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Toscana

Sanità: il caso

Massa, dottoressa inseguita e aggredita fuori dall’ospedale: «Ho avuto paura, ma c’è altro che mi ha ferita più»

di Melania Carnevali
Massa, dottoressa inseguita e aggredita fuori dall’ospedale: «Ho avuto paura, ma c’è altro che mi ha ferita più»

Medico versiliese del pronto soccorso dell’ospedale Apuane racconta cosa è successo di notte alla fine del suo turno di lavoro

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MASSA. Una cosa, racconta, «mi ha ferita più di altre». E cioè: «Il fatto che nessuno, delle tante persone che erano fuori, sia intervenuto in mia difesa. Sono rimasti tutti fermi a guardare mentre loro mi offendevano e mi minacciavano. Nessuno di loro ha mosso un dito. È stato veramente brutto». A parlare è il medico versiliese del pronto soccorso dell’ospedale Apuane che sabato notte, all’uscita dal lavoro, è stata inseguita, insultata e minacciata dai parenti di un ragazzo ricoverato.

Una dottoressa con oltre dieci anni di esperienza nei pronto soccorso, una che si è fatta le spalle larghe a forza di emergenze, doppi turni, ferie saltate, mai un no a una richiesta di lavoro extra per garantire il servizio, come sabato notte quando le è stato chiesto un turno extra appunto per dare supporto agli altri due medici al lavoro che, da soli, non ce l’avrebbero fatta a gestire tutti gli accessi che d’estate a Massa Carrara raddoppiano. Eppure, quella notte, lei è dovuta pure rientrare in pronto soccorso per farsi visitare: aveva la pressione altissima e un attacco di panico in corsa.

Dottoressa, cosa è successo sabato notte?

«È successo che i parenti di un paziente mi hanno inseguita fino allo scooter, all’uscita del lavoro, e hanno iniziato a insultarmi e a minacciarmi».

Perché? Cosa era successo?

«La madre voleva rimanere dentro con il figlio, ma le regole non lo consentono se è maggiorenne. Quindi le ho detto che non poteva e hanno iniziato a insultarmi».

Cosa le hanno detto?

«Quando non si hanno argomenti con cui attaccare, si va subito sul personale. Mi hanno insultata in quanto donna. Già quando stavo lavorando, invece di chiamarmi dottoressa, come si farebbe con un uomo, mi chiamavano signora. Un medico non lo chiamerebbero mai signore. Nemmeno se vai da un avvocato lo chiami signore, ma con le donne questo viene fatto. Una volta fuori hanno iniziato a offendermi sul mio aspetto fisico dicendomi cose del tipo «sei più bassa che brutta» o qualcosa del genere. Mi davano della stronza, mi dicevano che avrebbero chiamato i carabinieri e mi avrebbero denunciata. Il più agitato era l’uomo, il compagno della madre, ma anche la sorella mi offendeva. Mi gridavano tutti contro mentre io cercavo di prendere lo scooter e andare a casa. Io questi attacchi sul personale proprio non li accetto. Vogliamo confrontarci sulla medicina? Va bene, ti prendi una laurea in medicina e ci confrontiamo. Ma non mi insulti, non mi deridi solo perché non hai argomenti per poter discutere. E poi sempre e solo con le donne. Gli uomini non vengono colpiti sul personale, le donne sì. La misura è colma».

Nessuno è intervenuto?

«No, e questa è una cosa che mi ha ferita molto. Quando sono tornata a casa ci ho ripensato e mi sono detta “ma possibile che nessuno abbia mosso un dito?”. Era l’una meno venti ma il pronto soccorso era pieno. Fuori ci saranno state venti persone e nessuno ha fatto niente. Hanno lasciato che tre persone aggredissero un medico, una donna, di notte. Io non voglio pensare che devo uscire dal lavoro con la scorta. Voglio pensare di poter uscire tranquilla e tornare a casa senza che qualcuno mi insegua o mi minacci. Pensi che sono usciti fuori i miei colleghi per dirmi di rientrare».

E stava male?

«Sì, avevo un attacco d’ansia molto forte, la pressione altissima. Lo certificano le analisi che mi hanno fatto che non stavo bene, non lo dico solo io. Io ho 50 anni e queste cose non mi fanno bene. Ma è giusto tornare a casa dal lavoro così?».

Peraltro le era stato chiesto di fare quel turno di notte di supporto ai due medici in servizio.

«Sì, ed era stata una giornata davvero pesante. E sarebbe bello ricevere quantomeno rispetto. Invece è successo tutto il contrario. A fine lavoro, dopo quella giornata pesante, sono stata pure aggredita verbalmente dai familiari di un paziente di cui mi sono occupata». 
 

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