sant’Anna di Stazzema, a 80 anni dal massacro nazifascista, non si può parlare, celebrando la messa, dell’esigenza di perdono. Il Tirreno lo ha scritto a caratteri cubitali proprio ieri: "Nessun perdono" era il titolo che prendeva tutta la prima pagina. Lassù, il 12 agosto 1944, sembrò quasi che il Signore si fosse voltato dall’altra parte. E le furie tedesche, aiutate da qualche fascista italiano, ne approfittarono, assalendo come bestie bambini, donne e anziani.
Decine di famiglie annientate dagli spari e dal fuoco, i soldati che si divertirono a giocare al tiro al piattello con i neonati, giovani donne trovate con il ventre squarciato da colpi di baionetta. Erano incinte e il frutto del loro grembo giaceva accanto a loro. L’unica esigenza da evidenziare deve essere quella della memoria, solo questa. E la memoria, in questo caso, non è compatibile con il perdono. Si può evitare di perdonare, basta non far germogliare nei nostri cuori i semi del rancore, dell’odio, della vendetta e dell’ira furibonda. Il Signore ci perdonerà.
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