Il Tirreno

Toscana

Il racconto

Rischia di annegare a 10 anni per prendere il pallone, salvato da un muratore-eroe: «Mi è sembrato di vedere mio figlio»

di Pietro Barghigiani

	Il campo sportivo a Ponte a Moriano e Abdelkrim Lemfennen
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Il campo sportivo a Ponte a Moriano e Abdelkrim Lemfennen

Lucca, il bambino è caduto e Abdelkrim Lemfennen, extracomunitario di 53 anni, è stato l’unico a intervenire. Dopo il salvataggio l’uomo non ce la faceva a risalire: è servita una catena umana formata dai passanti

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LUCCA. Erano in tanti sulla sponda del canale mentre un bimbo annaspava al buio quasi vinto dalla corrente. Solo lui si è buttato per salvarlo.

E a sua volta ha avuto bisogno di aiuto per risalire sul poggio dopo aver consegnato il bambino nelle mani sicure di chi l’ha riportato sulla strada. Terrorizzato, ma vivo.

Chi è

L’eroe per caso di una storia a lieto fine si chiama Abdelkrim Lemfennen. Nato in Marocco, 53 anni, muratore in cerca di occupazione, permesso di soggiorno acquisito dopo anni di residenza in Italia. La moglie vive ancora nel Paese d’origine ed è in dolce attesa di una bimba. In un’afosa sera d’estate ha assunto gesti e sembianze dell’angelo custode di un bimbo di 10 anni che con gli amici stava giocando a pallone in un campo a due passi dal canale nella frazione di Ponte a Moriano.

«L’ho visto in acqua e mi sono mosso d’istinto» racconta al Tirreno l’immigrato.

Il pallone fuori campo

La storia inizia da un rettangolo senza un filo d’erba con le porte che sono più alte della rete di recinzione. E proprio l’assenza di un ostacolo in verticale lungo il perimetro del campetto mette in moto una sequenza che dagli iniziali momenti drammatici ha virato sulla gioia di una tragedia scampata.

Un tiro fuori bersaglio spedisce il pallone oltre la strada. E anche di più. La sfera finisce nel corso d’acqua che taglia in due il paese. Un parapetto sulla strada in muratura anticipa il poggio occupato da una fitta boscaglia di canne.

Il recupero fallito

Un contesto che non frena il baby calciatore di 10 anni che con un balzo salta sul terrazzamento e poi scende lungo l’argine per riacciuffare il pallone.

Si fa largo tra le piante selvatiche, ma prima ancora di allungare le mani sulla palla scivola e si ritrova in acqua.

Sos degli amici

Le urla richiamano gli amichetti che a loro volta segnalano l’emergenza a chi sta in strada. Sul luogo si precipitano anche gli adulti ancora in giro alla ricerca di un refrigerio più inseguito che trovato. In pochi attimi si raduna una piccola folla.

Abdelkrim è in piazza con gli amici. In linea d’aria non sono neanche cento metri. Quelle grida lo portano lì, dove c’è un bimbo che rischia di annegare.

«Mi sono buttato»

«Erano circa le 22 – ricorda –. Ho sentito urlare e non ho capito bene cosa fosse successo. Con altri sono andato verso l’origine di quel frastuono e arrivato al canale ho visto tanta gente, e molto agitata. Allora mi sono avvicinato alla sponda del torrente e sono salito sull’argine. A quel punto mi è apparso davanti quel bambino che chiedeva aiuto. So nuotare e sinceramente non ho pensato a niente: mi sono buttato».

Le grida del bimbo

Il muratore ripercorre quei minuti con il ritmo di un film d’azione. «Lui gridava, l’acqua era molto profonda, neanche io toccavo – riprende Abdelkrim – . Non è stato facile recuperarlo e stare a galla al buio con la corrente molto forte. Andava giù con la testa, era disperato, non riusciva a stare su. Quando l’ho raggiunto, la prima mossa è stata quella di riportarmi verso la sponda dove c’erano diverse persone. Lo avevo in braccio e gliel’ho passato».

Catena umana

Salvato il bimbo si è posto il problema per il salvatore. Non ce la faceva a risalire. In pochi secondi si è formata una catena umana che è servita a farlo uscire dal canale. Il tutto è durato una decina di minuti segnati da scariche di adrenalina pura con un epilogo da abbracci.

Cellulare ko

«Il piccolo mi ha ringraziato e poi lo ha fatto anche la mamma, che non era lì durante il salvataggio – conclude il 53enne marocchino – . Purtroppo, nel buttarmi in acqua il cellulare è andato ko. La madre del bimbo me ne ha comprato uno nuovo». L’eroe silenzioso il giorno dopo è tornato alla sua vita ordinaria.

Il sogno dell’eroe

«Sono contento per quel bimbo, quello che ho fatto è stato tutto molto naturale – confida il muratore –. Il mio sogno ora è trovare un lavoro e far venire in Italia mia moglie e la mia bimba. Quando ho visto quel bambino in acqua mi è sembrato di vedere mio figlio».


 

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