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Balneari, sciopero a metà ma tutti con l’incubo delle aste: viaggio nei bagni della Toscana

di Barbara Antoni

	La spiaggia da Lido di Camaiore verso Viareggio. In alto da destra Simona Venturini e Martina Niccolai (Bagno Roma). Sotto Giacomo e Gaia Gemignani (Bagno Bertuccelli) - Foto Paglianti
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La spiaggia da Lido di Camaiore verso Viareggio. In alto da destra Simona Venturini e Martina Niccolai (Bagno Roma). Sotto Giacomo e Gaia Gemignani (Bagno Bertuccelli) - Foto Paglianti

Adesione forte sulla costa sud all’iniziativa degli ombrelloni chiusi per due ore. In controtendenza Viareggio e Pietrasanta; Lido sposa in blocco il dissenso

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Di primo mattino, la vista è insolita. Ombrelloni aperti come un giorno qualsiasi d’estate e ombrelloni chiusi. Non per caso, ma per precisa volontà: “chiuso” significa protesta, quella indetta dal sindacato balneari nazionale aderente a Sib Confcommercio e da Fiba Confesercenti contro le imminenti aste volute dalla direttiva europea Bolkestein, che ha trovato terreno fertile soprattutto tra gli esercenti della zona sud della costa toscana; “aperto” significa niente protesta, non perché l’idea delle aste sia condivisa, tutt’altro: ma non era questo il modo, né il momento – come spiegano i balneari di Viareggio e Pietrasanta che hanno sposato la seconda linea – per manifestare il dissenso; il rischio di un’iniziativa del genere, semmai, è di danneggiare chi dà lavoro agli stabilimenti: i clienti.

Così la costa toscana si è svegliata ieri – giorno della protesta nazionale – a macchia di leopardo. Nei 440 stabilimenti della Versilia in particolare, dove le due linee di pensiero sono emerse chiare nelle ore indicate per lo sciopero degli ombrelloni, dalle 7,30 alle 9,30.

Darsena “contro”

Ore 8, bagno Teresa sulla striscia di mare della Darsena di Viareggio. Gli ombrelloni a spicchi giallo ocra e verde scuro sono tutti aperti, come quelli di tutti gli altri bagni. Il titolare Cristiano Pezzini, presidente del consorzio balneari Marina di Levante, è già al lavoro. Ma non è una giornata qualsiasi, i balneari lo sanno. La Marina di Levante, o Darsena, com’è più conosciuta, non aderisce alla protesta. «La nostra idea – spiega Pezzini – è che noi lavoriamo coi clienti, e non vogliamo causare loro un disservizio con una protesta nostra. Aderire sarebbe fare un dispetto a chi ci dà lavoro. Ma non significa che appoggiamo le aste: penso che alla fine il governo non farà proprio niente per rinviarle o per trovare un’altra soluzione; demanderanno tutto il problema alle Regioni. Il fatto – riprende con l’amarezza nella voce – è che noi balneari siamo stati sviliti da tutti i parlamentari e da tutti i governi che si sono susseguiti. Mare libero vuole tutte spiagge libere? Faremo la stessa fine dei negozi di alimentari con l’avvento dei supermercati: con le aste arriveranno le multinazionali e si romperà il tessuto locale cresciuto intorno ai bagni. La Regione Toscana si è mossa bene chiedendo gli indennizzi per chi tra noi non riuscirà a tenere lo stabilimento; mentre il governo ha rinviato la discussione a dopo le vacanze».

Lungo la Passeggiata

Ombrelloni in maggioranza aperti, ma c’è anche chi aderisce alla protesta. Come lo storico bagno Bertuccelli, fondato nel 1868, dove Giacomo e Gaia Gemignani – fratello e sorella, quarta generazione di una famiglia di balneari la cui capostipite Clorinda Bertuccelli ne acquisì la gestione nel 1902 dopo avervi lavorato sotto la gestione della famiglia Santini – hanno deciso di “manifestare”. «Nei giorni scorsi, spiega Giacomo – abbiamo parlato coi clienti, per avvertirli che oggi probabilmente per due ore al mattino gli ombrelloni sarebbero rimasti chiusi. Tutti tranquilli, ci hanno detto “ci dispiace”. Fa male sapere che il governo non aiuta la gente che ha creato il turismo con il suo sudore; pensare di venire a toglierci tutto è impensabile. Ma siamo fiduciosi, spero che tutti gli investimenti che abbiamo fatto non siano buttati». Protesta sì anche al bagno Martinelli, che esibisce lo striscione “no aste” ma la titolare preferisce non parlare: «No comment». Al bagno Roma tira tutta un’altra aria. «Non aderisco alla protesta – dice la titolare Simona Venturini – perché non la ritengo ben organizzata. Inoltre, non possiamo ritardare l’apertura degli ombrelloni al mattino: alle 9,30 i bagnini devono presidiare la sorveglianza. Penso che le proteste si facciano diversamente: si va a Roma per un’intera giornata. O a Bruxelles: io e mio marito ci siamo stati, a spese nostre – spiega Venturini –. Abbiamo fatto l’atto formale per tutelarci dalle aste, in teoria saremmo al sicuro fino al 2037».

Il caso “simbolo”

Due bagni confinanti, due visioni opposte. Succede sempre lungo la Passeggiata: il bagno Perla del Tirreno ha gli ombrelloni aperti, al bagno Eden sono chiusi. «Voglio dare un segnale – dice Fabrizio Marrocco dell’Eden –; ho lasciato gli ombrelloni chiusi per far capire che qualcosa si deve muovere per la nostra categoria. Abbiamo garantito la presenza dei bagnini in spiaggia per la sorveglianza». All’Eden, anche una coppia sulla sdraio non ha aperto l’ombrellone: «Abbiamo voluto così esprimere la nostra solidarietà ai balneari», dice. Andrea Bonuccelli, titolare del Perla del Tirreno, come tanti colleghi non ha aderito alla protesta. «Non partecipiamo per non penalizzare la clientela, che credo non avesse compreso l'esatto motivo della chiusura degli ombrelloni. Il governo deve trovare una soluzione vera», spiega.

A Lido si “sciopera”

«È bene farci sentire – sentenziano Isoletta e Tommaso Biancalana, fratello e sorella, gestori del bagno Gorizia di Lido di Camaiore –. Una volta tanto lo facciamo anche noi, e senza danneggiare i clienti. Abbiamo tenuto gli ombrelloni chiusi per far vedere che siamo liberi e allo stesso tempo molto preoccupati per le aste. Anche se per metterci al riparo abbiamo fatto l’atto formale: qui a Lido su 104 stabilimenti solo una decina non hanno seguito questa strada». Biagio Rubino è il titolare del bagno Stella. «Abbiamo aderito alla protesta – dice –: prima delle 9,30 al bagno ci sono poche persone. Un’iniziativa simbolica, non ha danneggiato nessuno. Anzi i clienti hanno compreso e stanno dalla nostra parte. La mia preoccupazione – sottolinea – è che con le aste entrino grandi gruppi, come è già successo in Veneto, e si perda l’identità del territorio. Oppure che entrino imprenditori che facciano dei nostri bagni solo spiagge riservate».

Pietrasanta dice no

«Dei 107 bagni sul litorale di Pietrasanta, nessuno ha aderito alla protesta degli ombrelloni chiusi – dice il presidente del consorzio Francesco Verona – perché non serve a niente: non incide sul governo e crea disagi per la spiaggia. Meglio fare proteste che raggiungano il governo, non i clienti. Con lo spettro delle aste si vive nell’incertezza».

(ha collaborato Roy Lepore)


 

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