Il Tirreno

Toscana

L'intervista

La bussola “europea” di Nardella: «Pluralisti ma senza ammucchiate»

di Cristiano Marcacci

	Dario Nardella
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Dario Nardella

L’ex sindaco di Firenze e ora parlamentare Ue traccia la strada per le regionali: «Progetti concreti e interlocutori credibili per costruire una coalizione vincente»

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Onorevole Nardella, cominciamo dall’attualità più stringente e dalla sua recente nomina a coordinatore dei socialisti europei nella commissione Agricoltura del Parlamento europeo: pensa di poter portare all’attenzione dell’Europa il gravissimo problema ambientale verificatosi alla laguna di Orbetello?

«Proprio in queste ore ho depositato un’interrogazione alla nuova Commissione Europea per sapere quali provvedimenti intenderà prendere a salvaguardia della laguna di Orbetello, anche al fine di sollecitare il governo italiano a fare di più. Come ha denunciato l’onorevole Simiani alla Camera, il “Dl emergenze” dedica appena un milione di euro alla laguna quando ne occorrerebbero almeno il triplo. A settembre porterò il caso in Commissione Agricoltura perché anche l’Ue si occupi del sud della Toscana».

Quella della tutela degli agricoltori italiani e toscani, salvaguardando e promuovendo ulteriormente le specificità dei territori e la qualità delle filiere locali appare come una grande sfida. Come cercherà di vincerla?

«La Toscana può essere un modello per le nuove politiche agricole dell’Ue. La nostra è una terra da sempre attenta a coniugare agricoltura e tutela dell’ambiente e del territorio ed è la prima regione italiana per superficie agricola legata a prodotti Dop e Igp, segno di un livello di qualità molto alta delle nostre filiere. Da coordinatore dei socialisti per le politiche agricole al Parlamento europeo mi adopererò per sostenere le nostre 52.000 imprese puntando sull’innovazione, la qualità e la sicurezza del lavoro, la sostenibilità, la promozione internazionale dei prodotti, passando da una logica assistenzialista della politica comunitaria a una logica di affiancamento concreto e strategico delle filiere locali per creare nuove imprese, soprattutto giovanili, e far crescere quelle esistenti. Non dimentichiamo che la Pac (la Politica agricola comunitaria) vale per l’Italia 35 miliardi di euro, una cifra enorme che va assicurata e spesa bene anche dopo il 2027 per il nuovo Piano».

L’overtourism è destinato a diventare un problema sempre più europeo? Per tutti i Paesi la strada valida potrebbe essere quella tracciata da lei a Firenze e portata avanti ora dalla sindaca Funaro?

«Firenze ha fatto da apripista in Italia con coraggio, sperimentando strade nuove come fatto in passato con la tutela dei negozi storici, il blocco dei fast food, lo spostamento dei mercatini turistici. Ma non basta. Da anni chiediamo una legge nazionale, che questo governo, con la ministra Santanchè in testa, ha dichiarato di non voler adottare. Ma il problema va affrontato a livello europeo appunto. Sto creando una rete di eurodeputati per promuovere un’iniziativa legislativa della Commissione, dando ai sindaci europei più poteri di programmazione per favorire l’accesso alla casa dei cittadini ed equilibrare la rendita passiva turistica. Ho già l’adesione di deputati francesi, spagnoli, portoghesi e olandesi. Entro l’anno lanceremo una grande manifestazione. Sul tema dell’overtourism e degli affitti brevi porterò con tenacia in Europa la mia esperienza di sindaco di Firenze e quella di una città tra le più esposte al mondo».

Se l’aspettava che Funaro virasse così a sinistra nella formazione della nuova giunta di Firenze?

«Sinceramente non ho visto nessuna virata. Anche perché Sara da assessora al welfare ha già detto e fatto cose di sinistra, a partire dalla costante attenzione ai più deboli e agli emarginati. L’indirizzo politico della giunta e dell’amministrazione lo dà la sindaca e Sara ha sempre avuto posizioni equilibrate e dialoganti sia con mondi progressisti che riformisti. Il suo slogan elettorale era “Firenze al plurale” e rispecchia la sua cultura, come la mia».

Può essere lo scenario in cui iniziare a incorniciare la campagna elettorale per le prossime regionali?

«Penso di sì. Firenze è sempre stata e continuerà ad essere decisiva per le sorti della regione. Ricordo che nel 2020 i voti del capoluogo e dell’area metropolitana furono determinanti per eleggere presidente Eugenio Giani. In questi anni la città ha consolidato le relazioni con gli altri capoluoghi toscani superando un proverbiale e dannoso campanilismo. Siamo stati anche terreno di buon governo e dialogo costante tra le diverse anime del partito, cosa che ha permesso di vincere nella città anche tutte le altre sfide, dalle politiche alle amministrative. Questo è lo spirito con cui dovremo affrontare le prossime elezioni regionali».

Qual è la sua formula migliore di campo largo?

