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Spiagge all’asta, nuovo fronte: «Le strutture sono dello Stato». Il caso di un bagno di Castiglioncello diventa nazionale

di Matteo Tuccini

	Uno scorcio dei Bagni Ausonia di Castiglioncello
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Uno scorcio dei Bagni Ausonia di Castiglioncello

La sentenza va contro la Legge Draghi e di fatto legittima gli espropri dei fabbricati da parte del Demanio

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Lo Stato ha tutto il diritto di prendersi gratis le strutture degli stabilimenti balneari alla scadenza della concessione. Ad affermarlo è la Corte di giustizia europea, con una sentenza emessa ieri (giovedì 11) che preoccupa, e molto, i balneari. Che parlano di espropri resi legittimi sulle spiagge. Caso vuole che la sentenza arrivi al termine di un contenzioso nato in uno stabilimento toscano, peraltro molto noto: i Bagni Ausonia di Castiglioncello, dal 1928 gestiti dalla Società italiana imprese balneari. A mandare avanti l’attività è la famiglia Piancastelli, a sua volta conosciuta nel settore anche per l’impegno di Ilaria Piancastelli (socia della Siib assieme al fratello) come presidente regionale dei balneari di Cna.

Nel corso degli anni all’Ausonia sono state messe in piedi strutture che, in seguito, sono state oggetto di una procedura di “incameramento”. In pratica se le prende lo Stato, tramite l’Agenzia del Demanio: il litorale, infatti, è zona demaniale. Tra il 2007 e il 2008 il Comune di Rosignano Marittimo ha classificato queste strutture di difficile rimozione: cioè non facilmente rimovibili. E secondo il Codice della navigazione, risalente all’epoca della Seconda guerra mondiale, se qualcosa non può essere tolto rapidamente dal litorale deve passare nella proprietà dello Stato.

La Siib ha controbattuto: tutte le opere presenti sono di facile rimozione, perché spostabili nel giro di tre mesi. Ma il Comune ha negato questa circostanza e, considerando “incamerate” le strutture, ha iniziato ad applicare i canoni previsti in caso di concessioni balneari dove sorgono proprietà statali: canoni decisamente più alti rispetto alla media, bassa, degli stabilimenti balneari.

A quel punto i titolari dei Bagni Ausonia hanno fatto ricorso al Tar, perdendo però nel verdetto del 2021. Si è finiti al Consiglio di Stato, che ha interpellato la Corte di giustizia europea. Chiedendo se è giusto che il Codice della navigazione non preveda rimborsi di alcun genere in caso di acquisizione delle strutture a concessione terminata.

La Corte di giustizia si è espressa ieri: sì, è legittimo non dare un euro ai balneari, perché nella norma non c’è contrasto con il diritto europeo; anzi, tutela il principio dell’impossibilità di vendere a privati il demanio pubblico. «Il concessionario è tenuto a cedere – spiegano i giudici di Lussemburgo – immediatamente, gratuitamente e senza indennizzo, le opere non amovibili da esso realizzate nell’area concessa, anche in caso di rinnovo della concessione».

Ilaria Piancastelli si è detta delusa, ma decisa a non mollare. E spera che «il Governo possa intervenire per garantire gli indennizzi ai balneari». Secondo gli avvocati Ettore Nesi e Roberto Righi, che hanno assistito i Bagni Ausonia nella causa, «è salvo l’insegnamento del Consiglio di Stato, che è stato consolidato dalla cosiddetta legge Draghi, secondo cui va riconosciuto ai concessionari uscenti un indennizzo commisurato alle utilità immateriali e materiali dell’impresa».

In effetti la sentenza della Corte di giustizia, come ricorda il sindacato Sib Confcommercio, non esclude la possibilità di risarcire chi perde l’asta, e quindi le proprietà sulla spiaggia: «Fuorviante la lettura che viene data di questa sentenza per ammettere una confisca senza indennizzo, estranea al nostro ordinamento e a quello europeo – dice Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib – È ancora più urgente, quindi, un intervento legislativo chiarificatore».

Il deputato versiliese di Fdi Riccardo Zucconi, che ha presentato una proposta per garantire ai balneari un risarcimento in caso di perdita del bagno, concorda: «Bisogna procedere quanto prima con una legge che preveda gli indennizzi».

Mentre Assobalneari Confindustria e La Base balneare esprimono «sconcerto e preoccupazione per le conseguenze della sentenza della Corte di giustizia Ue. Una sentenza che distrugge l’eccellenza turistica italiana».


 

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