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Aste e concessioni

Bolkestein, indennizzi ai balneari che perdono le aste: quanto valgono e cosa prevede la proposta di legge

di Matteo Tuccini

	Gli ombrelloni di uno stabilimento balneare
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Gli ombrelloni di uno stabilimento balneare

Il promotore è il deputato versiliese Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia): «L’obiettivo è quello di inserire i risarcimenti a carico dei nuovi concessionari, lo Stato non deve neppure un euro»

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Il deputato Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia, promotore della proposta di legge, la chiama il “salvagente”: termine non casuale, visto che si riferisce alla categoria dei balneari che vedono alzarsi ogni giorno di più il livello del mare.

Il salvagente non è niente male, perché potrebbe valere tra i 400mila e i 2 milioni di euro per ogni stabilimento: stiamo parlando degli indennizzi, cioè i soldi che i balneari che perdono le “aste” riceverebbero come risarcimento per le strutture che sorgono sui litorali. Bar, ristoranti, a volte anche appartamenti. Ma anche i cosiddetti vagoni di cabine: tutti di proprietà privata. A differenza del terreno, che è demaniale e quindi pubblico. Su queste strutture i balneari pagano l’Imu, a conferma che si tratta di proprietà private secondo il diritto italiano: ma la Corte di giustizia dell’Unione europea, in una sentenza di pochi giorni fa, ha definito legittimo il fatto che al termine della concessione lo Stato possa prendersi tutto, senza dare un euro ai titolari degli stabilimenti.

I giudici di Lussemburgo, a questo proposito, hanno confermato la validità dell’antico Codice della navigazione, scritto ai tempi della Seconda guerra mondiale. Quando il regime fascista considerava prioritaria la difesa militare delle coste, salvo ritirarsi rapidamente di fronte allo sbarco degli americani. La proposta di legge di Zucconi punta a modificare proprio questo Codice, e in particolare l’articolo 49, quello sugli espropri gratuiti ai danni dei balneari. «L’obiettivo – spiega Zucconi – è inserire gli indennizzi. Che sarebbero a carico dei privati che subentrano come nuovi concessionari dopo aver vinto l’asta». Non sarebbe, quindi, lo Stato a dover sborsare denaro, ma il nuovo titolare della concessione balneare. «Sulla base di una perizia, commissionata dal balneare uscente – prosegue il deputato meloniano – e depositata in Comune. Un documento tecnico che farà parte della procedura di gara, a tutti gli effetti». Ma chi subentra accetterà di dover pagare sulla base di una perizia di parte? «Si tratta di un documento legale che non potrà in alcun modo discostarsi da parametri oggettivi – assicura Zucconi – il perito che sopravvaluta un bagno ne paga le conseguenze, perché è lui a firmare il documento». Va aggiunto che il governo Draghi, con la legge sulla Concorrenza, e in seguito il Consiglio di Stato hanno già aperto la strada agli indennizzi: l’attuale maggioranza, quindi, può percorrere la stessa strada con la ragionevole convinzione di non beccarsi l’ennesimo cartellino giallo nella partita europea. Anche se la proposta, per adesso, è ferma in attesa dei pareri del ministero dell’Economia e delle finanze: gira voce che il ministro Giancarlo Giorgetti sia tutt’altro che favorevole all’idea.

Se passassero, le valutazioni degli indennizzi sarebbero stimabili in una forbice tra i 400mila e i 2 milioni di euro. «Un bagno con una fila di cabine e un locale a uso bar – avvertono i promotori della legge – non potrà avere la stessa cifra di uno stabilimento con bar, ristorante e altri locali. Anche perché il valore d’impresa è diverso». E i balneari che ne pensano? Dopo averli osteggiati, perché ritenuti il via libera alle aste della direttiva Bolkestein, adesso sono loro i primi a chiedere un intervento perché gli indennizzi diventino legge. D’altra parte sono in pochi quelli che considerano ancora evitabili le gare delle spiagge. Lo stesso Zucconi avvisa: «La sentenza recente della Corte Ue è un ulteriore passo verso le procedure di gara: ad oggi le amministrazioni pubbliche che non sono andate avanti con i bandi rischiano di essere denunciate per omissione d’atti d’ufficio. Io sono stato il primo a cercare di intervenire contro questo meccanismo; ma le sentenze dei tribunali e il parere del presidente della Repubblica non possono essere ignorati». Al limite, dice Zucconi, si può provare a prendere un altro po’ di tempo «in attesa della nuova Commissione Ue». Ma le aste vanno fatte, e a breve: il 31 dicembre di quest’anno scadono la quasi totalità delle concessioni, almeno quelle non rinnovate negli ultimi anni. E se le gare saranno realtà, come pare, i balneari che le perdono rischiano di andarsene senza un euro in cambio.

Secondo Antonio Capacchione, presidente nazionale del sindacato balneare Sib Confcommercio, «è urgente un intervento legislativo chiarificatore, che salvaguardi la balneazione attrezzata italiana e faccia ripartire il settore. Diversi i Comuni e le Regioni, di ogni orientamento politico, che, con modalità diverse, stanno organizzando le gare per la riassegnazione delle concessioni demaniali marittime». Il Sib presenterà ricorso alla Corte di Cassazione contro le ultime sentenze del Consiglio di Stato, e ha annunciato un’assemblea nazionale per giovedì 18.

Assobalneari Confindustria, tramite il presidente Fabrizio Licordari, assieme a La Base balneare con Donnedamare lancia un appello al governo Meloni, «ricordando l’impegno di Fdi e dell’attuale esecutivo a sostenere un’eccellenza del Made in Italy che dà lavoro a migliaia di addetti. Le oltre 30mila imprese balneari hanno investito negli anni notevoli risorse nella costruzione e manutenzione delle strutture sulle spiagge, e oggi questa eccellenza è riconosciuta dal numero di Bandiere blu ottenute dai Comuni italiani, ai vertici in Europa. La prospettiva di perdere tali investimenti senza alcuna compensazione – è la conclusione – mette in discussione la capacità e la volontà di investire, a fronte della minaccia di non vedere riconosciuti tali investimenti al termine della concessione. Un dato su tutti per evidenziare il valore generato da questo settore: da uno studio condotto e coordinato dal professor Daniele Marini dell’Università di Padova emerge che per ogni euro speso in uno stabilimento balneare si genera un valore di 2,46 euro in Italia».

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