«Per vincere non si misura il campo sulla larghezza ma sulla forza. Lo abbiamo dimostrato nelle elezioni amministrative fiorentine e nelle altre città. Le coalizioni si costruiscono sulla concretezza dei progetti e sulla credibilità degli interlocutori. Giani è al primo mandato e si sta impegnando molto nel suo lavoro di presidente, dati che non possiamo ignorare. A mio avviso dovremmo arrivare alla candidatura per la nuova legislatura toscana con un percorso trasparente e ordinato, senza tatticismi di palazzo ma con una grande apertura alla società civile e con una proposta politica che valorizzi tutte le sensibilità del Pd, proprio come abbiamo fatto per le elezioni europee: il pluralismo è la nostra cifra. Più sarà solido il Pd, più sarà solida la coalizione che dovrà prendere forma senza veti ma che non potrà neanche essere una grande e contraddittoria ammucchiata. Dobbiamo essere credibili e coerenti agli occhi dei toscani».

Il governo Meloni verrà indebolito alla luce delle divisioni interne emerse con il voto sulla conferma di von der Leyen?

«Credo di sì. Sono pronto a scommettere, purtroppo per l’Italia, che Meloni porterà a casa un commissario con un portafoglio debole. Se come primo atto tu voti contro il presidente del consiglio europeo e la presidente della commissione e ti schiacci sulle posizioni della Lega e dei Patrioti, poi non puoi lamentarti perché l’Europa non ti considera un interlocutore affidabile. Chi semina odio raccoglie tempesta».

Nelle ultime settimane ho avuto la fortuna di intervistare pubblicamente a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro il ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta. Sull’Europa la pensano in maniera quasi identica. Verrebbe quindi da chiedersi: perché politicamente operano su versanti opposti?

«Sulla politica estera accade spesso che le grandi opzioni politiche non cambino al cambiare dei governi. L’Italia è sempre stata saldamente atlantista. La differenza è che la sinistra spinge per un protagonismo più forte e autonomo dell’Europa nella politica estera, come auspicava sempre David Sassoli, mentre la destra spinge per un atlantismo “anti europeo” che finisce per diventare una contraddizione. Se vincesse Trump negli Stati Uniti questa contraddizione per la destra italiana ed europea esploderebbe».

Si sente parlare di un suo progetto per la costituzione di una rete dei riformisti a sostegno della segretaria Schlein. Di cosa si tratta nello specifico?

«Non faccio alcun mistero. È da prima delle elezioni europee che sostengo che il Pd deve superare la rigida contrapposizione congressuale di un anno e mezzo fa. È cambiato tutto in questo periodo e sono cambiate le sfide. Ora dobbiamo preparare l’alternativa di governo a questa destra tanto inadeguata quanto illiberale. In Toscana e non solo sono pronto a portare il mio contributo per favorire l’aggregazione di una grande area politica di ispirazione riformista e caratterizzata dalla presenza attiva di mondi culturali ed economici della società civile per sostenere e dare forza alla leadership della segretaria Elly Schlein. Vogliamo costruire con lei un Pd unito e plurale, capace di superare le vecchie correnti e aprirsi sempre più all’esterno. Il 6 settembre, durante la Festa de l’Unità di Firenze, daremo vita a un primo confronto locale aperto a tutti per raccogliere proposte e idee su questo progetto».

Sulla Multiutility il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi ha bocciato la quotazione in Borsa. Lei che posizione ha?

«La Multiutility è stata uno dei successi più significativi di questi 10 anni, con il superamento delle rivalità locali e la costruzione di un progetto toscano competitivo con le altre grandi aziende italiane dei servizi pubblici locali. Con Emiliano ho un rapporto eccellente di collaborazione da anni. Se la sua è una proposta aperta, come credo, è giusto confrontarsi in modo costruttivo nel rispetto di tutte le posizioni. Io credo però che sia sbagliato iniziare la discussione dividendosi in modo ideologico sullo strumento da individuare per il futuro della Multiutility. Partiamo dalla condivisione degli obiettivi finali che per me sono cinque: riduzione delle tariffe per gli utenti su acqua, gas e rifiuti, realizzazione del piano di 4,5 miliardi di euro di investimenti in 5 anni per impianti e reti per migliorare i servizi senza indebitare ulteriormente i Comuni soci, aumento dell’occupazione, mantenimento del controllo pubblico con allargamento territoriale dell’azione della società, incremento degli utili a favore dei Comuni per finanziare politiche pubbliche. Sulla base di questo dovremo scegliere il mezzo più idoneo per realizzare quegli obiettivi, tra l’ipotesi della Borsa, anche con la forma dell’azionariato popolare prospettata da Fossi, o altre ipotesi che però devono essere di eguale o maggiore efficacia. Condivido insomma l’approccio pragmatico mostrato in questi giorni dalle giunte Funaro a Firenze e Bugetti a Prato. Rovesciamo il metodo. Partiamo dai bisogni di cittadini e imprese e non dal desiderio, ancorché legittimo, di mettere, ognuno di noi, la propria bandierina».

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