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Toscana

L’intervista

Turismo in Toscana, il presidente di Federalberghi: «Tariffe alte? Calibrate sull’offerta. E non abbiamo i costi della Turchia»

di Ilenia Reali

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Daniele Barbetti, presidente regionale: «I prezzi rispondono alla domanda del mercato, ecco perché»

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La Toscana non è la Turchia e non può avere le tariffe di quel Paese. Anche quando si fanno politiche di aumento bisogna tenere insieme la destinazione che si offre, la Toscana è una delle mete più sognate al mondo, e i servizi che si danno. E l’aumento dei turisti internazionali conferma che c’è rispondenza rispetto alle aspettative. Certo, la situazione va monitorata con attenzione. È questa la sintesi del pensiero di Daniele Barbetti, presidente regionale di Federalberghi.

Presidente, l’assessore Marras nei giorni scorsi ha strigliato gli operatori per l’aumento dei costi delle vacanze in Toscana. Un dato che emerge anche dalla ricerca di Ca’ Foscari.

«I prezzi rispondono alla domanda del mercato. Non c’è nessuno, più delle imprese, che sia in grado di determinarli. Evidentemente se c’è stato un aumento delle presenze e dall’altro un aumento dei prezzi è evidente che la qualità dell’offerta territoriale, dei servizi e delle strutture ricettive è all’altezza delle tariffe applicate».

Le presenze italiane sono però in diminuzione, sembra per l’aumento dei costi.

«Se il nostro punto di riferimento dei costi è la Turchia è evidente che è un sistema imparagonabile ai costi italiani. È necessario capire che la Toscana, essendo un’eccellenza internazionale, deve paragonarsi alle grandi mete mondiali anche quando si parla di tariffe. Siamo comunque soddisfatti dell’andamento del 2023. Preoccupati per i segnali di rallentamento del mercato interno e ora anche europeo del 2024. Serve quindi prudenza».

Il patrimonio ricettivo toscano sta crescendo e investendo?

«Non esiste nessun settore più competitivo e più esposto alle recensioni e quindi al giudizio del cliente come quello ricettivo e alberghiero. Ci confrontiamo quotidianamente con le aspettative degli ospiti e le utilizziamo per migliorarci. Ci sono due dati che danno un segnale chiaro: primo, l’aumento in questi anni di alberghi cinque stelle e quindi sintomo che in Toscana si investe sulla qualità; secondo, la crescita del mercato internazionale che è stato determinante per la crescita turistica post pandemia. E questo è possibile solo quando i turisti stranieri trovano un’offerta all’altezza delle aspettative: non ci scelgono per prossimità ma perché trovano un servizio adeguato a un mercato internazionale competitivo. Certo, la Toscana non deve adagiarsi su posizioni di rendita contando su un’immagine acquisita: dobbiamo metterci sempre in discussione come destinazione e come strutture. Servono delle politiche mirate, dedicate a sostenere gli investimenti per la riqualificazione di tutta la filiera turistica a partire dalle strutture ricettive».

Ce ne sono politiche di questo tipo?

«Serve da un lato un sistema di norme che stiamo affrontando con il rinnovo del Testo unico sul turismo che faciliti l’ampliamento della gamma dei servizi degli alberghi e la possibilità di diversificazione dell’offerta ricettiva. E il Testo unico, elaborato dall’assessore Marras, va in questa direzione: ne siamo soddisfatti. Serve inoltre una qualità dei servizi pubblici, dei trasporti, dell’offerta museale che sia all’altezza dell’immaginario che si ha della Toscana nel mondo».

Il tema della destagionalizzazione è così centrale?

«Dobbiamo capirci cosa si intende. Noi riteniamo che le destinazioni abbiano una vocazione stagionale per loro natura e questa sia indipendente dalla volontà delle imprese. Abbiamo bisogno di consolidare l’alta stagione e far crescere mediamente sia in quantità che in qualità le presenze nei cosiddetti momenti di bassa stagione. Sposiamo quindi le politiche di destagionalizzazione a patto che non significhi redistribuzione ma potenziamento».

C’è anche il tema dell’overtourism. Cosa ne pensa?

«Non crediamo che in Toscana, in nessun luogo, ci sia overtourism. Quello che crediamo fortemente è che serva una politica di promozione forte e risorse per permettere di far conoscere l’enogastronomia, la cultura e il territorio che caratterizza tutta la regione, che ci sia un sistema dei trasporti integrato all’altezza delle aspettative di un cliente che percepisce un’offerta di Toscana diffusa e soprattutto crediamo che servano più poteri ai Comuni per governare in particolari aree delle città fenomeni di eccesso di offerta ricettiva soprattutto legata a forme di concorrenza sleale tipiche degli affitti brevi».

Come risolvere il problema?

«Con maggiori strumenti urbanistici nella disponibilità dei sindaci, distinguendo in maniera netta l’attività ricettività alberghiera dai contratti degli affitti brevi definendo una durata minima del soggiorno. Non meno di 4 giorni».

I dati di Irpet hanno raccontato di un lavoro nel settore turismo diventato più stabile.

«Si fa fatica a trovare personale qualificato e che vuol rimanere e fidelizzarsi al settore. Servono tre strumenti: retribuzioni più alte che abbiamo realizzato con il rinnovo recente del contratto del settore con aumenti fino a 200 euro; un’offerta di formazione professionale con Its e potenziamento degli strumenti della bilateralità; incentivi per una gestione della discontinuità del lavoro stagionale. Strumenti come la Naspi sono inadeguati».

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